Dal 22 al 26 ottobre si è svolto a Torino il Salone del Vino presso l’area fieristica del Lingotto

Essendo l’evento più importante “a casa nostra” come Mysobry non potevamo mancare e in compagnia di Elena e Gigi siamo andati domenica mattina.
L’impressione generale non è stata delle più esaltanti..l’aria un pò provinciale..un pò dismessa degli stand, l’assenza di grandi produttori, un certo disordine e disomogeneità degli stand rendeva tutto abbastanza sottotono rispetto a manifestazioni come Vinitaly o Mywine. A titolo di esempio riporto una foto del nostro stand dell’AIS..molto triste…

Anche in assenza di molti produttori c’erano comunque i consorzi , le enoteche regionali alcune associazioni di produttori per cui da bere non mancava di certo e abbiamo fatto alcune esperienze interessanti e mirate alcune programmate prima e alcune estemporanee che vale la pena di menzionare e che provo a raccontarvi.
La prima tappa è stata al consorzio del Gavi dove erano in degustazione tutta la produzione del vino omonimo

Abbiamo degustato tutte prodzioni dell’ultima annata 2006, due Vini di Marco Bonfante tra cui un crue dei vigneti Ronchetti e a seguire Broglia La Meirana e Villa Sparina. Il migliore sicuramente La Meirana, inteso sapido e fresco di discreta persistenza e complessità a seguire i Ronchetti, un po’ meno fresco e più morbido. Deludente a parte la forma accattivante della bottiglia Villa Sparina giudicato poco persistente e poco intenso
Dopo aver girovagato un pò per orientarci a Gigi è caduto l’occhio su una bottiglia di Timorasso e ci siamo fermati a degustarlo ottimamente accolti dal consorzio,,,
Il Timorasso è un vitigno bianco autoctono coltivato in una limitata zona delle Colline Tortonesi. nelle Valli Curone, Grue, Ossona e Val Borbera. I terreni sono simili a quelli delle langhe calcarei (Marne S. Agata) con una altezza dei vitigni di 400msl. La sua produzione è assai limitata, ma di alta qualità. Il vino che se ne ricava, di buona struttura, è molto rinomato; appartiene all’ultima generazione dei “bianchi” della provincia di Alessandria, nonostante le sue origini antiche. Il Timorasso, infatti, è un vino che gli agricoltori di queste zone hanno prodotto fin da tempi remoti, ma che solo in anni recenti, verso la fine degli anni ottanta, dopo un periodo si abbandono, hanno ripreso ad impiantare. Da originea vini ad alta gradazione alcolica (13 per cento e oltre), che superano 24 grammi/litro di estratti, dotati di una forte acidità (tra 6 e 7 per mille) e di un pH basso (tra 3,15 e 3,25). I produttori sono una dozzina guidati da Walter Massa per una produzione complessiva di 60.000 Bottiglie
Quello che abbiamo degusato è prodotto dalla azienda Boveri con il nome Filari di Timorasso annata 2005 e ci é stato proposto dopo un Cortese della stessa azienda. Il vino viene prodotto con una lunga macerazione sulle bucce (10 mesi) e continui rimontaggi. Imbottigliato e affinato sei mesi prima della messa in vendita

Di un colore giallo paglierino scarico al naso si presentava intenso fruttato, minearale e semiaromatico, al gusto un vino di corpo, strutturato, di bassa acidità , minerale ben equilibrato con un leggero residuo zuccherino e uno spiccato sentore di miele. Potente e di impatto e adatto a un lungo invecchiamento.
Abbiamo poi continuato con i Bianchi transitando di fronte al consorzio della Vernaccia di S. Giminiano dove abbiamo egustato 3 vini suggeritici dallo stand

Iniziando da una produzione base di Panizzi 2006 Vigna Santa Margherita molto piacevole e beverina per poi salire a Cesani 2005 dove spiccava una nota alcolica e un eccesso di vaniglia data dall’uso probabile della Barrique e infine una riserva di Simone Santini Vigna ai Sassi 2004 con una parte delle uve fermentate in barrique si presentava fresca e molto strutturata con un buon equilibrio e un piacevole finale di mandorla.
Tappa Successiva presso l’azienda di Barolo Bric Cencurio che presentava una vasta gamma di produzione dai classici barolo e barbera ma anche bianchi…

Approfittando della grande disponibilità di Carlo abbiamo infatti degustato due Arneis una produzione base 2006 vinificato in acciaio tradizionalmente molto piacevole, fruttato e floreale di discreta acidità. L’altro denominato Sito dei Fossili 2005 dalla tipologia di terreno ricco di fossili. In questo vino L’uva raccolta in cassette sosta per due settimane in celle frigo a 0°C.Qui le bucce maturano completamente e le sostanze aromatiche defluiscono più facilmente nel succo durante la pressatura. Il mosto ottenuto con una soffice pressatura e fatto decantare naturalmente è pronto per la fermentazione che si protrae per 40 giorni in botti di rovere da 25 hl.L’affinamento dura circa 6 mesi , in questo periodo vengono eseguiti frequenti rimescolamenti con lo scopo di riportare in sospensione lieviti e fecce fini. Imbottigliamento. maggio-giugno. Vino di grande equilibrio tra acidità e sapiente uso della botte, persistente e semiaromatico, spiccata la mieralità. Infine abbiamo degustato la versione Vendemmia Tardiva dove le uve attaccatte dalla muffa nobile vengono raccolte a piu’ riprese a partire da novembre. Nel complesso discreto ma forse un pò troppo dolce. Ultma chicca il Birbet un vino prodotto con uve brachetto a grappolo lungo molto piacevole e con la giusta aromaticità. La prossima volta ci dedicheremo al Barolo..
Una delle iniziative forse pù interessanti e che meritava decisamente più tempo e attenzione era il 3o Forum dei vitigni Autocotoni . La formula a mio avviso molto interessante: 5e di cauzione per il bicchiere e si entrava in una zona riservata e tranquilla dove erano in bella mostra in oridne alfabetico ben 115 vitigni con oltre 200Etichette e si poteva scegliere liberamente fino a 10 degustazioni. Davvero l’imbarazzo della scelta con nomi noti e meno noti..molti affascinanti e intriganti..Barbarossa, Caricalsino , Cucciguaniello, Gamba di Pernice, Longanesi, Minnella, Nascetta, Pallagrello, Passerina, Sciassinoso, Tintilia..e molti molti altri…
La mia curiosità è stata attratta da un vitiglno Ligure ..coltivato a nelle mie zone di nascita (Albenga)..di cui non sapevo l’esistenza !! La Spigau Crociata prodotta dalla azienda Rocche del Gatto nella patria del Pigato.

Il vitigno è una selezione di uve pigato che da oigine a un vino molto particolare..innanzitutto nel colore che è un bel giallo oro intenso molto carico ( a differenza del paglierino/verdolno del pigato). Al naso si è rivelata molto intensa, e complessa con riconoscimenti fruttati (pesca matura, miele, mandorla) ma anche speziati (pepe) e i erbe aromatiche (rosmarino) . Al palato si rivela un vino fresco , sapido, inteso e molto persistente con buona struttura e buon equilibrio e un finale di mandorla. Da provare dopo qualche anno di affinamento…Una bella scoperta …da approfondire !
Abbiamo infine proseguito la visita partecipando a una degustazione guidata di Barbaresco dove le signore della Cantina Regionale hanno illustrato i tratti distintivi di questo grande nebbiolo prodotto nei comuni di Barbaresco, Neive, Treiso e nella frazione San Rocco Seno d’Elvio evidenziando come dalla vendemmia 2004 è possibile indicare in etichetta uno dei 66 sottozone riconosciute (molto bella la cartina delle sottozone distribuita)

In degustazione abbiamo provato 4 crue del 2004
Piazzo Armando 2004 crue Sori Frattin
Ca’ del Baio crue Vallegrande
Cantina Del Glicine crue Marcorino
Cascina delle Rose crue Rio Sordo

Tutti vini eccelsi il primo molto tradizionale di un bel rubino/granato abbastanza intenso e complesso con sentori di cacao,viola e liquirizia, al gusto alcolico, fresco tannico abbastanza morbido e di corpo e persistente. Un pò ruvido e impetuoso sicuramente migliorabile con il tempo
Il secondo di un colore più tendedenet al rubino con un frutto ancora marcato (ciliegia , confettura) e una punta di vaniglia. Caldo , abbastanza fresco , tannico abbastanza morbido. Un vino decisamente strutturato e ben fatto
Il terzo parzialmente vinificato in barrique con un colore rubino ma meno intenso e meno fine degli altri Alla classica viola faceva riscontro un sentore erbaceo. Caldo Tannico , abbastanza morbido e persistente
L’ultmo infne si presentava con un colore granato , leggermente velato , intenso e abbastanza fine all’olfatto con note speziate (pepe) e erbacee. In bocca un discreto equilibrio tra morbidezza e tannini/acidità
Putrroppo non abbiamo dedicato il sufficiente tempo perchè alle 18.30 ci aspettava l’evento finale di questa maratona: una degustazione organizzata dall’AIS di Gattinara…12 Gattinara in degustazione cieca..in pratica tutta la produzione…ma di questo vi parlerò in un articolo dedicato.

Insomma alla fine nonostante la premessa iniziale abbiamo fatto il nostro “dovere” con alucne esperienze decisamente interessanti (Gattinara) e scoperte da ricordare (Timorasso) e quindi ne valeva la pena.