Dopo il naso elettronico arriva la LINGUA ELETTRONICA

Posted on Agosto 13th, 2008 in Articoli by arzaman

Del naso elettronico vi avevo gia’ parlato in passato…uno strumento svilppato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche dell’università di Milano in grado di riconoscere i sentori presenti nel vino

Ora e’ la volta della LINGUA ELETTRONICA la cosiddetta E-tongue anch’essa in grado di riconoscere di distinguere le annate del vino e le varietà d’uva utilizzate etc..

La nuova diavoleria elettronica è stato realizzata dagli Spagnoli del Barcelona Institute of Microelectronics , l’annuncio e’ stato dato sulla rivista The Analyst della Royal Society of Chemistry e riportato dalla Repubblica.

E tongue

Tecnicamente e’ ostituita da una serie di piccole membrane sintetiche costruite su un unico chip di silicio chiamato “multisensor”, la lingua elettronica è stata testata su nove campioni di vino del 2005 e sei campioni del 2004. Funziona grazie a sei sensori, ciascuno in grado di riconoscere i componenti base del vino vino come l’acidità, il contenuto in alcol, lo zucchero. Ogni membrana ha una diversa sensibilità ai vari componenti chimici che distinguono una varietà d’uva da un’altra e l’annata del vino.

Le applicazioni propagandate dai ricercatori sono quelli dello smascheramento delle frodi enlogiche a danno dei consumatori…il dispositivo dovrebbe essere in grado di smascherare sofisticazioni e taroccamenti del vino.

Da thecno fun sono sempre favorevole alle innovazioni tecnologiche e sono sicuro che nel campo della microelettronica si possa arrivare a realizzare sensori ultrasofisticati con sensibilita’ paragonabile a quella dei nostri sensi…ma mi chiedo nella pratica quale sia la reale applicabilita’ di tali tecnologie nell’uso quotidiano.

Mi aspetto che i controlli chimico-fisici vengano fatti nei laboratori attrezzati e siano gia’ in grado di scoprire le manipolazioni del vino…vedo molto difficile dotare il consumatore di uno strumentino tipo una cartina di tornasole che immerso nel bicchiere dica se il vino e’ corrispondente alla etichetta.

In definitiva quindi mi aspetto che questa tencnologia possa aver riflessi in ambito professionale dei laboratori di analisi, la figura del sommelier data per morta sostituita dalla versione elettronica credo che non sia impattata visto il ruolo a tutto tondo che il sommelier ha nel mondo del vino e che non e’ esattamente quello di agente del nucleo antisofisticazioni.

Davide

Weizen,TipoPils,BiBock,Amber Shock : le birre del Birrificio Italiano per ultima serata estiva MySobry

Posted on Agosto 7th, 2008 in Articoli, Birra, Corso di 1° Livello, Pub,Birrerie,Viaggi Birrai by arzaman

Ultima serata Mysobry prima della pausa ferragostana…e il tema della serata era sicuramente estivo nonostante il clima non poropio ottimale: la birra…quella buona, quella artigianale, quella di qualita , quella italiana!

Avendo io l’onere di organizzare la serata ho sponsorizzato una serata a tema Birra proponendo 4 produzioni di uno dei piu’ validi birrifici nazionali: Il Birrificio Italiano di Lurago Marinone in provincia di Como visitato in uno dei miei recenti tour birrai.

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Due parole sul produttore, fondato da Agostino Airoli e aperto in primavere del 1996 e’ il primo birrificio Lombardo o meglio un brewpub che effettua anche la mescita con una ottima gastronomia abbinati eventi musicali e di cultura. La produzione e’ di circa 700Hl l’anno suddivise in una dozzina di birre , alcune sempre presenti altre stagionali. Le birre sono di impostazione tedesca (sia alta che bassa fermentazione) ma non sono assolutamente dei cloni e hanno una propria peculiarita’ e molte delle ricette elaborate nel corso degli anni sono assolutamente originali. Le birre poi sono organizzate in una “scala” detta scala BI , una scala che piu’ che basarsi su indicatori tecnici prende in considerazione l’impatto gusto olfattivo della singola birra..tiene quindi conto della bevibilita’ , del corpo, della struttura, dell’aclol etc..Si va dal 1° livello della beverina Weizen al 7° Livello della complessa Amber Shock. Un modo semplice e immediato per dare idea a chi si appresta a ordinare una birra cosa aspettarsi. Da segnalare anche la cura particolare nella scelta della bottiglie, nel tappo serigrafato e nella borsa da trasporto bella e efficace.

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Nella nostra serata seguendo rigorosamente la scala abbiamo provato le 4 produzioni piu’ significative

Livello 1 – Weizen

Birra con una elvata percentuale di malto di frumento e luppolo Halleratuer Magnum. E’ risultata davvero una ottima Weizen…oltre alle caratteristiche di grande freschezza e bevibilita’ di questo tipo di birre presenta una componente fruttata (ma non cosi’ bananosa come altre weizen) molto delicata e una spiccata aromaticita’. Il finale e’ piacevolmente amaro..non come una pilsner..ma sicuramente intenso e persistente. Frutto probabilmente anche dell’aggiunta di un po’ di mosto della TipoPils durante la maturazione

Livello 5 – TipoPils

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E’ proprio il caso di dire che e’ una “tipo” pilsner…la birra nello stile birraio piu’ diffuso a bassa fermentazione ha infatti un profilo organolettico assai piu’ complesso della classica plisner bionda. Merito del processo produttivo e delle 4 diverse varieta’ di luppolo utilizzate di cui uno aggiunto a freddo prima della maturazione. Bel colore giallo oro, bella schiuma, corpo medio e grande bevibilita’ e grande persistenza del piacevole amaro dove si percepiscono i tratti del luppolo fresco. Piaciuta molto a tutti

Livello 6 – BiBock

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Ancora una rivisitazione dello stile birraio tedesco Bock (che vuole dire caprone becco..), birra a bassa fermentazione decisamente piu’ corposa, realizzata con malti Pilsner, Monaco e Caramello e due luppoli. La birra di colore ambrato e’ tutta giocata sulla contrapposizione delle componenti maltate e caramellate e la forte presenza del luppolo. Secca e mai stucchevole come a volte sono le ambrate e’ davvero un bel mix con il luppolo che permane a lungo in bocca. La mia preferita

Livello 7 – Amber Shock

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Il nome e’ gia’ un programma…fatta per shockare. Doppio Malto ambrata, con gradazione alcolica di 7gradi. Una birra di corpo, gustosa, piena. Le componenti maltate e caramellate sono le predominanti frutto di una cottura prolungata del mosto, ma anche le note fruttate (ciliegia, prugna) e aromatiche sono bene presenti. Un bel equilibrio per una birra complessa che matura esclusivamente in bottiglia.

Insomma un crescendo di grandi birre , ciascuna nel suo posizionamento originale e identificabile…a riprova che non bisogna andare poi cosi’ lontano per degustare dei prodotti di assoluta qualita’.

Serata diversa, divertente, piacevole conclusa con i nostri bicchieri a osservare il cielo nella speranza di vedere cadere una stella

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Ci si rivede in autunno con nuove idee, proposte, eventi…etc..

Davide

La Retsina: il vino greco per i turisti..

Posted on Agosto 6th, 2008 in Articoli, Degustazioni by elena

Finalmente sono arrivate le vacanze… ebbene si… visto che la bella estate qui ad Ivrea non si vede sono andata con un’amica a Kos in Grecia. L’isola, vicina alla Turchia, non era proprio una delle più belle che ho visitato della Grecia ma il mare.. beh, quello è uno spettacolo ovunque la si giri:acqua limpida, quasi cristallina di un azzurro vivido, consistente ed un profumo di salsedine che ti riempie le narici…quasi come un buon bicchiere di vino ti lasci rilassare dal suo dolce ondeggio…


Ma c’è dell’altro: ho assaggiato il vino tipico della Grecia: La Retsina. Immediatamente non mi veniva in mente la particolarità del vino.. qualcosa lo aveva .. ma cosa? Il colore era di un bel giallo paglierino, un buon profumo fruttato, rosmarino.. ma il vino più che al naso si sviluppa in bocca: secco, molto morbido, di buona acidità e persistenza; al primo assaggio mi si è chiarito il tutto…la resina! Ecco la particolarità del vino.. viene aggiunta della resina di pino d’Aleppo…diciamo che avrebbero fatto meglio a lasciarla sul povero pino e risparmiare il povero vino !

Subito si presentava anche piacevole, un gusto spiccato di resina, particolare ma interessante…. ma col secondo/terzo assaggio il gusto diventava sempre più persistente e stucchevole, forte e spiacevole al palato…insomma vino della categoria “ce n’ è ancora”.

Al ritorno mi sono documentata e ho scoperto che la resina di pino anticamente veniva usato per sigillare le anfore per impedire che l’aria attaccasse il vino.. poi è piaciuto il gusto, chissà a chi, ed ora la si aggiunge direttamente nel mosto perché venga assimilata durante la fermentazione e gli conferisca quel tipico gusto unico ed inconfondibile. La regione di produzione e’ l’Attica e Atene, i vitigni locali usati per produrla sono Savatiano in blend con Assyrtiko e Rhoditis. L’avvento delle bottiglie in sostituzione dei barili, la riduzione della superfice vitata, il mutamento dei gusti ha reso la Retsina un vino sostanzialmente folcloristico, consumato piu’ dai turisti che dai locali

Insomma forse il vino assaggiato non era della qualità migliore ma è molto meglio un buon bicchiere di bianco con i profumi del mare e del vitigno che un vino così lavorato e artificiale.

Buona vacanza a chi ancora deve andarci

Elena