Ieri sera ancora una serata presso la Facoltà di Agraria di Torino dove l’ONAF Torino ha organizzato una degustazione a tema sui formaggi blu o bleau (alla francese) o erborinati, come vengono chiamati, con qualche spunto di abbinamento con i vini. Ci siamo organizzati in 4 mysobry e con piacere abbiamo incontrato casualmente Pierlivio e Enofaber.

Ambiente sempre molto informale, simpatico e serata improntata alla didattica anche se il preparato relatore Paolo Leone, di origini lombarde, non e’ stato eccessivamente didattico, arricchendo la serata di aneddoti e esperienze personali.
I formaggi in degustazione erano
- Strachitund (provenienza Fornovo S. Giovanni – Lombardia)
- Blu di Bufala 40gg (4 portoni – Cologno al Serio – Lombardia)
- Blu di Bufala 50gg (4 portoni – Cologno al Serio – Lombardia)
- Blud di Capra (??)
- Castelmagno DOP (Piemonte)
- Gorgonzola Naturale DOP (Lombardia)
- Roquefort AOC (Francia)

Mentre i vini in abbinamento
- Roero Rosso
- Erbaluce Caluso Passito - Cantina dei produttori
- Marsala Florio
La serata ha visto la prima parte con l’introduzione sulla tecnica di produzione dei Blu, alla base dei quali c’e’ lo sviluppo della muffa ad opera del “Penicillium Roqueforti” e dei vari ceppi da esso derivati.
Tale muffa ha caratteristiche molto particolari in grado di svilupparsi e “lavorare” anche in presenza di quantita’ minime di ossigeno ed elevata presenza di CO2 ma, per poter attaccare il formaggio, devono esserci condizioni particolari da cui le varie tecniche di lavorazione dei blu.
In alcuni casi (gorgonzola, strachitund, capra) si procede a sovrapporre cagliate lavorate in momenti diversi: la cagliata della mungitura della sera viene sovrapposta a quella della mattina del giorno dopo. La prima fredda e acida la seconda calda e poco acida..questo favorisce lo sviluppo iniziale della muffa.
Tuttavia per consentirne lo sviluppo e’ necessario arieggiare il nascente blu e per questo tipicamente si forano le forme, per far penetrare l’ossigeno…da qui le venature verdi/grige che si osservano nei blu.
In altri casi, come il castelmagno e il roquefort, le cagliate vengono “tritate”, pressate, assemblate in varie fasi. Questa operazione favorisce l’uscita del siero e nuovamente consente alla pasta di avere canali e spazi per far entrare l’ossigeno e le spore delle muffe.
Le differenze tra i vari Blu oltre che alla tecnica di erborinatura sono poi ovviamente dovuti al diverso tipo di latte impiegato , alla pastorizzazione o meno dello stesso, al tipo di salatura e stagionatura.
Siamo poi ovviamente passati all’assaggio e analisi dei vari formaggi…qualche nota per ciascuno

Strachitund
Un formaggio molto particolare…uno stracchino “rotondo”, da latte vaccino pastorizzato, in cui l’erborinatirua era praticamente assente casua la richiusura dei fori praticati, dovuta alla pasta grassa del latte invernale. Al naso sentori di nocciola, mandorla , fungo e tartufo..in bocca non molto piccante ma piuttosto salato e con un finale decisamente amaro. A me ricordava molto certi taleggio.

Bufala
Siamo poi passati a due interpretazioni nuove dei BLU a base di latte di Bufala…Lombarda. Abbiamo infatti appreso che le Bufale sono presenti nella pianura padana dove si sono ben adattate e danno origine a produzione di numerosi formaggi. Un forma rettangolare a base quadrata, il formaggio presentava nella versione piu’ fresca una cremosita’ , grassezza e morbidezza molto piacevoli, seguita poi dalla leggera erborinatura che usciva gradualmente. La stagionatirua 50gg era piu’ intesa all’olfatto, con ancora odore di fungo e sottobosco , in bocca un po’ di amarognolo e una pasta piu’ sabbiosa.
Capra
Un formaggio molto salato e poco “caprino”, poco intenso e con una pasta sabbiosa e disgregata.

Castelmagno
Siamo quindi passati a una delle prelibatezze della produzione piemontese: il castelmagno. Un formaggio DOP da latte vaccino crudo di una precisa razza piemontese prodotto in provincia di Cuneo nella Val Grana.
La differenza principale rispetto agli altri e’ la pasta piu’ asciutta, molto disgregata (a causa del trituramento a cui e’ sottoposto in lavorazione) e con una vena verde/grigia irregolare. In bocca non si percepiva la grassezza degli altri per cui spiccava decisamente la piccantezza. Un po’ salato e forse non cosi’ persistente come dovrebbe essere.
Gorgonzola Naturale
Siamo poi passati al principe degli erborinati italiani: il gorgonzola dell’omonima cittadina alle porte di Milano. Registrato come DOP e’ prodotto in varie province del Piemonte e della Lombardia. ). Prodotto da latte vaccino pastorizzato di pianura si suddivide in due tipologie
Dolce, che si presenta quindi cremoso e morbido con sapore particolare e caratteristico leggermente piccante
Piccante o Naturale, con un sapore più deciso e forte, la pasta più consistente e friabile
La differenza produttiva sta nella tipologia del latte e nella differente stagionatura (piu’ lunga per il naturale)
Al naso netto sentore di muffa preponderante, in bocca una piccantezza non eccessiva, sovrastata da una grande salinita’. Mangiati di migliori

Roquefort
Gran finale con l’erborinato per eccellenza: il Roquefort prodotto con il latte delle pecore Lacune in determinate zone della Francia del sud e della Corisca ma che deve essere necessariamente stagionato nelle grotte del massiccio centrale nella zona di roquefort.
Le muffe si sviluppano in maniera naturale o partendo da pani di segale ammuffiti e poi sbriciolati e liberati nella’aria. Fondamentale l’azione delle correnti d’aria nelle grotte che trasporta le muffe sulle forme, che stagionano posizionate sullo scalzo.
Il roquefort in degustazione presentava una erborinatura molto evidente con grossi fori ricolmi di muffa, in bocca non aveva un grande riconoscimento di pecora e al di la della forte erborinatura un po’ poco persistente.
Due parole infine sugli abbinamenti…tralasciamo il Roero rosso sia come qualita’ di vino che come abbinamento, direi decisamente disarmonico con tutti i formaggi. Decisamente meglio il Passito che per contrasto con la sua morbidezza reggeva bene le due bufale e il gorgonzola…qualche limite su roquefort e strachitund. Infine il Marsala nella sua interpretazione secca poteva andare ancora con bufala e capra meno con gli altri
In definitva una serata didattica e divertente, peccato che dall’ultima fila era un po’ difficile seguire il relatore…la prossima volta arriveremo prima per la prima fila dei secchioni !
Davide
PS una bella birra trappista ci stava tutta..