Quando la vite cresceva in Islanda
Ma cosa sta succedendo alla Terra? Il clima sta cambiando troppo rapidamente e non ci sono più le stagioni! Chi si ricorda di un inverno così mite? Ma siamo così sicuri che non sia mai successo prima? Senza fare nè i catastrofisti nè gli ottimisti, riportiamo alcune notizie “vinicole” storiche tratte da http://forum.meteonetwork.it/ e da una recente ricerca dell’Università di Firenze dal titolo “Effetto della variabilità meteoclimatica sulla qualità dei vini “.
L’Optimum Climatico Medioevale
La terra è stata attraversata, da altri mutamenti climatici in un periodo abbastanza recente, documentati anche nella storia del vino.
Infatti tra il 900 e il 1200, l’attività solare fu molto intensa e permise alle popolazioni medievali di godere di un clima estremamente caldo e fertile, consentendo la coltivazione della vite anche in zone ritenute climaticamente sfavorevoli ai giorni nostri, come la Scozia del Sud, ma soprattutto Norvegia, Islanda e Groenlandia, dove la vite vi giunse grazie ai Vichinghi. Le cronache dell’epoca confermano che i Vichinghi colonizzarono a partire già dal 982 d.C. un’ampia zona della Groenlandia dove oggi si fa fatica anche solo a pescare, ma che allora nel giro di pochi decenni venne stabilmente coltivata da oltre 5000 persone su oltre 300 fattorie. Dopo molti anni di richieste, nel 1126, Sacra Romana Chiesa creò in loco una diocesi della Groenlandia, in località Gardar, dove si tenevano addirittura corsi per trasformare navigatori in agricoltori. Vennero tenuti diversi libri di cronache locali, nei quali furono riportati , anno per anno, raccolti, date ed entità , nonchè raffigurazioni di terre rigogliose e abbondanti raccolti.
Da notare che, durante una furiosa (imprevista) tempesta, i Vichinghi capitarono anche nel Canada Settentrionale, lo colonizzarono per decenni, e vi coltivarono anche una vite pregiata che oggi vive (e non sempre) solo qualche migliaio di km più a sud.
Negli stessi secoli un sole troppo cocente, come dichiarano le cronache dell’epoca, spinge i Walser del fondovalle del Rodano (Vallese svizzero) a valicare le Alpi verso Valle d’Aosta ed alto Piemonte. Lo fanno con carretti e masserizie principalmente attraverso il Vallone del Lys, come dimostrano cronache, raffigurazioni, recenti ritrovamenti archeologici. Oggi il vallone è occupato da uno dei più imponenti ghiacciai del Monte Rosa, profondo in molti punti più di 100 metri.
Dello stesso periodo ci sono numerose cronache e, soprattutto, rappresentazioni della Conca di Courmayeur: non si parla mai, e non si vede mai, l’imponente ghiacciaio della Brenva, che oggi scende ininterrotto da oltre 4000 metri di quota fino alla conca, quasi 3000 metri più in basso.
Nello stesso periodo nelle isole inglesi, anche nelle zone più settentrionali, venivano regolarmente coltivate ottime qualità di vite e fiorivano regolarmente i mandorli: oggi niente mandorli, e resistono solo alcuni ibridi di vite nelle zone più calde, ma parliamo di 10 quintali di uva per ettaro, contro i 250 di allora e i 400 delle nostre pianure.
Tra il 1000 e il 1200 vi furono almeno 3 invasioni di cavallette africane in centro Europa: tutte arrivarono fino all’Austria e alla Germania, una addirittura anche in Svezia e Finlandia. Le cronache dei paesi baltici concordano che le cavallette distrussero le fiorenti coltivazioni di vite, in zone dove oggi non si vedono nè cavallette, ne fiorenti viti (salvo ibridi di pessima qualità ). Per rimanere alla nostra storia locale un editto del Comune di Ivrea del 1341 prescriveva che nei terreni di almeno uno jugero di superficie, siti in alcuni comuni della serra morenica, fossero piantati ogni anno almeno 10 piante tra mandorli ed olivi.
La Piccola Era Glaciale (XVII -XVIII sec.)
Dal 1300 in poi, secondo le cronache, le estati diventano sempre più corte e gli inverni sempre più rigidi, i raccolti si bruciano, e i coloni se ne tornano verso il Continente, ostacolati nel viaggio da una calotta ghiacciata che avanza verso sud. Nel 1492 un frate viene mandato direttamente dal Papa in Groenlandia per verificare lo stato delle cose, e scrive che è diventato quasi impossibile navigare in quelle acque, prima calde e ricche di pesce, e che sulla terraferma non è più possibile coltivare cereali, quindi “non c’è più nessun colono, solo indigeni provenienti da nord incalzati da un clima sempre più ostile”.La breve semi glaciazione, detta piccola era glaciale” (XVII-XVIII secolo) determinò la fine della viticoltura nelle regioni del Nord Europa e terminò nella seconda metà del XIX secolo, consegnandoci l’attuale geografia enologica mondiale.
Cosa dire amici? Interessanti queste testimonianze storiche, vero?
Ciao a tutti
Domenico



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Un bel libro non solo esteticamente (grande formato, belle fotografie, ottima grafica..) ma anche tecnicamente. Lo sapevate che in italia ci sono oltre 110 DOC che prevedono la denominazione passito e almento 5 DOCG ? Questo libro ve le fa scoprire quasi tutte !


