CALUSO PASSITO 1908: 100 anni di Emozioni

Posted on Marzo 26th, 2008 in Articoli, Degustazioni by domenico

Cari amici,

in questi giorni ho avuto la possibilità di vivere un emozione che ad un appassionato di vino capita rarissimamente: Degustare un Vino di 100 anni.
Era un CALUSO PASSITO del 1908 ! Doppiamente emozionante perchè riguardava un vino a cui sono profondamente legato. Tutto ha inizio con una telefonata del mio amico Gigi Orsolani, che mi preannuncia l’inattesa opportunità di degustare il prezioso nettare centenario. Lunedì 17 marzo u.s., ore 18,30, appuntamento in cantina e poi via verso la Storica Pasticceria Roletti di San Giorgio, in Via Carlo Alberto, 28. Ambiente unico, un tuffo nel passato sabaudo. Appena apriamo la porta del piccolo esercizio, siamo avvolti dalla fragranza dei profumi di dolci appena sfornati: le Colombe sono pronte. Uno spettacolo. Vedremo poi, che saranno una quindicina, tutte preparate a mano con ingredienti sceltissimi. L’occhio intanto si sofferma incantato e ingolosito dalla pasticceria esposta nella vetrinetta e dalle innumerevoli bottiglie di etichette pregiate, con in bella mostra i passiti canavesani. L’arredo del negozio è quello tipico piemontese di fine ‘800, con esposti oggetti e dolciumi, mentre nella piccolissima saletta una cornice raccoglie delle vecchie etichette, tutto rievoca i fasti della Belle Epoque e la raffinata eleganza del Liberty torinese.

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Ad attenderci c’è il Signor Giuseppe Roletti, Maestro del Gusto, 72 anni ottimamente portati, raffinato pasticcere, entusiasta del proprio mestiere, da anni validamente affiancato dal figlio, ma anche collezionista e custode di vecchie annate di Passito di Caluso. Nella sua cantina trovano spazio passiti che vanno dal 1900 in poi. L’ultima bottiglia aperta è stata qualche anno fa, un Caluso Passito del 1906, in onore di Gino Veronelli di passaggio in Canavese. Il Signor Roletti si lamenta della cantina, un tempo perfetta, dalla temperatura costante estate e inverno, ma che da alcuni anni, in seguito a lavori di sistemazione stradale, ha perso questa preziosa caratteristica.

Come si fa a non emozionarsi nel degustare un vino di 100 anni?

Se si pensa che mentre riposava al buio della cantina, questo Passito è uscito indenne da due Guerre Mondiali, ci si rende conto di quanto tempo abbia passato in bottiglia. Ha avuto il tempo di salutare i canavesani che, a inizio ‘900, partivano alla volta delle Americhe alla ricerca di fortuna e nel 1946 la nascita della Repubblica Italiana, di assistere all’abbandono dei vigneti con l’avvento e la scomparsa dell’Olivetti, vedere le genti passare dalle candele alle lampadine, dal tepore delle stalle a quello dei termosifoni, dai carri alle automobili, dai sacrifici al consumismo sfrenato e testimoniare poi l’infinità di cambiamenti che nell’ultimo secolo hanno trasformato la nostra società contadina. Per tutto ciò ci si deve accostare alla degustazione di un vino così vecchio, preparandosi ad “ascoltarlo” con rispetto, attenzione e meraviglia, come se a raccontarsi fosse un nostro nonno.

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Il momento è arrivato. Il vino che andiamo ad assaggiare è stato prodotto ed imbottigliato dal Signor Petrini, bisnonno materno del Sig. Roletti. Il vino è già stato stappato e scaraffato. La bottiglia è una borgognona scura da 750 cc, con capsula in stagno molto spessa, tappo in sughero in buono stato, che si spezza durante l’estrazione senza alcuna conseguenza per il vino. E’ certamente un vino di produzione limitata, familiare, ma attentamente curato nell’abbigliamento della bottiglia a simboleggiarne il pregio. L’etichetta è quasi del tutto consumata, ma si distingue perfettamente il millesimo 1908, apposto probabilmente con un timbro. L’effige poteva rappresentare un’aquila alata o qualcosa di simile, di cui rimane solo l’angolo in basso a sinistra. I colori impiegati sono il dorato ed il nero. Doveva essere un etichetta sobria, ma elegante ed importante allo stesso tempo, quanto il vino che conteneva. Il Passito, nella tradizione canavesana, era un vino evocativo, testimone di accadimenti familiari importanti. Era di solito omaggiato al battesimo di un neonato con la promessa di consumarlo quando sarebbe stato Coscritto, diciottenne, o Sposo. Quindi un vino da lungo invecchiamento.

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Il nostro Passito, nel rispetto della tradizione, viene versato in piccoli bicchieri da rosolio, senza stelo. L’occhio è immediatamente colpito dalla vivacità del colore nettamente ambrato e per nulla centenario. Ha piccolissime particelle in sospensione, ma dopo qualche minuto è perfettamente limpido e trasparente. Al primo naso si è avvolti da sentori di frutta secca, nettamente il fico, ma anche uva sultanina, albicocca, accompagnati da fievolissimi sentori di caramello, nocciola, mandorla ed eterei. Un passito che mostra di essere in splendida forma, alla faccia dei suoi cent’anni ! I sentori non decadono anzi, l’essenza del Caluso Passito c’e’ ancora tutta, è un passito complesso dove i sentori nocciolati, tipici dell’ossidazione, non hanno ancora trovato spazio. Al gusto spicca maestosamente l’aroma de “ l’ brusabec “, il piccolo fico verde, compagno dell’erbaluce in molti vigneti canavesani. Sembra di staccarlo dal ramo, ormai raggrinzito e biancastro, appassito al sole della vigna, di portarlo alla bocca e masticarlo, dolce e carnoso. Anche l’uva passa è in bella presenza. E’ un vino incredibilmente fresco, di buona mineralità, dolce , ma non stucchevole, appena in virata verso il secco. Mi colpisce la lieve astringenza, che come una morbidissima cipria impomata palato e gengive. E’ un passito ancora molto consistente, di buona struttura, caldo, morbido, intenso e generosamente persistente. Gigi ed io, conveniamo che sarebbe molto difficile identificarlo in un gruppo di passiti tra i 15 e i 25 anni di invecchiamento. Ci soffermiamo ancora ad immaginare il tipo di raccolto che fu fatto nel 1908. L’estate fu molto piovosa, con un paio di eventi alluvionali importanti: il primo a metà giugno ed il secondo il 13 luglio 1908 nel quale il Canavese fu colpito duramente. Ci furono vittime in Val Soana e la Dora in piena distrusse il porto natante di Saluggia facendo 2 vittime. Sicuramente erano anni climaticamente più freschi ed il rischio di sovramaturazioni quasi inesistente. Uve quindi con un’acidità più alta già all’origine. Il vino di elevata fattura è indice di un’enologia evoluta per l’epoca, a conferma che l’arte del Vino Passito era diffusa anche laddove le produzioni erano esclusivamente destinate all’ autoconsumo. L’assenza di sentori boisè, la morbidissima astringenza, sembrano far propendere per un affinamento svolto quasi esclusivamente in bottiglia e non in legno.

Complimenti postumi quindi al Signor Petrini che nel 1908 ha prodotto questo ottimo Passito di Caluso.

Le sorprese non sono finite però. Sul tavolo abbiamo ancora da stappare un Caluso Passito del 1959. La bottiglia è una piccola borgognona scura, da 500 cc. L’etichetta è ben conservata ed è a sottili strisce verticali alternate dorate e rosse, con un filetto nero che contorna un ovale, al cui centro capeggia la scritta “ Passito”. L’apertura avviene senza fatica, il tappo è asciutto, ma non secco. Non ha alcun sentore negativo.

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Il vino è versato in piccoli bicchieri. Colpisce immediatamente la sua limpidezza. Più che un passito ricorda un whisky, tanta è la sua trasparenza . Solo alcune pennellate dorate colorano questo passito di un produttore anonimo. E’ completamente diverso dal vino precedente. Decisamente più ossidato e già al naso se ne avvertono i sentori. Gli attesi e tipici aromi di frutta secca hanno da tempo lasciato il posto a quelli più evoluti di nocciola, mandorla, e su tutti spiccano sentori di caramello, di vecchie caramelle all’orzo, di rum e melassa. E’ moderatamente sapido e decisamente secco, conseguenza delle trasformazioni di zuccheri ed acidi, avvenute in bottiglia e responsabili dei sentori di evoluzione. Mantiene una buona intensità e una moderata persistenza. E’ un passito con una buona nota alcolica, che ha ormai imboccato la strada della senilità e da annoverare tra i reperti storici. Un vino di altra fattura dal precedente, molto più leggero di corpo e struttura, utile a scoprire l’evoluzione sensoriale dopo decenni di permanenza in bottiglia.

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Cari amici quindi un gran lunedi’, degustazione indimenticabile per la quale ringrazio di cuore il Signor Giuseppe Roletti , dal quale torneremo per visitare la sua splendida cantina e per fotografare le sue storiche bottiglie. Nell’occasione parleremo più a fondo di questa storica pasticceria di San Giorgio Canavese e delle sue golosissime dolcezze che intanto potrete conoscere visitando il sito www.roletti1896.it.

Ciao a tutti

Domenico

Mele e Vino ovvero Apple iPod e Vino

Posted on Marzo 25th, 2008 in Articoli by arzaman

Non sara’ una idea originalissima visto che ormai siamo abiutati a trovare di tutto sul mitico iPod ma e’ una iniziativa secondo me degna di nota e da non sottovalutare in ambito marketing del nostro vino e del nostro territorio (soprattutto nei confronti degli stranieri)

Ipod vino

La notizia viene dal Canada e precisamente dal Food Vancouver che ha rilasciato una applicazione (gratuita) per iPod contenente informazioni su ben 12.000 vini

Food Vancouver

Se interessati potete scaricarla klikkando qua

Le info sono relative al prezzo, alla regione di produzione , ai vitigni etc… e i vini censiti sono quelli delle regioni British Columbia, Ontario e Washington…forse di scarco interesse per noi europei ma e’ l’idea quello che conta.

Possibile che con tutti gli enotur e strade del vino e manifestazioni per l’enoturismo nessuno abbia realizzato una enogudia della Toscana o del Piemonte per tecnoappasionati turisti Americani?

Ma c’e’ anche chi fa di peggio… la CyraKnow proone una guida pratica al vino sempre per ipod…una audioguida a capitoli su come approcciare il vino..a parte interessanti capitoli sulle temperature di servizio, sulla conservazione del vino o perche’ no su come si descrive il vino (ci sara’ tutta la scheda AIS??) mi inquieta terribilmente un capitolo dal titolo “microwaving and freezing wine” che tradotto vuole dire “utilizzo del microonde e del freezer per il vino”….non ci posso credere che gli americani siano arrivati a tanto …ma sarei quasi tentato di investire 35$ per scoprire cosa riescono a fare a una bottiglia.

Insomma la tecnologia avanza e l’idea di utilizzare cellulari o ipod o diavolerie che portiamo sempre con noi per fare marketing del vino non mi sembra cosi’ astrusa..personalmente non mi dispiacerebbe visitare una zona sconosciuta dal punto di vista enlogico e avere con me una traccia elettronica soprattutto se prodotta non a fini commerciali ma da un “consorzio” o istituzione il cui scopo e’ promuovere il territorio..diciamo una “strada del vino elettronica”

voi cosa ne pensate??

Davide

L’Oro di Bordeaux ovvero sua maestà Il Sauternes

Posted on Marzo 21st, 2008 in Articoli, Degustazioni by elena

Ieri sera, 20/03/2008, ho partecipato alla degustazione di Sauternes, organizzata dalla nostra delgazione AIS Canavese tenutasi al Meta di San Giorgio, relatore Fabio Gallo.

Sauternes

La degustazione,alla cieca, aveva come tema L’Oro di Bordeaux, ovvero il tanto blasonato Sauternes con in testa il mito :Yquem.

Il Sauterne e’ un il vino muffato per eccellenza viene prodotto nel sud della Francia, nella zona pianeggiante della Garonne in ben soli 5 comuni: Sauternes,Barsac,Bommes, Preignac,Fargues

Sauternes

I vitigni impiegati sono Semillon (ottimi acini facilmente corruttibili dalla muffa), Sauvignon blanc e Muscadelle; la particolarità di questo vino sta proprio nell’attacco a fine estate della cosiddetta “muffa nobile”, la botritys cinerea; tale muffa apporta sentori, profumi che rendono il Sauternes un vino unico al mondo, copiato anche in Italia da diversi vini della zona di Orvieto, dal Muffato della Sala (di cui abbiamo già trattato come mysobry), ma non alla loro altezza.

Muffa Nobile

Fermenta e matura in vasche solitamente d’acciaio o cemento e passa di solito solo una percentuale in barrique, non nuove.

Sauternes barrique

E unica è stata la serata…!

Sauternes

Abbiamo iniziato con un CHATEAU PIADA 2001 di un colore brillante, ma non evoluto verso il dorato, perché ancora troppo giovane, molto beverino, facile nei sentori floreali, meno intenso al naso, ma più persistente in bocca, con sentori che, lasciandolo nel bicchiere, hanno per fortuna virato dalla medicina verso l’albicocca, la frutta candita, la scorza d’arancia. Vino troppo giovane e quindi ancora troppo alcolico, buono da tenere in cantina per una decina d’anni.

Il secondo vino è stato un CHATEAU CLIMENS 1997 ancora giovane per essere un Sauternes ma già più complesso nei profumi di dattero, fico,agrumato al mandarino e con un retrogusto di frutta candita . Vino fresco e sapido, molto più secco rispetto ad altri campioni, anche se siamo sempre nel concetto di un vino dolce, perché prodotto in 30hg nella zona di Barsac, votata per vini meno dolci ma più secchi, ed io l’ho apprezzato maggiormente, attacca meno in gola e si beve più facilmente.

Siamo quindi passati allo CHATEAU LA TOUR BLANCHE 1997 già di un colore dorato tipico del Sauternes, dolce con gusto di caramello, albicocca, confettura, crosta di formaggio, smalto nel proseguo della degustazione; una particolarità: passa il 100% in barrique nuove!

Sauternes

Il quarto vino uno CHATEAU RAIMOND LAFON 1986 si presentava al naso quasi ossidato,non credo abbiano usato poca solforosa, ne è presente una quantità smodata in tutti i Sauternes, per questo si deve dimenticare in cantina… poi è passato al minerale, al profumo di nocciola, alla fine sembrava quasi affumicato, presentava profumi eterei di idrocarburi e un tipico profumo del sauvignon.

Ora tocca alla storia dello Sauvignon, uno CHATEAU COUTET 1983 vino che ha dato problemi in fase di apertura perché presentava il tappo un po’ troppo secco e caramellato dallo zucchero del vino versato…ma ce l’abbiamo fatta e il nettare si è presentato di un bel colore dorato nel bicchiere, con profumi tipici del suvignon, gusto di mandorla, fumo, nicotina, formaggino caprino; dolce in bocca molto lungo e persistente anche se non troppo strutturato per mancanza di acidità, ma è dell’83..capita!

Yquem

Ed ecco tenuto per ultimo il magnum strabiliante di CHATEAU D’YQUEM 1984 ovviamente un nome una garanzia, un bel colore dorato marcato quasi tendente all’ambrato, molto più concentrato nei suoi aromi tipici del Sauternes di… agrumi, caramello,fichi,datteri, frutta candita, zafferano, smalto. In bocca molto più strutturato e persistente, ricco e irruente, deciso e potente presenta ancora una buona acidità e lo possiamo tenere in cantina per qualche anno…ne avessimo ancora!

Elena

Naso produttore di vino assicurato per 5 Milioni di euro!! Quanto vale il vostro ?

Posted on Marzo 20th, 2008 in Articoli by arzaman

Dopo il naso elettronico di cui vi ho parlato vi riporto un’altra notizia stravagante: I Lloyd’s di Londra hanno assicurato il naso di un conosciutissimo produttore e degustatore di vini per 5 milioni di euro con promessa di risarcimento caso in cui dovesse perdere il naso o l’olfatto.

Ho sentito di assicurazioni su tutto..dalle gambe dei calciatori e ballerini..al polso dei piloti motogp..alle corde vocali dei tenori…alle mani dei chitarristi rock…ma mai pensavo si potesse arrivare a tanto !

Naso

L’olandese Ilja Gort dal naso d’or è proprietario del Chateau de la Garde a Bordeaux, produttore dei Vini Tulipe — ha detto che il suo naso è in grado di individuare milioni di profumi diversi ed è essenziale per garantire la qualità dei suoi vini.

Che io sappia l’olfatto di ciascuno di noi e’ altrettanto sviluppato…i grandi “nasi” sono sicuramente persone che hanno addestrato questa caratteristica imparando con tecniche opportune tipo quelle insegnateci nei corsi di 1° livello a catalogare le sensazioni che tutti proviamo comunemente associandole a riconoscimenti ben precisi. E’ quindi questione di addestramento ed esercizio.

Mi chiedo a questo punto quanto costerebbe assicurare il pool di “nasi mysobry” ..magari ci fanno una polizza famiglia !

nasi mysobry

Immagino che il prossimo passa sia assicurazione della lingua e del gusto…un dubbio mi rimane: ma come hanno fatto a certificar la cosa e come eventualmente stabiliranno la “perdita” dell’olfatto !!

Davide

Alternative a Vinitaly: VinNatur, ViniVeri, Cà Scapin

Posted on Marzo 20th, 2008 in Articoli, Eventi by arzaman

L’appuntamento clou dell’anno per gli enoappassionati si sta avvicinando , sto ovviamente parlando di Vinitaly la piu’ grande rassegna del settore vinicolo che si tiene a Verona dal 3 al 7 di aprile. Oltre agli stand dei produttori non si contano semiari, convegni, degustazioni guidate, eventi etc…c’e’ solo l’imbarazzo della scelta !
Se tuttavia si vuole evitare questo tour de force vi propongo qualche valida alternativa.

A corollario infatti di Vinitaly sempre negli stessi giorni e in zona Verona potete trovare una serie di manifestazioni legate al mondo dei vini “naturali” , “biologici” , “biodinamici”…probabilmente una atmosfera piu’ rilassata, meno ressa e meno ansia da dover degustare tutto rispetto ai padiglioni della fiera.

Ecco dunque le alternative a vinitaly

VinNatur 2008 Degustazione Vini Naturali
ViniVeri 2008 - V edizione di Vini Secondo Natura
Cà Scapin 2008, I Produttori di Vini Triple “A”

Ecco in dettaglio i programmi e le location

VinNatur

Degustazione di vini naturali prodotti da produttori che agiscono nel pieno rispetto del territorio, della vite e dei cicli naturali, limitando attraverso la sperimentazione, l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica e tecnologica in genere, dapprima in vigna e successivamente in cantina.

Sede: Villa da Porto detta “La Favorita” Monticello di Fara, Sarego (VI)
Date Svolgimento ed Orari:
Domenica 6 Aprile 2008 10 -18.00
Lunedi 7 Aprile 2008 10 - 18.00
Costo: 15,00€
Espositori: 53 aziende italiane, 30 francesi, 6 slovene e 9 di produzione alimentare
Eventi da segnalare:
degustazione di vini di Valentini (su prenotazione)

ViniVeri

V edizione di Vini Secondo Natura (da giovedì 3 a sabato 5 aprile) è l’incontro dei vignaioli che si radunano nell’associazione Vini Veri, guidata da Teobaldo Cappellano, piemontese, vitivinicoltore in quel di Serralunga d’Alba (CN)

Sede: Villa Boschi, Località Boschi, Isola della Scala, Verona
Date Svolgimento e Orari:
3,4,5 Aprile 2008 a
Orario dalle 10 alle 18 , sabato dalle 10 alle 14
Costo: 20 € (sconto 20% con registrazione sul sito)
Espositori: 15 facenti parte della associazione

Ca’ Scapin

E’ l’evento dei “Produttori di Vini Triple ‘A’ “, ovvero dei vignaioli rappresentati commercialmente da Velier, notissimo importatore e distributore di vini da uve biodinamiche.

Sede: Ca’ Scapin Via Ca’ Sentieri, 14 Santa Maria di Zevio (VR) (Uscita verona SUD)
Date Svolgimento e Orari
5 – 6 – 7 aprile
Domenica 6 aprile dalle 10 alle 18
Lunedì 7 aprile dalle ore 10 alle ore 14
Costo: 15 € con due degustazioni omaggio
Espositori: Circa 70 produttori “AAA”

Insomma c’e’ anche in questo settore alternativo l’imbarazzo della scelta…come mysobry cercheremo di fare un mix tra salone tradizionale e produttori alternativi…vi racconteremo ovviamente le nostre impressioni !

Davide

La sete di champagne non si placa: 40 nuovi comuni autorizzati per l’AOC

Posted on Marzo 17th, 2008 in Articoli by arzaman

E’ la legge della domanda e dell’offerta: si e’ appena chiuso un anno record con numeri spaventosi con vendite pari a 338 milioni di bottiglie (+5,7% rispetto allo scorso anno) di cui il 90% esportate e viene annunciata l’estensione della zona autorizzata alla produzione di Champagne con l’aggiunta del territorio di ben 40 nuovi comuni !

L’ INAO (Istitute national de l’origine et de la qualité ) sotto la pressione della domanda guidata dai nuovi paesi emergenti come Russia e Cina e dell’aumento dei prezzi ha deciso di estendere il territoriodo della AOC Champagne a ben 357 comuni contro i 319 attuali delimitati nel 1927 pari a 32500 ha

Le zone storiche oggi conosciamo risultano

- La Montagne de Reims
- La Vallée de la Marne
- La Côte des Blancs
- La Côte des Bar

Champagne

I 4000 ettari nuovi consentiranno di incrementare la produzione di altri 45 milioni di bottiglie. Il tutto rappresenta una vera e propria manna per i produttori e possessori delle terre “nominate”, il valore medio del terreno si e’ infatti moltiplicato per 200 volte passando da 2500/7500 Euro per ettaro, valore commerciale del terreno agricolo, a 400.000 / 1 milione di euro per ettaro valore commerciale di un vigneto per la produzione di champagne.
Questo spiega come i comuni in lizza fossero oltre 300 ! Il giro di affari dello champagne e’ spaventoso con oltre 5 miliardi di fatturato, 15.000 agricoltori, raggruppati in 180 marchi e 100 maisons. Ovviamente il tutto dovra’ essere approvato dal consiglio di stato e sono prevedibili i ricorsi dei comuni esclusi..tutto il mondo e’ paese quando si tratta di Euri..tra trafile burocratiche, impianto e messa in produzione dei vitigni e piu’ nobile tempo di affinamento nelle cantine sotterranee le prime bottiglie della nuova zona non vedranno quindi la luce prima del 2015.

Lo champagne dunque non teme crisi , recessioni o crollo delle borse…mi chiedo solo se andando avanti di questo passo se l’AOC sara’ estesa fino a varcare i confini nazionali magari in Inghilterra o in Italia !

Davide

Canavese : terra da Vino. Serata didattica sui vini del territorio

Posted on Marzo 14th, 2008 in Articoli, Degustazioni by arzaman

Il 13 marzo l’AIS del Canavese ha organizzato presso l’hotel Erbaluce un interessante seminario-serata cone tema “I vini del territorio”.

Canavese

La serata, rivolta principalmente ai corisiti del 2° livello alle prese dello studio della enografia italiana del mondo ma aperto a appassionati (grazie per invito), aveva uno scopo che non si puo’ che condividere : se lo scopo principale del Sommelier, come recita il nostro statuto e’ “svolgere ogni attività, di carattere culturale, didattico ed editoriale, per propagandare la conoscenza e il consumo dei vini e di altre bevande alcoliche e per valorizzare l’enogastronomia italiana” , un bravo sommelier non puo’ non conoscere a fondo i vini del proprio territorio e diventarne quindi ambasciatore.

Canavese

L’approfondimento della conoscenza puntuale del territorio da tutti i punti di vista e’ stato quindi il filo conduttore di tutta la serta culminata poi nella degustazione di 7 vini “locali” espressione del panorama vitivinicolo canavesano alcuni dei quli vere e proprie “chicche”.

La parte iniziale, per me che non sono Canavesano ma “importato”, e’ stata davvero interessante ma dalla curiosita’ e attenzione delle persone in sala penso che molte delle informazioni fornite da Domenico non fossero note ai piu’ ! Ragione in piu’ per plaudere a questa iniziativa dell’AIS

A iniziare dal quadro geologico con la formazione dell’anfiteatro morenico alle particolarita’ della tradizione enologica canavesana ma soprattutto all’inquadramento storico culturale. Pensare che nel 1819 in canavese c’erano 12.000 ettari vitati pari a 4 volte attuale superficie di Langhe e Roero e’ davvero “sconvolgente”.
I documenti storici poi che illustrano come a fine 800 mentre i piu’ blasonati vini di langa stavano avendo il loro natali l’Erbaluce gia’ vinceva premi all’esposizione universale di Parigi e’ stata un’altra rivelazione. Esaustiva ed approfondita la parte piu’ tecnica su vitigni e disciplinari…il tutto condito con aneddoti e curiosita’ oltre alla contagiosa passione di Domenico

La degustazione e’ stata lunga e Impegnativa in ordine abbiamo degustato
Vini canavese

San Giorgio, Spumante metodo classico dell’azienda Cieck
Uno spumante millesimato a base Erbaluce che fa 36 mesi sui lieviti e che nella annata 2001 ha ricevuto il nastro doro al concorso nazionale Spumati d’Italia.
Il millesimo 2003 in degustazione presentava alla vista un bel colore paglierino/verdolino una efevescenza fine ma non troppo persistente (almeno il mio bicchiere). Un buon naso inteso con note soprattutto floreali (pesca/acacia/baincospino) e fragranti. Al palato l’acidita’ tipica dell’erbaluce equilibrata da alcol e una piacevole frutto ma non sostenuta tuttavia da una adeguata effervescenza…dopo pochi minuti il mio campione era quasi un erbaluce “fermo”…buona ma non eccezionale la persistenza.

Sempre in tema Erbaluce abbiamo proseguito con La Rustia Erbaluce di Caluso DOC della azienda Orsolani
En primeur abbiamo avuto il piacere di assaggiare la vendemmia del 2007. Ho avuto piu’ volte il piacere di assaggirare questo vino e abbiamo anche fatto una verticale dello stesso..quello che mi ha colpito di questo assaggio e’ stata la particolarita’ dei profumi…grande intesita’ e finezza in un bouquet di profumi anche non convenzionali. Oltre alle componenti floreali acacia,ginestra, biancospino spiccava la nota agrumata di mandarino e anche profumi piu’ esotici (tecniche di cantina?) . Freschezza e sapidita’ da vendere e una non lunghissima persistenza completano panorama organolettico di questo vino che va sicuramente riassaggiato un po’ piu’ in la nel tempo.

Siamo poi passati a un Canavese Rosso DOC dal nome Bric della Azienda Agricola Vezzetti di Aglie’ . Un mix di Barbera e Freisa come consentito per questa tipologia dal disciplinare e imbottigliato a Carema. Il campione in degustazione contestualizzato nelle sua tipologia presentava all’esame olfattivo una nota poco fine di “ridotto”. Al gusto un vino semplice un po’ vinoso e non troppo strutturato.

Il successivo campione era una vera e propria “rarita’’” un Neretto in purezza dell’azienda Cieck.
Due parole su questo vitigno, ll Neretto di San Giorgio è un vitigno che occupava una posizione predominante nella viticoltura del Canavese occidentale, oggi confinato a poche migliaia di ceppi. E’ un vitigno molto vigoroso, adatto alla pergola, produce una uva meno acida e piu’ equilibrata del Barbera molto ricca di colore e scarica di tannini e da vini molto alcolici da bere giovani. Per questi suoi tratti e’ tipicamente usata in uvaggio. Il Neretto di Cieck e’ vinificato con una breve macerazione e un passaggio in botte per arricchirne la complessita’.
All’esame visivo si presentava di un rubino molto intenso e cupo con una massa colorante impenetrabile. Non molto intenso al profumo con una base di frutti rossi e una nota ancora vinosa e un po’ acerba. Alcuni hanno percepito un leggero spunto acetico..a mio avviso era piu’ un carattere vinoso e un po’ erbaceo. Al gusto caldo, di impatto, sbilanciato sulle durezze , un po’ brusco e leggermente tannico. L’abbinamento proposto e’ stato con i fagioli grassi per rimanere nella tradizione.
Insomma da provare come tutte le rarita’ frutto di lavoro e passione alla riscoperta di vitigni autoctoni.

Siamo poi saliti di spessore con un Carema etichetta bianca riserva 2003 Cantina dei Produttori di Carema.
La cosa che subito ha colpito tutti di questo vino e’ il colore: un granto gia’ virato verso l’aranciato che non ci si aspetta per un vino del 2003 (frutto dell’annata eccezionalmente calda??). Per il resto un nebbiolo di montagna con tutti gli attributi, consistente, intenso e complesso con sentori di frutta e confettura ma molti terziari (tabacco doclce, cacao , liquirizia, cuoio) al palato caldo morbido con tannini evoluti della botte e in definitiva ben equilibrato e facile e pronto da bere.

E infine gran finale con due passiti di Erbaluce, forse la massima esperessione di vitigni, territorio e tradizione.
Il Sule’ del 2003 di Orsolani e un passito realizzato da un produttore artigianale (di cui non ricordo il nome) del 2000. Sul primo piu’ volte degustato e pluripremiato non mi soffermo molto, tutti i tratti di un grande passito..grande intensita’ e complessita’ olfattiva (dalla frutta secca allo smalto al caramello all’albicocca al datter al miele) e grande palato sostenuto da una struttura acida e sapidita’ tipica del vitigno.
Il secondo nella sua genuinita’ e rispetto della tradizione non sfigurava, un bel colore dorato/ambrato, meno intenso e complesso del Sule’, forse un po’ troppo dolce e con una forte nota ferrosa nel retrogusto finale che stonava un po’…ma nel complesso un buon passito della tradizione.

Serata quindi lunga e interessante, concludo con un commento del mio amico e collega Ivan che contagiato dalla passione trasmessa dalla serata valutava la possibilita’ di recuperare le vigne del nonno…speriamo lo stesso effetto sia sortito sugli altri.

Davide

RFID e codice a barre 2D: e-wine la rivoluzione delle etichette del vino

Posted on Marzo 12th, 2008 in Articoli by arzaman

Ancora uno spunto sulla tecnologia applicata al vino: al Cebit di Hannover , la piu’ importante rassegna tecnologica del vecchio continente e’ stato presentata una tecnologia per consentire la tracciabilita’ del vino attraverso etichette elettroniche
Il progetto prende il nonme di e–wine tracking bottle e l’idea di arricchire le informazioni sulla retroetichetta della bottiglia consentendo una tracciatura completa del prodotto non e’ una novità assoluta basti pensare all’iniziativa del consorzio del chianti classico attraverso SMS (vedi articolo dell’amico Massimo Sozzi)..la novita’ in questo caso e’ data dalla tecnologia: RF-ID e Barcode 2D

e-wine

Sono due tecnologie di “etichette intelligenti” ..la prima traducibile in Radio Frequency Identification si basa sulla lettura a distanza di informazioni contenute in un tag RFID ovvero in una etichetta che contiene un microchip, una antenna per irradiare e prendere “energia”. La tecnologia RIFD è considerata per la sua potenzialità di applicazione una tecnologia general purpose (come l’elettricità, la ruota, etc) e presenta un elevato livello di pervasività e nell’immediato futuro troveremo queste etichette intelligenti praticamente ovunque./ Con gli RFID, grazie allo sviluppo passato delle tecnologie dell’informazione e di internet, è possibile creare una “internet of things”, ovvero mettere in rete oggetti o cose…fare “parlare” tra loro gli oggetti.

Nel caso della vino la lettura delle informazioni avviene accostando la bottiglia dotato di RFID tag a ,un palmare o un totem predisposto a ricevere il segnale radio. In questo modo si può ripercorrere la storia del vino, dai processi di trasformazione in cantina ai trattamenti che hanno ricevuto le uve confluite nella bottiglia. Il servizio è completato da una garanzia di autenticità della bottiglia e fornisce informazioni di marketing.

I codici a barre bidimensionali sono una evoluzione dei comuni codici a barre e sono detti anche SemaCode. La cosa interessante e’ che sono leggibili attraverso un cellulare dotato di fotocamera. Numerose infatti sono le applicazioni per telefonini che consentono acquisita la foto di decodificare le informazioni ed eventualmente collegarsi a un sito internet il cui link e’ contenuto nel codice stesso.

barcode 2d

Avvicinando quindi il cellulare alla bottiglia sullo scaffale o al tavolo otterremo nuovamente le informazioni di cui sopra.

Se volete provare come funzionano e avete un cellulare Java con fotocamera niente di piu’ facile….scaricate appliccazione a link qua sotto

SemacodeReader

Stampate il codice 2D qua sotto, acquisitelo con la fotocamera e sarete ridiretti al nostro sito !

Mysobry

Trovo che tutto cio’ che rende piu’ consapevole il consumatore del prodotto che ha nel bicchiere sia assolutamente utile…conoscere zona di produzione, produttore, note e caratteristiche del vino crea cultura del bere e consapevolezza. Anche in questo caso il ruolo del sommelier o professionista nel vino nel consigliare , educare, promuovere non puo’ venire meno.

Aspettiamo quindi di trovare sullo scaffale le prime e-bottiglie !!

Davide

Naso e lingua artificiali per un sommelier-robot elettronico..e’ la fine..

Posted on Marzo 11th, 2008 in Articoli by arzaman

Ci siamo non e’ una news che viene dalla Silicon Valley o dal Giappone ma dalll’università di Milano ha sviluppato una tecnologia elettronica in grado di degustare e riconoscere i vini !! Pazzesco….ma e’ proprio cosi’ e in Italia !!

E’ la fine…niente piu’ ore e ore passate a qualificarsi come sommelier ..a studiare, migliorare, affinare le capacita’ gusto olfattive personali…niente piu’ esperimenti con le essenze della valigetta Le Nez du Vin…e soprattutto niente piu’ degustazioni spettacolari e dibattiti se si sente il timo serpillo o la pipi’ di gatto…tutto finito…tutto sostituito dall NASO ELETTRONICO…implacabile e infallibile

naso elettronico

Saro’ catastrofista ma la notizia pubblicata ieri dal Corriere della Sera ha dell’incredibile: il robot sommelier dopo un assaggio di 53 campioni ha indovinato vitigno, regioni di provenienza e proprietà organolettiche…meglio indubbiamente di un qualsiasi sommelier professionista…meglio di un indovino ! Ricordo che al master del Nebbiolo anche il supercampione Ivano Antonini ebbe una percentuale di riconoscimento ben piu’ basso (non a suo demerito ma a testimonianza della complessità dell’impresa)

l’impeccabile sommelier ha indovinato il vitigno - Barbera - le due regioni di provenienza delle bottiglie e le proprietà organolettiche di ciascuna - dall’aroma fresco e fruttato all’alto tasso di acidità, dall’intensità del colore rosso rubino all’insidiosa presenza di muffe nel tappo -, senza commettere il minimo errore. Il sommelier robot e’ stato messo a punto dal Prof. Saverio Mannino, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche dell’università di Milano, e l’aritcolo e’ finito sul Washington Post e presumo che gli americani super hitech andranno pazzi della invenzione per i loro vini della Napa e Sonoma valley..gia’ me li vedo a classificare i vini secondo criterio assoluto

Ma vi immaginate gli scenari…??
Al ristorante il povero sommelier umano vi stappa una bottiglia (o magari lo fa il robot stesso)…voi asserite che sa di tappo e lui tirerà fuori il naso elettronico che decreterà inesorabilmente che avete torto..e vi bevete la bottiglia zitti e mosca.

Oppure nei concorsi di degustazione…si arriverà come negli scacchi agli umani che sfidano I robot sommelier a botte di tannini e polialcoli

O ancora nella attribuzione dei punteggi sulle guide dei vini..niente piu’ punteggi di parte…lobby..il punteggio e’ assoluto ! decretato dal naso al silicio ! invece di 5 grappoli metteremo 5 transitor

Va beh non resta altro che rassegnarsi…e confidare che il sommelier robot ha della strada da fare visto che fino ad ora il naso umano ha la fantastica sensibilità per cui riesce a percepire le “parti per triliardo (mille miliardi) !!” mentre l’equivalente di silicio “le parti per milione” ma soprattutto , come commenta il Washington Post «Nessuna macchina al mondo è in grado di inventarsi il linguaggio astruso e pomposo tipico dei sommelier» «Ci vuole la specialissima abilità umana nel creare iperboli per descrivere accuratamente un vino»….siamo salvi !!

Davide

Vino Fortificato Merlino : un Porto Vintage all’Italiana

Posted on Marzo 11th, 2008 in Degustazioni by arzaman

Alla ricerca di un qualcosa da abbinare al pandolce genovese nella versione rigorosamente “bassa” ricco di uvetta, zibibbo, pinoli , scorza arancia , cedro e tutte le prelibatezze di questo dolce ligure mi sono ricordato di una bottiglia di “Merlino” acquistato in una settimana bianca in trentino. La scoperta e’ l’abbinamento e’ stato quanto mai piacevole per cui ve lo racconto !

L’acquisto era avvenuto a seguito di un interessante articolo sulla rivista Il Mio Vino in cui il patron della Pojer e Sandri descriveva la nascita per certi aspetti anche difficile..a iniziare dalla denominazione: Vino Rosso Fortificato in quanto non incasellabile in altra dicitura.

Merlino

La descrizione di come viene prodotto rende l’idea della atipicita’ e unicita’ nel panorama Italiano di questo vino. Il Merlino nasce da uve Lagrein raccolte molto matura che vengono poi messe per 1-2 notti in cella frigorifera per abbassarne la temperatura. Dopo la diraspatura gli acini non pigiati vengono posti delicatamente in un serbatoio dove sostano per una macerazione a freddo per 5-6 giorni per aumentare l’estrazione dei colori. Poi gli acini vengono pigiati ed avviene la fermentazione in acciaio che viene interrotta a 4-5 gradi di alcol svolto utilizzando un brandy distillato e maturato nell’azienda a sua volta ricavato da due varieta’ locali,la schiava e il lagarino, e invecchiato più di 10 anni.

Da qui mi e’ venuto il paragone con il porto visto che la tecnica di blocco della fermentazione con acquavite e’ la stessa. La differenza in questo caso e’ che l’alcol utilizzato per fortificare il vino e’ affinato per 10 anni e non e’ neutro ma presenta quindi un suo carattere distintivo.

La fase di fortificazione e’ molto importante miscelare molto bene la massa in modo che l’alcol del brandy non crei “ustioni” al vino squilibrandolo: per questo motivo la temperatura del distillato viene portata a circa meno 15°C e l’aggiunta viene fatta in rimontaggio fino al raggiungimento della gradazione alcolica definitiva di 20 gradi. In questo modo si “fotografa” il mosto vino con tutti gli aromi, i caratteri di fragranza, gli zuccheri residui attorno ai 100-120 grammi/litro e nel contempo si inibiscono i lieviti e i batteri raaggiungendo la stabilità biologica e l’infermentescibilità.

Dopo qualche giorno il Merlino viene posto negli stessi fusti di rovere che contenevano il brandy per circa 6 mesi, in modo da ottenere un illimpidimento spontaneo e un migliore amalgama. Segue l’imbottigliamento e la commercializazzione. Se quindi proseguiamo il paragone con il porto potremmo classificarlo come un porto “vintage”

Veniamo alle note degustative…la prima cosa che colpisce e’ il colore, violaceo, vinoso, cupo e intenso…a me ricorda il colore del sangue venoso. Grande consistenza (19 gradi) e grande intensita’ olfattiva: su tutti la ciliegia , la marasca o meglio ancora quelle ciliegie selvatiche nere con tutto nocciolo..ma sotto il frutto la spezia dolclce (chiodi di garofano) la vaniglia, il cacao, la mandorla…. Al palato e’ caldo, avvolgente, non eccessivamente dolce, un abboccato/amabile, con ancora evidenza il frutto e qualche tratto vinoso e tannico, l’alcol si sente ma non e’ eccessivo…grande equilibrio e grande persistenza.

Interessante sarebbe capire come puo’ evolvere questo vino nel tempo…di nuovo rifacendosi ai Porto Vintage che hanno affinamenti in bottiglia di lunghezza infinita sarebbe interessante riporvarlo tra qualche anno…le chance che evolva ci sono tutte.

L’abbinamento con il pandolce Genovose assolutamente perfetto…niente eccessi di zuccheri, alcol a contrastare grassezza, grande concordanza di armoaticita’ e speziatura

In definitiva un prodotto di nicchia, molto interessante, coraggioso e unico nel genere di prezzo ragionevole (20E la bottiglia da ½ L) , da provare se si trova (solo 10.000 bottiglie prodotte)..

Davide

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