Cinema e Vino..i film che hanno come protagonista la bottiglia

Posted on Gennaio 31st, 2008 in Articoli by arzaman

Il vino e ingenerale le tematiche enogastronomiche influenzano sempre di piu’ le produzioni cinematografiche in particolare Holliwodiane. In un connubio sempre piu’ stretto l’accopiata vino-cinema viene spesso anche utilizzata per promuovere una regione o una cultura enologica nella eterna rivialita’ tra le zone viti-vinicole del mondo.
A cominciare è stato, nel 2005, il documentario Mondovino. Poi, l’anno successivo Sideways e infine, con un attore d’ecezione, l’ex gladiatore Russell Crowe, Un’ottima Annata.

Di questo stampo dovrebbe essere un film di prossima immissione nelle sale Bottle Shock improntato sulla storica degustazione di vini californiani tenutasi a Parigi il 1976. Durante quella degustazione fu sancito definitivamente che i vini della California erano buoni quanto quelli francesi.

Bottle Shock

La breve trama che ho recuperato e’ la seguente: al figlio del proprietario di un’azienda vinicola, Bo (Chris Pine), viene affidata la società del padre e decide di rappresentare la Napa Valley presso un concorso dominato prevalentemente da aziende vinicole francesi

Il film di prossima uscita mi da modo di ricordare le altre celebri produzioni cinematografiche sopra citate che hanno come caratteristica quella ad avere come protagonista principale il vino

Sideways - In viaggio con Jack

Il film statunitense del 2004, diretto da Alexander Payne e tratto dall’omonimo romanzo di Rex Pickett, è probabilmente il primo vero grande tributo del cinema al vino, studiato sin nei minimi particolari, citando vitigni, annate ed etichette.

Sideways

Principalmente vini californiani, dal Syrah Andrew Murray riserva ‘97 all’Highliner Hitching post, un ottimo pinot nero. Qualche spazio e’ riservato ai francesi (primo fra tutti uno Chateau Cheval Blanc del ‘61, nientemeno che un Bordeaux St Emilion Grand Cru, roba da circa 16.000 euro). Un solo italiano ha l’ onore di essere citato: l’ eccellente Sassicaia ‘88, valore di mercato 1.500 Euro.

La trama: per festeggiare la sua ultima settimana da scapolo Jack, ex attore di soap, parte per un viaggio con il suo vecchio amico Miles, scrittore fallito, mai ripresosi dal divorzio. Benché le loro aspettative siano completamente diverse, Jack vuole solo godersi qualche avventura extra coniugale mentre Miles non pensa altro che alla sua passione per il vino, i due trovano un certo equilibrio. Sulla loro strada però incontrano due donne molto speciali che fanno loro mettere in discussione alcune consolidate certezze. Jack pensa per un attimo a rinunciare al proprio matrimonio per iniziare una nuova vita e un nuovo amore, ma subito dopo si rende conto di non poter vivere senza la sua futura sposa. Mentre Miles riesce finalmente a lasciarsi alle spalle la ex-moglie e ricomincia a guardare al futuro con una timida speranza.

Questa la trama ma il film e’ tutto “on the road” per i vigneti californiani (non nella blasonata Napa Valley, ma attraverso la Santa Ynez Valley, Buellton, la comunità di artisti di Los Olivos, Lompoc, la Purisma Mission e il ristorante “Hitching Post”) e giocato sul dualismo delle due personalita’ dei protagonisti cosi’ come la sfida tra il Cabernet e il Pinot. Qquest’ultimo è il re dei vini, una vigna dura da coltivare filosofeggia Miles “molto sensibile, delicata..non è una vecchia pellaccia come il Cabernet, che può crescere dappertutto e dà ottime uve anche se trascurata. Il Pinot richiede cure e attenzioni costanti”. Descrizione che è si riflette in toto nel carattere dei due protagonisti, il Miles-Pinot, con le stimmate della sensibilità, il Jack-Cabernet, con le cicatrici da pellaccia, il tipo che consuma vino e donne con la medesima superficialità.

Naturalmente nel film, si beve molto. Si comincia con uno spumante a base di Pinot nero californiano (Byron del 92) e si finisce con uno Chateau Cheval Blanc del 61. Ma c’è spazio anche per un grande italiano: un Sassicaia 1988, definito “bottiglia decisiva” dall’attraente Maja (Virgina Madsen) sommelier di cui il depresso Miles finirà per innamorarsi.

Mondovino

Un film documentario uscito negli USA nel 2004 e presentato lo stesso anno a Cannes dalla regia di Jonathan Nossiter regista ma anche enologo !

mondovino

Mondovino è un’ indagine, forse la piu’ accurata mai realizzata attraverso il cinema, sui problemi che in tempo di globalizzazione deve affrontare un’ industria indissolubilmente legata al territorio come quella del vino. Con la sua macchina da presa e il suo amore per il vino, Nossiter ha girato dalla Borgogna alla Napa Valley californiana, da Volterra all’Argentina, da Londra a Firenze, da New York a Bordeaux, dalla Sardegna al Brasile, nei luoghi spesso magnifici ma anche malinconici, dove da anni si sta svolgendo la guerra silenziosa del vino, tra le enormi imprese che producono centinaia di milioni di bottiglie e i piccoli produttori innamorati dei loro pochi ettari di terra: tra l’imperialismo enologico americano che cerca partnership sui terreni di maggior fama vinicola e il rifiuto della globalizzazione e del totale asservimento all’industria di una sempre più piccola casta europea

In poco piu’ di due ore il regista ha condensato una quantita’ enorme di materiale facendo uscire fuori un universo dove si combattono aspre battaglie in nome del denaro e del potere ma soprattutto di una sorprendente passione, che per una ragione o per l’ altra percorre un po’ tutti. Protagonista, tra gli italiani, la Tenuta di Ornellaia, vicino a Bolgheri, venduta dal marchese Lodovico Antinori ai californiani Mondavi e poi da questi rivenduta per meta’ agli storici rivali degli Antinori, i fiorentini marchesi de’ Frescobaldi. Ma c’ e’ anche un bel ritrattino del giovane Salvatore Ferragamo (dinastia delle scarpe) che nella sua tenuta del Borro, in Toscana, scherza col critico del ‘Wine Spector Magazine’ James Suckling, l’inventore del termine ‘Supertuscan’, usato per quei vini toscani che non rispettano le tradizionali leggi di denominazione del Chianti. La figura piu’ aspra del film e’ Michel Rolland, l’ enologo piu’ influente e costoso del mondo: francese, simpatico, con la battuta sempre pronta, e’ consulente tecnico non solo di oltre 400 vini doc di Bordeuax, ma di oltre 100 aziende sparse in 12 paesi tra cui appunto la Mondavi. Il consulente enologo che tiranneggia centinaia di vignaioli e fa affari in tutto il mondo, sempre in macchina, sempre col cellulare all’orecchio, mai una volta a visitare le vigne

Altro personaggio d’ eccezione e’ Robert Parker, il critico piu’ influente del mondo, capace di determinare con i suoi giudizi i prezzi dei vini di tutto il pianeta, Bordeaux inclusi. A mano a mano che il film mette a confronto produttori piccoli e grandi, critici, enologi, commercianti e perfino la massima autorita’ di Christie’s in fatto di vini (il compassatissimo Michael Broadbent) si delineano, sia pure con confini non sempre netti, due opposti fronti: quello dei grandi produttori, potenti critici e ricchissimi enologi che puntano principalmente a guadagni globalizzati e globalizzanti, e quello dei piccoli produttori legati al territorio, alla natura, alla cultura e fautori della diversificazione

Certo la globalizzazione e quindi la standardizzazione del vino non necessariamente lo peggiora, producendo anche vini di alta qualità, etichetta prestigiosa e massimo prezzo, e forse placando lo snobismo di tanti appassionati che la fanno lunga sul loro esperto palato: ma visto che questo è un film, perché non commuoversi davanti alla nostalgia, al senso di perdita dei vecchi nobili agricoltori, di fine di un modo di vivere: come dice un coltivatore sardo, “la malvasia era un vino di comunità, lo si beveva tra amici, rappresentava l’orgoglio e la dignità del lavoro. Il consumismo la sta cancellando, adesso se vai da qualcuno ti offrono il the”

Un ottima Annata

Un’ottima annata è una commedia romantica del 2006, diretta dal regista Ridley Scott, con Russell Crowe, che si ritrovano dopo il successo del gladiatore,e Albert Finney
Il film è ambientato in Provenza, una regione del sud-est della Francia. Le scene al vigneto sono state girate a Château La Canorgue durante la vendemmia del 2005 nell’area di Luberon, in Provenza.

Un Ottima Annata

Max Skinner è un abile banchiere specializzato in transazioni finanziarie. Consacrato al denaro nella City londinese, Max ha pochi amici e molti rivali, una vita pubblica in “piazza”, una privata inesistente. La morte improvvisa del vecchio zio Henry lo distrae dai guadagni a sette cifre e lo conduce in Provenza nei luoghi della sua infanzia. Tra le vigne della tenuta Max ritrova i sapori del suo passato, gli amici della fanciullezza e il fedele vigneron di zio Henry, e scopre quelli del suo futuro, l’illegittima figlia del defunto e la deliziosa locandiera, Fanny Chenal, che lo inebrierà più di un vino “da boutique”. Deciso a rientrare a Londra e ai suoi affari, Max cede la tenuta e l’azienda vinicola al miglior acquirente, quello che corrisponde gli interessi del cuore. Perché niente scalda come il sole e il vino della Provenza. Dopo aver carezzato l’idea di vendere il podere Max si fa conquistare dalla regione e dall’amore per la bella Fanny. Recede dall’intenzione di vendere tutto e resta a vivere nella casa dello zio insieme alla sua illegittima cugina e a fanny stessa, godendosi la vita - dopo essersi licenziato dall’agenzia di brokeraggio - e dedicandosi alla cura delle viti e dei propri cari

Insomma una favoletta aggiornata alle mode attuali, prima fra tutte il fascino dell’enologia e dei suoi misteriosi «vini da garage», che pur non avendo pedigree riconosciuti sono ricercatissimi dagli intenditori. Giusto un passatempo romantico per incrinare almeno un po’ la cappa di cinismo e di egoismo che sembra dominare questi anni.

Aspettiamo nuove pellicole speriamo non di egemonia USA !

Davide

A tutta pizza: serata di abbinamenti pizza e bollicine..

Posted on Gennaio 29th, 2008 in Articoli, Birra, Degustazioni, Pub,Birrerie,Viaggi Birrai by federica

Mercoledì 23 Gennaio ci siamo trovati presso la Trattoria Risorgimento di via Risorgimento 26 a Caltignaga (NO) per una serata a tutta pizza!!! Organizzata magistralmente dalla delegazione AIS di Novara.

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Uno spumeggiante (giusto per rimanere in tema) Guido Invernizzi affiancato da un più moderato ma preparatissimo in campo brassicolo Ugo Pampalone ci hanno regalato una serata con abbinamenti curiosi, durante la quale è stato possibile “giocare” con accostamenti più o meno azzardati tra cinque varietà di pizza preparate dalla bravissima Manuela e diverse qualità di birre e bollicine.

Invernizzi

Questa, in breve, la sequenza:

I. Abbinamento classico costituito da Pizza Margherita con Birra Lager Menabrea alla spina

menabrea

una mai deludente Lager a bassa fermentazione dall’aroma delicatamente luppolato che conferisce la giusta morbidezza. Una birra dal profilo ridotto, che presenta un discreto sapore amaro sufficiente a bilanciare la tendenza dolce derivante dal connubio di pasta e formaggio.
La pizza nella sua semplicità era morbida soffice, ma nello stesso tempo fragrante e ben cotta… a dimostrazione del’importanza degli ingredienti.

II. Pizza con controfiletto marinato ai porcini e scaglie di pecorino da degustare in accostamento ad una “Deus, brut des Flandres”.

deus

Questa Deus l’abbiamo trovata veramente straordinaria. Una birra a tripla fermentazione dove l’orzo maltato viene messo in tini con l’aggiunta di lieviti selezionati dove avviene la prima fermentazione ad alta temperatura; la seconda fermentazione fatta in autoclave e la maturazione sono effettuate in Belgio. Segue poi una rifermentazione in bottiglia e permanenza sui lieviti con tanto di tradizionale “remuage” rigorosamente manuale e “dégorgement” nella regione dello Champagne.
È una birra decisamente complessa caratterizzata da una famiglia olfattiva ampia che va dai fiori ai frutti esotici e alle spezie, con un sentore balsamico di estrema finezza. Il luppolo non emerge lasciando la giusta aromaticità. L’abbondante presenza di destrine proveniente dagli amidi conferisce un sapore caramellizzato notevolmente accentuato dalle basse temperature.
Una birra dotata di corpo e struttura da tenore alcolico elevato…se fosse stata servita “al buio” sarebbe stato difficile dire con certezza che si trattasse di birrra!
Direi che è assolutamente importante prestare attenzione alla temperatura di servizio che non deve essere superiore a 2-4° C

deus

III. Pizza bianca con tonno affumicato e olive taggiasche servita con Cellarius Rosè – Vintage 2003 di Berlucchi.

Berlucchi

Si percepisce fin da subito che l’abbinamento risulta maggiormente armonico con la birra precedente, l’aromaticità apportata dal tonno affumicato necessita di una morbidezza che riscontriamo nella birra. Da gestire come detto il discorso temperatura, l’innalzamento di questa ha infatti fatto prevalere un eccesso di malto alla fine un po’ stucchevole. Anche l’assenza del pomodoro tra gli ingredienti della pizza, che contrasterebbe con la freschezza del Rosè, non ci convince: l’abbinamento non si può definire riuscito! Birra batte spumante.

Berlucchi

IV. Pizza novarese con zola naturale e prosciutto cotto abbinata ad un Gouden Corulus Cuvèe Van Den Kaiser – Vintage 2007

Gouden

Ancora dalle Fiandre, una vera chicca! Rispetto alla precedente subisce una fermentazione più lunga e a temperatura più bassa. Vernice acetone, smalto chupa chupa, uva fragola…birra dal profilo sensoriale davvero complesso. La tendenza dolce e l’aromaticità provenienti dall’erborinatura del gorgonzola dolce si sposano meravigliosamente con la morbidezza della birra. Si tratta di un ottimo abbinamento per concordanza nel quale la struttura del cibo è ben tollerata dalla struttura della bevanda.
Questo è l’abbinamento che più ci ha entusiasmati e soddisfatti! Complimenti alla birra che è riuscita a reggere anche lo zola naturale.
Da notare che la birra risulta “millesimata” cosa abbastanza particolare per una birra…segno che possiamo permetterci di dimenticarne qualche bottiglia in cantina per provarla tra qualche anno.

Gouden

V.Pizza a sorpresa “Ruitora” abbinata a Nuova Cuvèe Prestige – Ca’ del Bosco (uvaggio: Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco).

Ca del Bosco

Bottiglia e packaging stuzzicanti: bottiglia trasparente, incartamento giallo, bella l’etichetta…una riserva di Ca’ del Bosco di tutto rispetto.
La pizza pluripremiata e decorata creata da Manulea in una notte tempestosa è condita con scaglie di mandorle formaggio bresaola e qualche altro ingrediente segreto che ci sfugge.
Il metodo classicosi sposa in modo eccellente con la tendenza dolce (pasta) e grassezza (formaggio) della pizza. Forti sentori di lieviti, di crosta di pane, sullo sfondo emergono note di frutta bianca sulle quali spicca la nota agrumata, di mela golden e pesca. In bocca presenta una buona freschezza accompagnata da bollicine perfettamente integrate. Anche in questo caso l’abbinamento è prefetto e per certi aspetti stupefacente.

Ca del Bosco

In definitiva una serata davvero particolare, sfiziosa, rilassata ma anche molto tecnica e didattica…organizzazione perfettamente con abbondanza di pizza e bollicine..e relatori e pizzaiolo d’eccezione…possiamo dire che valeva il viaggio !

Bottiglie

Per citare poi invernizzi per fare una cena di effetto non e’ necessatio diporre di un Krug del 23 e un astice appena pescato…basta un po’ di apertura mentale e fantasia.

Aspettiamo ora i colleghi di Novara in canavese per le nostre degustazioni e perche’ no assaggiare una delle birre di creazione mysobry tipo la “deep sleep stout” di recente produzione.

Federica&Davide

Materiale didattico serata Bolgheri

Posted on Gennaio 26th, 2008 in Articoli, Degustazioni by arzaman

Come promesso condivido con piacere il materiale didattico usato per la serata sui rossi di Bolgheri svoltasi a S. Giorgio canavese il 25 gennaio

Presentazione Rosso di Bolgheri

Clikka qua per scaricare presentazione

Spero sia di interesse per le numerose persone intervenute sia per chi ci legge !
Un suggeriemento personale: andate a visitare quel posto magico che nella serata del 25 abbiamo cercato di farvi assaporare attraverso i sui vini..troverete l’anima del vino!

A breve qualche foto e considerazione per la serata aperta a ogni commento.

grazie a tutti

Davide

Bolgheri: il Sassicaia e i suoi figli

Posted on Gennaio 23rd, 2008 in Articoli, Degustazioni by arzaman

Grande e impedibile serata organizzata dal AIS canavese venerdi’ 25 gennaio presso il Meta a S. Giorgio Canavese

Il titolo “Il rosso di Bolgheri” nasconde alcune delle etichette e vini piu’ blasonati e ricercati d’italia a partire ovviamente da un Sassicaia 2004 (annata giudicata ottima da enologi e coritici) al Ornellaia 2000 al Magari 2004 rosso bolgherese creato da Angelo Gaja ma anche Paleo Rosso 99 , Guado al Tasso 2000 e Grattamacco 2003.

Bolgheri rosso

Le condizioni per una bella serata ci sono tutte…grandi , grandissimi vini, un relatore “autocontono”, efervescente e istrionico come Leone a cui mi affianchero’ per supportarlo nella parte tecnica, un servizio dei colleghi AIS che sara’ sicuramente impeccabile.

Spero vi divertirete, che si crei atmosfera e approccio giusto a questi mostri sacri e soprattutto spero trasferivi interesse e passione per questo angolo di paradiso che ho avuto il piacere di visitare in un paio di occasioni e di cui non ci si puo’ non innamorare

al solito rimante online per il resoconto della serata..

Davide

A Madrid: Taberna del Alabardero

Posted on Gennaio 18th, 2008 in Articoli, Degustazioni, Soste MySobry by federica

Hola companeros,

al rientro da uno splendido viaggio a Madrid e prima che il solito tran-tran sciacqui via dalla mia mente i dettagli degli splendidi momenti trascorsi, stendo questi veloci appunti sulla capitale spagnola con qualche suggerimento per goderla al meglio. Madrid era una novità per me, l’impatto è certamente quello di una metropoli. Dal punto di vista architettonico la immaginavo più antica, invece ha una storia significativa solo dal 1600, quando divenne capitale al posto della vicinissima Toledo. A proposito, Toledo mi ha veramente incantata e a mio avviso rappresenta una meta irrinunciabile ad appena una settantina di km da Madrid! Chi ha un minimo di passione artistica non può assolutamente rinunciare al Museo del Prado dove sono racchiuse le incantevoli opere di Murillo, Ribera, Velazquez, Rubens, Dürer, Caravaggio, Tintoretto, Tiziano, Fra Angelico, Bassano, Van Dick, ecc.). Assolutamente da non sottovalutare è il Museo Real Accademia de bellas artes de San Fernando, che nonostante sia costituito da poche sale, custodisce alcuni tesori ancora di Murillo, Ribera, Zurbaran, Velazquez, Rubens, Goya ecc. Se amate l’arte moderna non dovete perdere il Centro de Arte Reina Sofìa, dove è custodito il Guernica di Picasso e molte altre opere del pittore. Sulla magnifica Plaza de Oriente si affaccia imponente il Palazzo Reale, l’affascinante Plaza Mayor merita senza dubbio una visita, come la turistica Puerta del Sol, qualche ora la si può poi dedicare ad una passeggiata o ad un po’ di jogging al Parco del Buen Retiro. Nel tardo pomeriggio è divertentissimo passare da un locale all’altro gustando le famose Tapas (stuzzichini di vario genere,a base di sottoaceti, sottoli, pesce, insaccati, formaggi, frittatine, frittelle, ecc.) rigorosamente accompagnati da almeno una “cagna” di birra. Alcuni di questi locali sono degli empori enogastronomici come il Museo de Jambon, un negozio pieno zeppo di prosciutti, salami e formaggi provenienti da ogni angolo di Spagna; qui è possibile assaggiare tapas e, volendo, anche comprare delizie della tradizione spagnola. Per una tapas non si spende meno di 6-10 euro.

Attenzione a Madrid non vi colpiranno positivamente:

Igiene e pulizia: lasciano entrambe molto desiderare…la prima in alcuni locali, la seconda in genere in tutta la città, la metropolitana in particolare è veramente ai limiti della decenza.

Gentilezza e garbo: cameriere, bariste, tapiste, assistenti ai musei, si sono mostrate spesso scontrose e poco disponibili, infastidite dalla richiesta di qualsiasi domanda che gli venga posta.

Prezzi: se li immaginate buoni, sappiate che sono molto allineati ai nostri.

Nota Positiva

A Madrid, a due passi da Plaza de Oriente, c’è però un posto da non perdere ed è la Taberna del Alabardero in Calle Felipe V, 6.

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Questo non è un semplice ristorante, ma un’istituzione dalle origini inconsuete. Qui potrete rilassarvi e gustare delle ottime tapas, ma meglio ancora una deliziosa cena in un ambiente elegante, ma non impegnativo ed estremamente confortevole, scoprire i sapori della cucina madrilena guidati con garbo dal responsabile di sala Antonio Martinez e dal giovane, ma preparatissimo sommelier Jaime Anasagasti.

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La storia della Taberna del Alabardero è veramente originale, così come è unica la sua filosofia. A raccontare origine e missione della Taberna è lo Chef Roberto Hierro Fernandez, Cuoco dell’anno in Spagna con la sua equipe. Roberto ci ha raccontato che la Taberna è nata nel 1974 a Madrid per iniziativa di Don Luis Lezama, un sacerdote che voleva avviare un’iniziativa sociale con lo scopo di creare posti di lavoro per una nuova gioventù formata e preparata che avrebbe dovuto supportare la trasformazione del paese. La filosofia della Taberna, ora diventata Grupo Lezama, è riassunta nel motto “ non dar pesce senza insegnare a pescare”. All’interno del gruppo esiste una scuola di formazione per cuochi, nella quale Roberto con altri colleghi è uno degli insegnanti. Ogni Taberna è un centro di produzione vocata al servizio, guidata con volontà educativa che aiuta i giovani ad emergere dall’emarginazione sociale dando loro un’opportunità di lavoro qualificato. La considerazione finale del gruppo è che “ dove non si ha formazione, non si ha motivazione e senza motivazione non si hanno risultati”. La Taberna del Alabardero è a Madrid, Siviglia, Marbella e a Washington negli USA. Le sue scuole di formazione alberghiera sono per ora a Siviglia e Marbella ma se ne aggiungeranno altre in varie parti del mondo.

Vi posso assicurare che la professionalità e la qualità è veramente elevata alla Taberna del Alabardero. Ero a cena con amici, uno dei quali, Luis, aveva anche vissuto in passato a Madrid e ci ha fatto da guida alla scoperta della città. Ci orientiamo tutti sul pesce. Pulpo a la Gallega e Sopa de Pescados y mariscos con su tartar y concentrado al pernod come antipasto e poi per secondo Dorada en crosta de sal con compota de tomate y albahaca e Chipirones enceballados con arroz cremoso de mejillones escabechados y su tinta. La scelta del vino è difficile, la carta è ben fornita, ma districarsi tra le etichette non è facile. Il bianco è d’obbligo ma quale? Conosco alcuni vitigni e qualche zona, ma da qui ad azzeccare un abbinamento è più difficile di fare un terno al lotto. Qui entra in gioco Jaime. Ci suggerisce un Ribera del Duero, Jose Pariente Verdejo 2006 della Bodegas y Vinas Dos Victorias del quale non siamo stati immediatamente convinti, in quanto incuriositi dall’assaggiare un vitigno nuovo ai nostri palati. Qui Jaime ha puntato i piedi dicendo che, secondo lui, quello era il miglior abbinamento possibile disposto a cambiarcelo se non ci fosse piaciuto. Ebbene, aveva ragione lui, un ottimo vino, fresco, abbastanza sapido, persistente dai sentori fruttati di pesca bianca e salvia che si amalgamava benissimo coi piatti che avevamo scelto. Questo è ciò che dovrebbe sempre fare un sommelier, suggerire e a volte rischiare, pur di esaltare le qualità di un vino e di un piatto. Se non avessimo incontrato Jaime alla Taberna del Alabardero, forse questo articolo non lo avrei mai scritto. Grande potenziale di una professionalità ancora tutta da esprimere.

Quando siamo giunti al dessert, Jaime ci ha fatto letteralmente emozionare. Avevamo scelto un dolce a base di arancia e mousse al cioccolato che farciva un “tubo” di zucchero caramellato ed un dolce al caffè e cacao coi quali il giovane sommelier ci ha servito un Pedro Ximenez delle Bodegas Tradicion di Jerez de la Frontiera, un V.O.S. 20 anos , scurissimo, dai deliziosi aromi di frutta appassita, cacao e note torrefatte, Denso, dolce e caldo, ma non stucchevole. Semplicemente perfetto coi dolci al cioccolato.

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Con un dolce al riso e mela cotogna invece Jaime ha accostato un moscatello leggermente appassito con un risultato sublime.

Abbiamo fatto una cena indimenticabile, conosciuto persone capaci e cortesi, un locale che non ho timori di raccomandare anche per il conto finale che è stato più che corretto (circa 60 € a testa).

Tanti saluti ancora a Roberto, Jaime, Antonio e buona fortuna alla Taberna del Alabardero ed al suo spirito nobile.

Ciao a tutti

Fede