Cinema e Vino..i film che hanno come protagonista la bottiglia
Il vino e ingenerale le tematiche enogastronomiche influenzano sempre di piu’ le produzioni cinematografiche in particolare Holliwodiane. In un connubio sempre piu’ stretto l’accopiata vino-cinema viene spesso anche utilizzata per promuovere una regione o una cultura enologica nella eterna rivialita’ tra le zone viti-vinicole del mondo.
A cominciare è stato, nel 2005, il documentario Mondovino. Poi, l’anno successivo Sideways e infine, con un attore d’ecezione, l’ex gladiatore Russell Crowe, Un’ottima Annata.
Di questo stampo dovrebbe essere un film di prossima immissione nelle sale Bottle Shock improntato sulla storica degustazione di vini californiani tenutasi a Parigi il 1976. Durante quella degustazione fu sancito definitivamente che i vini della California erano buoni quanto quelli francesi.
La breve trama che ho recuperato e’ la seguente: al figlio del proprietario di un’azienda vinicola, Bo (Chris Pine), viene affidata la società del padre e decide di rappresentare la Napa Valley presso un concorso dominato prevalentemente da aziende vinicole francesi
Il film di prossima uscita mi da modo di ricordare le altre celebri produzioni cinematografiche sopra citate che hanno come caratteristica quella ad avere come protagonista principale il vino
Sideways - In viaggio con Jack
Il film statunitense del 2004, diretto da Alexander Payne e tratto dall’omonimo romanzo di Rex Pickett, è probabilmente il primo vero grande tributo del cinema al vino, studiato sin nei minimi particolari, citando vitigni, annate ed etichette.
Principalmente vini californiani, dal Syrah Andrew Murray riserva ‘97 all’Highliner Hitching post, un ottimo pinot nero. Qualche spazio e’ riservato ai francesi (primo fra tutti uno Chateau Cheval Blanc del ‘61, nientemeno che un Bordeaux St Emilion Grand Cru, roba da circa 16.000 euro). Un solo italiano ha l’ onore di essere citato: l’ eccellente Sassicaia ‘88, valore di mercato 1.500 Euro.
La trama: per festeggiare la sua ultima settimana da scapolo Jack, ex attore di soap, parte per un viaggio con il suo vecchio amico Miles, scrittore fallito, mai ripresosi dal divorzio. Benché le loro aspettative siano completamente diverse, Jack vuole solo godersi qualche avventura extra coniugale mentre Miles non pensa altro che alla sua passione per il vino, i due trovano un certo equilibrio. Sulla loro strada però incontrano due donne molto speciali che fanno loro mettere in discussione alcune consolidate certezze. Jack pensa per un attimo a rinunciare al proprio matrimonio per iniziare una nuova vita e un nuovo amore, ma subito dopo si rende conto di non poter vivere senza la sua futura sposa. Mentre Miles riesce finalmente a lasciarsi alle spalle la ex-moglie e ricomincia a guardare al futuro con una timida speranza.
Questa la trama ma il film e’ tutto “on the road” per i vigneti californiani (non nella blasonata Napa Valley, ma attraverso la Santa Ynez Valley, Buellton, la comunità di artisti di Los Olivos, Lompoc, la Purisma Mission e il ristorante “Hitching Post”) e giocato sul dualismo delle due personalita’ dei protagonisti cosi’ come la sfida tra il Cabernet e il Pinot. Qquest’ultimo è il re dei vini, una vigna dura da coltivare filosofeggia Miles “molto sensibile, delicata..non è una vecchia pellaccia come il Cabernet, che può crescere dappertutto e dà ottime uve anche se trascurata. Il Pinot richiede cure e attenzioni costanti”. Descrizione che è si riflette in toto nel carattere dei due protagonisti, il Miles-Pinot, con le stimmate della sensibilità, il Jack-Cabernet, con le cicatrici da pellaccia, il tipo che consuma vino e donne con la medesima superficialità.
Naturalmente nel film, si beve molto. Si comincia con uno spumante a base di Pinot nero californiano (Byron del 92) e si finisce con uno Chateau Cheval Blanc del 61. Ma c’è spazio anche per un grande italiano: un Sassicaia 1988, definito “bottiglia decisiva” dall’attraente Maja (Virgina Madsen) sommelier di cui il depresso Miles finirà per innamorarsi.
Mondovino
Un film documentario uscito negli USA nel 2004 e presentato lo stesso anno a Cannes dalla regia di Jonathan Nossiter regista ma anche enologo !
Mondovino è un’ indagine, forse la piu’ accurata mai realizzata attraverso il cinema, sui problemi che in tempo di globalizzazione deve affrontare un’ industria indissolubilmente legata al territorio come quella del vino. Con la sua macchina da presa e il suo amore per il vino, Nossiter ha girato dalla Borgogna alla Napa Valley californiana, da Volterra all’Argentina, da Londra a Firenze, da New York a Bordeaux, dalla Sardegna al Brasile, nei luoghi spesso magnifici ma anche malinconici, dove da anni si sta svolgendo la guerra silenziosa del vino, tra le enormi imprese che producono centinaia di milioni di bottiglie e i piccoli produttori innamorati dei loro pochi ettari di terra: tra l’imperialismo enologico americano che cerca partnership sui terreni di maggior fama vinicola e il rifiuto della globalizzazione e del totale asservimento all’industria di una sempre più piccola casta europea
In poco piu’ di due ore il regista ha condensato una quantita’ enorme di materiale facendo uscire fuori un universo dove si combattono aspre battaglie in nome del denaro e del potere ma soprattutto di una sorprendente passione, che per una ragione o per l’ altra percorre un po’ tutti. Protagonista, tra gli italiani, la Tenuta di Ornellaia, vicino a Bolgheri, venduta dal marchese Lodovico Antinori ai californiani Mondavi e poi da questi rivenduta per meta’ agli storici rivali degli Antinori, i fiorentini marchesi de’ Frescobaldi. Ma c’ e’ anche un bel ritrattino del giovane Salvatore Ferragamo (dinastia delle scarpe) che nella sua tenuta del Borro, in Toscana, scherza col critico del ‘Wine Spector Magazine’ James Suckling, l’inventore del termine ‘Supertuscan’, usato per quei vini toscani che non rispettano le tradizionali leggi di denominazione del Chianti. La figura piu’ aspra del film e’ Michel Rolland, l’ enologo piu’ influente e costoso del mondo: francese, simpatico, con la battuta sempre pronta, e’ consulente tecnico non solo di oltre 400 vini doc di Bordeuax, ma di oltre 100 aziende sparse in 12 paesi tra cui appunto la Mondavi. Il consulente enologo che tiranneggia centinaia di vignaioli e fa affari in tutto il mondo, sempre in macchina, sempre col cellulare all’orecchio, mai una volta a visitare le vigne
Altro personaggio d’ eccezione e’ Robert Parker, il critico piu’ influente del mondo, capace di determinare con i suoi giudizi i prezzi dei vini di tutto il pianeta, Bordeaux inclusi. A mano a mano che il film mette a confronto produttori piccoli e grandi, critici, enologi, commercianti e perfino la massima autorita’ di Christie’s in fatto di vini (il compassatissimo Michael Broadbent) si delineano, sia pure con confini non sempre netti, due opposti fronti: quello dei grandi produttori, potenti critici e ricchissimi enologi che puntano principalmente a guadagni globalizzati e globalizzanti, e quello dei piccoli produttori legati al territorio, alla natura, alla cultura e fautori della diversificazione
Certo la globalizzazione e quindi la standardizzazione del vino non necessariamente lo peggiora, producendo anche vini di alta qualità, etichetta prestigiosa e massimo prezzo, e forse placando lo snobismo di tanti appassionati che la fanno lunga sul loro esperto palato: ma visto che questo è un film, perché non commuoversi davanti alla nostalgia, al senso di perdita dei vecchi nobili agricoltori, di fine di un modo di vivere: come dice un coltivatore sardo, “la malvasia era un vino di comunità, lo si beveva tra amici, rappresentava l’orgoglio e la dignità del lavoro. Il consumismo la sta cancellando, adesso se vai da qualcuno ti offrono il the”
Un ottima Annata
Un’ottima annata è una commedia romantica del 2006, diretta dal regista Ridley Scott, con Russell Crowe, che si ritrovano dopo il successo del gladiatore,e Albert Finney
Il film è ambientato in Provenza, una regione del sud-est della Francia. Le scene al vigneto sono state girate a Château La Canorgue durante la vendemmia del 2005 nell’area di Luberon, in Provenza.
Max Skinner è un abile banchiere specializzato in transazioni finanziarie. Consacrato al denaro nella City londinese, Max ha pochi amici e molti rivali, una vita pubblica in “piazza”, una privata inesistente. La morte improvvisa del vecchio zio Henry lo distrae dai guadagni a sette cifre e lo conduce in Provenza nei luoghi della sua infanzia. Tra le vigne della tenuta Max ritrova i sapori del suo passato, gli amici della fanciullezza e il fedele vigneron di zio Henry, e scopre quelli del suo futuro, l’illegittima figlia del defunto e la deliziosa locandiera, Fanny Chenal, che lo inebrierà più di un vino “da boutique”. Deciso a rientrare a Londra e ai suoi affari, Max cede la tenuta e l’azienda vinicola al miglior acquirente, quello che corrisponde gli interessi del cuore. Perché niente scalda come il sole e il vino della Provenza. Dopo aver carezzato l’idea di vendere il podere Max si fa conquistare dalla regione e dall’amore per la bella Fanny. Recede dall’intenzione di vendere tutto e resta a vivere nella casa dello zio insieme alla sua illegittima cugina e a fanny stessa, godendosi la vita - dopo essersi licenziato dall’agenzia di brokeraggio - e dedicandosi alla cura delle viti e dei propri cari
Insomma una favoletta aggiornata alle mode attuali, prima fra tutte il fascino dell’enologia e dei suoi misteriosi «vini da garage», che pur non avendo pedigree riconosciuti sono ricercatissimi dagli intenditori. Giusto un passatempo romantico per incrinare almeno un po’ la cappa di cinismo e di egoismo che sembra dominare questi anni.
Aspettiamo nuove pellicole speriamo non di egemonia USA !
Davide






















