Febbraio: Tempo di Carnevale e di Passiti di Caluso

Posted on Febbraio 23rd, 2009 in Articoli, Eventi by domenico

Carissimi,

ormai febbraio volge al termine. Sta passando anche Carnevale e noi qui ad Ivrea ne sappiamo qualcosa… Da giorni siamo immersi in un atmosfera di gioiosa e battagliera follia nella quale si catapultano da ogni dove, come soldati di ventura, paladini pronti a difendere l’onore delle molteplici squadre di tiratori di arance al cospetto della coraggiosa mugnaia, quest’anno interpretata dalla bella e sorridente Laura Ghiringhelli.

Ma febbraio è anche il momento in cui, dopo 5 mesi di appassimento sui graticci, l’Erbaluce migliore, quella dei grappoli più maturi e spargoli viene pigiata per ottenere il mitico ed unico CALUSO PASSITO. Il Disciplinare impone che la resa massima delle uve in vino, dopo l’appassimento, non deve essere superiore al 35%. Il periodo di appassimento deve protrarsi almeno fino al 1 febbraio dell’anno successivo alla vendemmia e va protratto fino ad evere un contenuto zuccherino non inferiore al 29%.

Le uve vengono quindi ammostate, con varie tecniche diverse da azienda ad azienda, ma la fermentazione del mosto, sia per l’alto tasso di zucchero che per le basse temperature, si avvia lentamente senza mai assumere un carattere tumultuoso. E’ un susseguirsi di arresti e riprese fermentative che può durare per tutto il periodo di elaborazione del Caluso Passito, ma che in genere si completa nel secondo anno. Un aspetto fondamentale lo assumono le basse temperature che garantiscono sia il lento raggiungimento di alte gradazioni alcoliche, che l’impedimento a blocchi prematuri e deviazioni batteriche, che ridotte produzioni di acidità volatile. Il residuo zuccherino finale di un Caluso Passito è compreso di solito tra i 54 e 158 g/L.

Il Caluso Passito può essere immesso al consumo solo dopo quattro anni di invecchiamento a decorrere dal 1 novembre successivo alla vendemmia mentre il “Riserva” solo dopo cinque anni di invecchiamento. Sono vini molto complessi che accompagnano magnificamente la pasticceria secca, i formaggi erborinati ed il cioccolato al 50-55% in particolare con la caratteristica Torta ‘900.

Erbaluce in appassimento sui graticci dell’Azienda Bianco di Caluso

Ora per curiosità vi mostro le foto di un esperimento avviato mesi fa, di cui vi avevo dato conto in questo articolo ” Ecco la Nobile Botritys” , nel quale volevamo vedere se e come la Botritys Cinerea avrebbe aggredito gli acini di Erbaluce sulla pianta. L’annata e’ stata climaticamente difficile con molte giornate di pioggia, neve, vento e gelate, ma l’erbaluce si e’ difesa molto bene, anzi …. è stata resistentissima. Mai alcuna forma di marciume acido l’ha aggredita. Il vigneto ha un microclima ideale con un ottima ventilazione, ma ciò non toglie che la tenuta dell’erbaluce è stata, a mio avviso, incredibile…. Nella sequenza fotografica che va dal 5 ottobre a fine dicembre, si può notare che al termine dell’osservazione molti acini erano ancora intatti, dolcissimi e con una buccia ancora consistente alla masticazione.

L’Erbaluce è un vitigno sorprendente, tutto da scoprire, di grandissima versatilità e che farà sempre più parlare di sè, sia essa un vino fermo, uno spumante o un passito.

Ciao a tutti

Domenico

Erbaluce a Ottobre

Erbaluce al 5 di Ottobre

Erbaluce al 15 di Novembre

Erbaluce al 10 di Dicembre

Erbaluce al 26 Dicembre


GOLIARDIA E CARNEVALE A IVREA

Posted on Febbraio 19th, 2009 in Articoli by elena

Ed eccoci arrivati al famosissimo Carnevale d’Ivrea.

Ma questa volta più che parlare del “tiro delle arance” e della “Vezzosa Mugnaia” volevo raccontarvi del rapporto vino/Auc: Associazione Universitaria Canavesana.

Nata nel 1929 da un gruppo di universitari che, spinti da uno spirito goliardico e ridanciano, hanno l’apice del loro divertimento proprio durante la settimana di carnevale.

Il mercoledì sera, oramai da decenni, è la serata d’apertura del Carnevale, con l’investitura del Magnifico Prefetto e serata di ritrovo della “Vecchia”, che alla fine non sono altro che le vecchie guardie dell’Auc, con ancora la voglia di essere ragazzini e, memori della propria gioventù, sperano in un futuro col bicchiere sempre in mano!

Ebbene si il motto dell’Auc e della Goliardia tutta è racchiuso in “Bacci, tabacci venerisque”.

Il Dio Bacco è nominato per primo e per primo viene adorato con l’”Elevatio” ossia il brindisi/i brindisi molteplici che si effettuano durante le cene, associati agli “usque ad fundum”…cavolo quanti bicchieri all’asse mi sono bevuta in passato.

Ed ecco il motivo della mia iscrizione al primo corso dell’Ais: ho bevuto..bevuto… bicchiere dopo bicchiere senza mai soffermarmi a capire cosa stavo bevendo, senza capire la differenza tra bianco e rosso, tra tannino e acidità, senza pensare perché avevo sempre la bocca allappata e il giorno dopo mal di testa (ma questa è dovuta alla quantità bevuta, non all’anidride solforosa).

Decenni di vita goliardica dove il vino, nostro primo amore, non veniva però compreso nelle sue spigolosità ed oggi finalmente una cosa capisco molto bene: abbiamo sempre bevuto dei vini veramente pessimi e finalmente con la maturità della Vecchia siamo passati a bere meglio: un Carema della Cantina Sociale direi che è molto meglio di quell’assemblaggio di vini che ci hanno sempre propinato.

La vita è breve per bere male, finalmente ci siamo evoluti.

Elena

Chiara e Donata le birraie del neonato Birrificio JEB

Posted on Febbraio 15th, 2009 in Articoli, Birra, Degustazioni by arzaman

Aperto da poco ma già ben avviato il birrificio Jeb di Trivero nel Biellese è stata una piacevole scoperta che condivido con piacere. Al solito piu’ che addentrarmi nella recensione dei loro prodotti cerco di raccontavi qualcosa dalla “storia” delle due ragazze gemelle , Chiara e Donata, titolari de birrificio cha mi ha molto colpito.

Ma andiamo con ordine…la visita o meglio la avventurosa scoperta risale al 30 gennaio, un sabato sera dove senza pianificare con Elena siamo partiti alla scoperta del birrificio segnalato da un paio di articoli . Trovarlo è stata una bella impresa complice una nebbia e un tempo “da lupi”, e mentre salivamo continuavo a chiedermi chi mai potesse arrampicarsi fin li per una birra..a complicare il tutto anche l’insegna spenta..unico riferimento 3 finestre illuminate nella nebbia.

La località e’ Trivero nelle alpi biellesi sul percorso della Panoramica Zegna, una delle mie mete motociclistiche preferite, il posto nato all’interno di una vecchia fabbrica di acqua e gazzosa non è esattamente un brew pub, nel senso che non ha centinaia di coperti ma una piccola ma graziosa sala degustazione, una sorta di bar/spaccio caldo e accogliente con tanto di stufa a legna. Che non sia un PUB lo testimonia anche l’orario..alle 10 si chiude e la motivazione, poi raccontatami, fa parte della strategia delle due socie: evitare di dare da bere un prodotto di qualità realizzato con tanta cura a ragazzi ubriachi che dopo una certa ora cercano solo l’alcol e non distinguono una birra dall’altra. Concludo la descrizione del locale con la parte di cucina dove Donata sforna le miacce..dolci o salate da condire con prodotti del territorio (formaggi in particolare). ..cucina semplice ma di gusto

Il birrifcio ha aperto i battenti da poco e l’impianto e’ di piccola produzione ma gia’ si fanno due cotte alla settimana e le due ragazze hanno davvero grandi idee e grande determinazione. Chiara ci ha fatto da guida nel locale di produzione attiguo alla sala di degustazione e ci ha raccontato la loro avventura partendo dalla produzione casalinga, le difficoltà di essere mamma di due figli e birraia imprenditrice, le difficoltà burocratiche per aprire etc..Ma in tutti i discorsi traspariva una grinta, una determinazione, una lucidità degna di una “donna manger” affermata unita alla semplicità, una passione e una competenza non comuni. Molto piacevole starla ad ascoltare e raccontare la costruzione dell’impianto, le fasi di produzione mescolate a qualche aneddoto della vita personale..davvero un personaggio ! Anche la strategia commerciale è sapientemente studiata per valorizzare il loro prodotto..mi hanno colpito infatti esempi di come abbiano evitato di fornire birra a catene di supermercati piuttosto che raduni e sagre non in grado di valorizzare il prodotto.

La qualità , la semplicità e la bontà prima di tutto…chi vuole degustare un buon bicchiere sa dove trovarla…e Chiara e Donata sono determinate a mantenere fede ai loro principi. Non hanno per ora neppure un sito web…non è forse una priorità per un prodotto che ha una forte connotazione locale.

Due parole sui prodotti: in carta c’erano 4 birre ma purtroppo la bassa fermentazione era finita..e si sa se e’ finita…un motivo c’e’..

Le birre sono tutte in bottiglia (niente spina) da 50cc e abbiamo provato la Bianca, La Rossa e La Cometa. Oltre alla bionda c’e’ anche una birra stagionale alla castagna.

Siamo partiti con la Bianca..una weizen con malto di grano e fiocchi di avena, ma abbastanza distante sia dalle weiss bier tedesche che dalla blanche belghe. Colore classico opalescente, profumo tenue schiuma persistente e gusto molto morbido con richiami del malto e del frumento, quasi un residuo dolce anziche’ l’acidita’ tipica delle birre di frumento. Delicata, semplice, beverina.

La seconda birra è stata la Cometa, decisamente piu’ complessa e strutturata con un profilo tutto da scoprire. Realizzata con miele, spezie presentava una piacevole nota aromatica e balsamica. Bocca piena e finale persistente. Una birra da abbinare con piatti speziati o piccanti

Infine la Rossa, una ambrata di corpo non eccessivo, bene equilibrata e di facile beva.

In generale se posso dare un aggettivo “birre femminili” mai estreme, con un nota sempre dolce e morbida e poco luppolate.

Una serata piacevole, istruttiva dove ho conosciuto due persone entusiaste che hanno trasformato una passione in una impresa artigiana. Un riferimento sicuro ogni volta che percorrerò la Panoramica Zegna in moto

Davide

Serata Eataly Birre d’Italia 2009 vista da Michele e Ivan

Posted on Febbraio 15th, 2009 in Articoli, Birra, Degustazioni, Eventi by arzaman

Questa volta lascio il commento della serata a due amici e compagni di bevute e non solo: Michele che insieme alla moglie ha con grande coraggio e iniziativa aperto da poco aperto a Ivrea un punto vendita specializzato nelle birre artigianali italiane dal nome Cioccolatò (visto che metà e birra e metà cioccolato) e di cui prima o poi vi scriverò i dettagli. Ivan valido collega e dirimpettaio di scrivania ormai afecionados di tutti i nostri eventi nonchè gourmet e aspirante cheff (a quando un tuo blog di cucina ?)

Eataly e Slow Food rimangono sempre una garanzia quando si tratta di promuovere il buon mangiare e il buon bere. Mercoledì 05 febbraio: una esuberante serata per gli amanti della birra.

Come un buon bicchiere pieno che non riesce a contenere l’esuberanza della sua schiuma, così la sala dei convegni di Eataly non è riuscita ad accogliere completamente tutti i numerosi appassionati del mondo birraio, accorsi alla presentazione della Guida 2009-10 alle Birre d’Italia.

Un interessantissimo incontro a cui difficilmente si poteva mancare, un viaggio nel mondo della birra artigianale, colmato con la premiazione delle migliori 22 birre, ritenute tali secondo gli autori della guida. Un “must” nelle mani di ogni appassionato, e che aiuta ancor di più, assieme alle altre guide presenti sul mercato, a districarsi nel variegato mondo dei microbirrifici italiani.

Innumerevoli, chiare e sintetiche descrizioni di birre artigianali, arricchite con stelle di valutazione, che esprimono i soggettivi pareri degli autori, e che premiano giustamente ottime birre, ma che non sempre forse rendono onore ad altrettanti ottimi prodotti.

Dopo il piacevole tavolo di discussione, la premiazione è stata anche l’occasione di vedere di persona chi si conosce solo attraverso un buon bicchiere di birra, timidi e simpatici mastri birrai, grazie ai quali possiamo gustare le loro creature e portare avanti questa nostra passione.

Finalmente dopo tanta teoria, si è passati all’applicazione pratica sul campo, un’eccellente degustazione della 22 birre prima citate, che rendono alto l’onore delle birre italiane, anche nel mondo. Un bicchiere, una chiacchierata tra amici e con i vari genitori di queste birre ed un buffet, è stata la cornice ideale per chiudere una ottima serata, e saziare i numerosi affamati ed assetati ospiti.

Delle tante birre messe a disposizione nella serata, molte erano quelle di mia conoscenza, ma non per questo mi stancherò mai di avvicinare la bocca ad un buon bicchiere. Difficilmente potrò mai rifiutare l’ennesimo assaggio di Verdi Imperial Stout, di SensuAle, di Sveva o della più accattivante Divina del simpatico mastro Losi.

Ma a conquistare maggiormente i miei sensi sono state due birre che per certi versi possono forse ritenersi agli opposti. Ottima, fresca e beverina la Daù, così come altrettanto ottima, ma calda e riflessiva la Tosta di Pausa Caffè. Due birre che mio avviso stimolano in modo diverso il palato, ma che con la stessa intensità riescono a conquistare l’attenzione di sorsata anche distratta.

Aspettando che il diffondersi di serate come quella passata, possano riempire sempre più i calendari degli appuntamenti birreschi, rimango col ricordo di un piacevole momento di sana cultura italiana, di vere persone e di veri sapori.

Michele

Quando Davide, il mattino dopo la serata di degustazione, mi ha chiesto “hai voglia di scrivere qualche cosa sulla serata, sulla degustazione da mettere sul blog”, ho pensato, “ieri ha bevuto troppo è ha ancora i malti in fermentazione”, già di vino non sono un esperto, ma di birre!!! Vuole rischiare la chiusura!! J

Poi però ho pensato agli altri miei due soci (Michele e Gianpaolo) che erano con me e Davide alla degustazione così li ho coinvolti.

Bene, quello che leggerete sotto è quanto è emerso dalle nostre “sensazioni” che non sono certo quelle degli esperti, ma quelle di neofiti a cui piace la birra, la birra di qualità e il movimento che sta nascendo intorno ai birrifici artigianali.

Partiamo dalla DAU del birrficio Troll. Perché proprio dalla DAU? Perché alla fine della premiazione dei birrifici, avevamo proprio sete (faceva un caldo) e quindi voglia di una birra semplice ma originale, leggera e fresca (3.9% vol) e questo è esattamente quello che abbiamo trovato bevendo la DAU, oltre a un colore dorato, dolci note speziate e agrumate, ed una grande bevibilità.

Ma da dove nasce il nome della birra? Come spiegava (Daniele Meinero) il DAU è un’animale mitologico che popolava (ormai è quasi estinto) tutto l’arco alpino, la sua particolarità è quella di avere le gambe di destra più corte di quelle di sinistra essendo così obbligato a salire e scendere dalle montagne girandogli sempre intorno. Animale quasi estinto anche perché facile da cacciare, basata spaventarlo, lui perde l’equilibrio, cade ed il gioco è fatto… J

Tolta la sete, abbiamo proseguito la serata cercando di degustare le birre a noi meno conosciute o non ancora assaggiate.

La Farrotta del birrificio Almond ’22, per esempio, una delle migliori birre da me degustata in questa serata, una piacevolissima sorpresa. Una bella bionda dal colore intenso e con una abbondante e persistente schiuma, con un buon corpo (5,7% vol) e dai sapori “semplici” di birra, cereali e farro ma con un’ottima persistenza. Ottima per una cena in abbinamento a un buon risotto ai formaggi, ma anche per un dopo cena “riflessivo” con gli amici. Una birra che non ti annoia e non smetteresti di bere. Complimenti ai birraio!

La Tosta, il nome direi che è perfetto, è veramente tosta! Il birrificio è quello della cooperativa Pausa Caffè, nota nel torinese per la torrefazione del caffè all’interno del carcere, e oggi anche per il suo birrificio all’interno del carcere di Saluzzo dove nasce appunto la Tosta. Una grandissima birra (per me la migliore della serata) da meditazione che può donare emozioni. Una birra calda, assolutamente di corpo ma con delle note dolci (per qualcuno di noi anche un po’ stucchevole) che la rendono morbida e più gentile. Prodotta con il cacao dei presidi Slow Food, è una birra scura color ebano, con una bellissima schiuma compatta e persistente color cappuccino. Al naso forte il caramello, il cacao e note fruttate. Al palato era elegante, con forti noti di cioccolato amaro e caffè, più caramello e malto con una persistenza lunghissima. Secondo me degna di un grande vino da meditazione. Assolutamente da abbinare a semifreddi o muss al cioccolato o caffè, da provare anche con cibi affumicati!

Un’altra ottima birra meditativa (10% vol) è la BB10 del birrificio sardo Barley (Cagliari). La particolarità di questa birra sta nell’uso della sapa (mosto d’uva cotto) di Cannonau che le dona un corpo e una vinosità ottimi da birra meditativa. Proprio per questa caratteristica viene prodotta una sola volta l’anno, in concomitanza della vendemmia del Cannonau e con un migliaio di bottiglie. Visivamente una nera in tutto e per tutto con una schiuma decisamente compatta color cappuccino e persistente (restava sul bicchiere che, tra parentesi, era quello da degustazione disegnato da Teo Musso). Al naso sapeva di tostatura, frutta e liquirizia. Anche lei come la Tosta, una birra che sa emozionare, calda e morbida, perfetta da sola per un dopo cena, ma anche da abbinare con dolci al cioccolato o caffè per esaltarli, e da provare con i formaggi tipo caprino o pecorino o anche con un fritto misto delle nostre parti.

In conclusione, la serata è stata molto bella e interessante, sinceramente non siamo riusciti a degustare tutte le birre proposte perché erano troppe, e anche perché noi nel bicchiere non avanziamo niente, sarebbe uno spreco!

Alla fine i complimenti vanno a tutti i mastri birrai e ai loro birrifici per la passione e la maestria nel fare birra originale di qualità e ottima da bere, e noi ne abbiamo le prove dopo la serata scorsa.

Ivan

Eataly: video della premiazione etichette Birre D’Italia 2009

Posted on Febbraio 6th, 2009 in Articoli by mail

Come vi avevo annunciato Mercoledì presso Eataly a Torino è avvenuta la presentazione della guida Slow Food Editore dedicata alle birre di produzione Italiana edzione 2009.

L’evento ha consentito di consegnare i riconoscimenti alle 22 Birre che hanno avuto l’onore di ricevere sulla guida l’”etichetta” ovvero il massimo riconoscimento.

Partiti da Ivrea in 5 siamo arrivati causa traffico torinese un po’ in ritardo…ma sono riuscito a seguire l’ultima parte del interessante dibattito e assistere a tutta la premiazione.

Sala ultragremita, bella atmosfera e grande emozione dei birrai nel ritirare i premi…ogni birrificio un storia, un personaggio, un aneddoto dall’animale mitologicio Daù alla confusione delle pesche in etichetta con i pacmam.

Senza ovviamente trascurare il prodotto finale quello che mi ha colpito e’ stata proprio la “umanità” di questi artigiani che con non poche difficoltà cercano di tenere in piedi una impresa e mandare avanti un movimento spesso animati piu’ dalla passione che dal business. Alcuni li conoscevo per via diretta o indiretta ma ora ogni volta che stappero’ una bottiglia assocero’ una faccia, una storia, un territorio.

Per condividere con voi questa mia sensazione ho messo online tutti i video dei 22 premiati..guardateli e ascoltateli !

Per gli altri video clikka qua !

Nella prossima puntata ovviamente qualche impressione degustativa. Se posso fare un solo appunto sulla serata devo dire che l’organizzazione di Eataly in termini di servizi e catering non perfetta…lavorando su prenotazione mi sarei aspettato un dimensionamento adeguato del tutto…ma l’atmosfera e i prodotti hanno compensato alla fine le lunghe code

Davide

Invecchiare il vino elettronicamente !

Posted on Febbraio 3rd, 2009 in Articoli by arzaman

Riprendo un articolo del Corriere della Sera di qualche tempo fa inoltratomi da una colega e che mi aveva colpito per la sua “mostruosita’”

Di pratiche enologiche estreme siamo tutti a conoscenza e non ci scandalizziamo piu’ e via via il livello di tolleranza del uso della tecnologia nel vino si alza ma i Cinesi hanno superato tutti. Probabilmente non avendo una storia viti-vinicola, non avendo scorte di vino affinato in cantina per decenni e presi dalla frenesia di ottenere un vino “invecchiato” hanno sperimentato una scorciatoia elettronica per invecchiare il vino in maniera artificiale.

Un’équipe guidata da Xin An Zeng, chimico alla South China University of Technology in Guangzhou sta sperimentado l’utilizzo dei CAMPI ELETTROMAGNETICI per accelerare il processo di affinamento del vino. Il piccolo chimico ha fatto passare del Cabernet Sauvignon in un tubo tra due elettrodi di titanio che generano un campo magnetico che modifica la struttura molecolare dello stesso

Ovviamente non poteva non seguire la degustazione alla cieca con panel di 12 degustatori (cinesi ??) che hanno dichiarato di percepire nettamente gli effetti dell’affinamento e lo sviluppo dei famosi “terziari”

Che dire..? in questo folle mondo dove il business, la fretta, il time to market, brucia ogni cosa la tentazione di accelerare processi che la natura impiega decenni a produrre capisco che sia forte…soprattutto da parte di chi penso possa essere “invidioso” della cultura enologica altrui e non ha tempo per investire e aspettare.

Aspettiamoci sulle nostre tavole partire di vino accelerate nel protosincrotrone…mi chiedo sulla etichetta cosa scriveranno..l’anno della vendemmia o quello dato dal presunto invecchiamento? Nel frattempo provo a mettere il cellulare, noto generatore di dannosi campi elettromagnetici, nella mia cantinetta…chissa’ magari trasformo acqua in vino..

Davide

Alla ricerca dell’ANIMA gemella: degustazione spumanti da vitigno autoctono

Posted on Febbraio 2nd, 2009 in Articoli, Degustazioni, Eventi, Master Nebbiolo, Soste MySobry by arzaman

Sono finalmente riuscito a scaricare foto e video della bella giornata di degustazione organizzata dall’AIS Canavese in collaborazione con ANIMA domenica 25 gennaio presso l’enoteca regionale di Caluso. Unica nel suo genere la degustazione aveva l’obiettivo di valorizzare, far consocere confrontare “gli altri” spumanti ovvero quelli prodotti da vitigni autoctoni, a carattere locale e ristretto, quali l’Erbaluce di Caluso, l’Arneis del Roero, il Priè Blanc di Morgex e La Salle, e altri ancora, delle vere perle enoiche, quasi sconosciute, che sono spesso alla base di vini di eccellenza

Molti gli spunti di riflessione su come vanno degustati e valutati tali spumanti e particolarmente didattica e istruttivo il tentativo di recuperare la relazione tra il vino base e il relativo spumante.

Sui vini in degustazione e resoconto della bella giornata vi rimando all’articolo di EnoFaber. Bella degustazione, interessanti prodotti e bella giornata ma io ho rimosso tutto e ricordo solo il freddo nella tanto caratteristica quanto gelida cantina dell’enoteca regionale..che mi e’ costata influenza nei giorni successivi ! Dura vita del sommelier !

Per gli altri video clikka qua

Davide