Sarebbe il caso di chiamarli proprio distillati DIVINI…tanto sono sublimi queste superalcolici che derivano dalla nobile materia prima del vino ovvero dell’uva che gli da origine.
La interessantissima serata che ho trascorso presso l’AIS di Torino martedi’ 14 mi ha dato modo di approfondire la conoscenza di uno di questi: il COGNAC.
E mi da ora lo spunto al solito per un articolo di resoconto della serata ma anche didattico sul tema.
Partiamo dalla lontana…con estrema semplificazione qualsiasi sostanza di origine vegetale contenente zucchero puo’ essere FERMENTATA ovvero trasformando lo zucchero in alcol etilico e quindi puo’ essere DISTILLATA. Ovviamente non tutte le sostanze che danno origine a pregiati distillati hanno zucchero fermentabile disponibile..in alcuni casi, come i distillati da cereali o patate, devono subire precedentemente processi di trasformazione (maltaggio). In un precedente post a cui vi rimando avevo provato a fare una classificazione dei distillati in funzione della materia prima di origine e del paese e come potete vedere si fermenta e si distillano le sostanze piu’ disparate.

Veniamo quindi a una particolare categoria di distillati, quelli che derivano da trasformazioni del grappolo di uva. Si possono distinguere tre precise categorie di distillati da uva che e’ bene non confondere in quanto hanno caratteristiche produttive e organolettiche diverse. Lo schema seguente riporta semplificata la classificazione
Tralasciando un attimo le rare acquaviti di uva, la bevanda senza dubbio piu’ conosciuta e consumata in italia e’ la grappa…distillato di Vinacce Italiane…il termine grappa e’ riservato con direttiva comunitaria del 1989 solo all’Italia (il distillato di vinacce in francia prende il nome di marc)
Se si distilla invece un vino fatto e finito quello che si ottiene e’ un Brandy…termine, come ci ha illustrato il relatore Detti, introdotto in Italia in epoca fascista in sostituzione della denominazione Cognac riservata ai francesi come vedremo dopo. Il termine deriva dall’inglese brandywine, vino infuocato, e doveva servire a facilitare le esportazioni. Termine alternativo al brandy e Arzente proposto da Gabriele Dannunzio e usato da pochissimi produttori.
Veniamo quindi al COGNAC oggetto della serata monografica.
Il COGNAC possiamo tecnicamente quindi definirlo come un Brandy AOC prodotto in Francia in una zona delimitata che ha come baricentro la citta di Cognac.
La definizione e’ un po’ sterile e non dice molto della complessita’ ,della tradizione,della storira, del rigore, del fascino che c’e’ dietro questo nobile distillato. Tutti aspetti evidenziati da Detti nella sua animata esposizione.
In estrema sintesi le caratteristiche principali del COGNAC sono

La zona di produzione comprende i territori nel dipartimento della Charente, Charente Marittima, Dordogna. Circa 80.000 ettari vitati intorno alla cittadina di COGNAC, a nord di Boredeaux. Territori pianeggianti e collinari con suoli spesso gessosi, clima mite con influenze atlantiche
La zona di produzione e’ stata delimiatata nel 1909 e sono stati definite 6 sottozone o crue rettificati nel 1938

Grande Champagne: acquaviti molto profumate adatte a lunghi periodi di invecchiamento; 13250Ha con 17,8% della produzione totale
Petite Champagne: acquaviti dalla struttura delicata floreali e fruttate;15268Ha con 20,7% della produzione
Borderies: acquaviti dal particolare aroma floreale a maturazione piu’ rapida ; 4000Ha con il 5,4% della produzione
Fins Bois: acquaviti corpose e robuste di facile invecchiamento; 31000Ha e 42% della produzione
Bons Bois: acquaviti leggere; 9277Ha e 12,6% della produzione
Bois Ordinaires: acquaviti di media qualità: 1066Ha e 1,5% della produzione
La materia prima per la distillazione ovvero il vino e’ ottenuto dalla vinificazione dei del vitigno ugni blanc (il nostro trebbiano romagnolo) con percentuali minori di folle blanc, colombard e st. emillion di charente. Il vino che se ne ricava e’ un vino a base fortemente acida (vendemmia anticipata) e di bassa gradazione alcolica (8-9 gradi). Da notare il fatto che la vendemmia e’ fortemente meccanizzata

Il vino prodotto nella vendemmia di una annata viene immediatamente distillato. La distillazione avviene con il tipico alambicco discontinuo charantese con una doppia passata secondo la cosiddetta tecnica del ripasso. Nella prima passaggio si produce una flemma con eliminazione delle teste e con un tenore alcolico di 28-32 gradi di colore bianco lattiginoso che prende il nome di Brouillis. Nel secondo passaggio lo stesso alambicco porta la concentrazione dell’alcol al massimo di 74 gradi producendo il distillato finale denominato bonne chauffe ed eliminando le code. Teste e code spesso vengono rimescolate a una nuova cotta di vino o Brouillis.
L’affinamento e’ senza dubbio l’aspetto distintivo del Cognac, puo’ durare decenni avviene rigorosamente in legno in botti di rovere da 270 a 450 litri.

La temperatura delle cantine, l’umidità’ , la tipologia dei legni utilizzati sono i fattori che influenzano questa fase fondamentale. I processi che avvengono sono complessi e possono essere classificati come
Processi Estrattivi: sostanze del legno (tannini, lignina) si sciologono nel distillato
Processi di Idrolisi: l’alcol letteralmente digerisce parte del legno della botte
Processi di Ossidazione : gli alcoli si combinano tra loro dando origine a eteri, o si combinano con acidi dando origine a esteri
L’affinamento minimo di un cognac e’ di 2 anni conteggiati dal 1° aprile successivo alla vendemia (compte 0)

Blending: e’ l’arte del miscelare cognac di differenti annate, di differenti crue per ottenere il risultato finale…e’ portata avanti dal Maître de Chai che combina magicamente i cognac e procede nelle varie fasi alla riduzione del grado alcolico. Una volta imbottigliato il COGNAC non subisce piu’ evoluzioni
L’ultimo aspetto analizzato estremamente importatane e’ stata la classificazione dei differenti cognac. L’etichetta non di immediata lettura e’ tuttavia ricca di tutte le informazioni necessarie. Viene infatti riportato
La denominazione : Cognac AOC (con a volte l’indicazione “fine”)
Nome del produttore
Alcol in volume (minimo 40 gradi)
Contenuto e lotto
Le indicazioni ozionali spesso presenti riportano
Il crue / zona : in tale caso il 100% delle uve devono provenire dalla zona delimitata (nota la dizione Fine Champagne prevede almeno 50% di uve dalla Grand Champagne)
Il periodo di invecchiamento secondo il seguente schema oppure il millesimo per cognac tutti di uno stesso lotto/annata

V.S. (Very Special) *** (3 stelle) minimo 2 anni
V.S.O.P. (Very Superior Old Pale), Reserve minimo 4 anni
Napoléon, X.O (Extra Old), Hors d’âge,Extrà minimo 6 anni
Alcune bottiglie possono indicare la dicitura “british bonded” ovvero cognac esportati in botte e affinati nella nebbiosa Londra !
Qualche dato ancora sulla produzione e sulla organizzazione professionale. Nel 2007 sono stati prodotti 611.000 ettolitri di cui il 96% esposrtati in tutto il mondo con una produzione sostanzialmente stabile. I produttori sono 6100 organizzati in varie categorie professionali

Cooperative : gruppi di viticultori che condividono un impianto di distillazione
Boilleurs de profession : distillatori profesionali che acquistano partite di vino e rivendono i distilalti ai negozianti
Boilleurs de crue : Viticultori che distillano le proprie uve e vendono direttamente
Fino a qua la trattazione didattica della materia…nel prossimo post ampio spazio alla degustazione dei pezzi da 90 proposti dalla delegazione AIS di torino.
Davide