Ed ecco che Mysobry va nuovamente in gita…stavolta abbiamo unito cantine e sole e per una volta abbiamo deciso di fare un we di studio e relax in Liguria.
Così Gigi, Davide e la sottoscritta siamo partiti venerdì dopo il lavoro direzione Liguria.
Sulla strada, rigorosamente normale, ci siamo fermati a Vernante a visitare il Birrificio Troll. Per la cena abbiamo optato per un pasto veloce lasciando le invitanti grigliate alla prossima visita e ci siamo dedicati all’assaggio ai alcune delle molte qualità di birre sia alla spina che in bottiglia: una beverina Panada, la Patela, la stagionale estiva Daù molto dissetante e intrigante come la tradizione dell’animale mitologico Daù. In generale tutte birre molto particolari, molto aromatica e speziata, giustamente beverine ma con un finale persistente e morbido in bocca.

Nella mattinata di sabato abbiamo visitato 2 aziende vinicole scelte opportunamente per la loro qualità produttiva nella zona vocata della DOC Rossese di Dolceacqua.
Due parole sul Rossese di Dolceacqua vino di origine molto antica della zona della provincia di Imperia, ma non del tutto ben precisata.. Il vitigno è il Rossese, la zona di produzione comprende gli interi territori dei comuni di Apricale, Baiardo, Camporosso, Castelvittorio, Dolceacqua, Isolabona, Perinaldo, Pigna, Rocchetta Nervina, S.Biagio della Cima, Soldano e alcune zone dei comuni di Vallecrosia, Ventimiglia e Vallebona. La DOC e’ stata ottenuta nel 1972 e non va confuso con il Rossese Ligura di Ponente. La produzione e’ davvero esigua..circa 80 ettari sparsi sulle alture con 250.000 bottiglie prodotte.

Alle 9.30 ci siamo presentati nell’ Azienda Gajaudo a Isolabona, sopra Dolceacqua, produttore di circa 150.000 bottiglie tra rossi e bianchi.

Giulio ci ha accolti con grande ospitalità e professionalità, ha stappato bottiglie rappresentative di tutta la sua produzione assolutamente contento e orgoglioso di raccontarci della sua azienda e dei suoi successi tra cui l’ingresso dei suoi vini nella carta della Costa Crociere. Lunga digressione sulla storia del Rossese, del disciplinare dell’associazione che stanno creando tra i vari produttori del Rossese per modificare e colmare le lacune del suo disciplinare. Visita alla cantina di medie dimensioni con illustrazione di tutti i passaggi e tecniche per trarre il meglio sia dai bianchi che dai rossi.

Abbiamo quindi iniziato la nostra lunga e avvincente degustazione nella sala appositamente creata partendo dai rossi che rappresentano la maggior parte della produzione del’azienda. In ordine di degustazione

1) Rossese di Dolceacqua 2005 12.5° un vino che fa solo acciaio, subisce una microssigenazione di 3 gr/l per circa 20 gg., di un colore rubino molto scarico, un po’ di ridotto, appena imbottigliato quindi non era ancora ben maturo.
2) Rossese di Dolceacqua Arcagna 2006 13° un cru posto in un vigneto nella zona est della montagna, presentava un color rubino un po’ spento con riflessi già aranciati, abbiamo dovuto lasciarlo respirare molto per via del ridotto, in bocca un po’ troppo alcolico ma comunque alla fine si presentava un buon vino da bere tutti i giorni.
3) Rossese di dolceacqua Luvaira - S. Biagio 2006 13° fatto con uve prese da un vigneto che si affaccia all’Arcagna, nella zona sud-ovest passa 4 mesi in barrique vecchie. Al naso terroso e in bocca meno alcolico, più rotondo, avvolgente con un po’ meno freschezza.
4) Pigato 2008 12.9° finalmente un bianco! intenso, fruttato con sentori di pera ed ananas, persistente ed una buona freschezza, ottimo da aperitivo o con un risotto agli agrumi, che ci ha cucinato domenica sera Domenico, sulla strada del ritorno.

5) Vermentino 2008 12.8 ° meno intenso e fruttato del pigato ma molto più minerale, sapido, persistente e ottimo con le trofie al pesto e polipo con le patate.
6) Vermentino Pejuna di S. Stefano al mare, più fresco in bocca , più profumato con sentori di timo, origano, mare e macchia mediterranea
Congedato Gajaudo, in perfetto orario ci siamo arrampicati tra stradine strette e vigne, che oramai non pensavamo più di vedere, verso l’Azienda Terre Bianche a Dolceacqua.

A conduzione familiare, oltre alla azienda agricola l’azienda offre anche un B&B in posizione suggestiva e panoramica costruito all’interno di antiche casematte della guerra mondiale, dati infatti i vincoli paesaggisti e’ praticamente impossibile costruire nuovi edifici e anche la cantina estremamente razionale e’ ricavata nel risicato spazio di un edificio della guerra. Il costo dei terreni con prezzi paragonabili ai cru del Piemonte e della toscana rende poi difficile consolidare terreni e vitigni… chi eredita la terra e’ quindi fortunato ma i giovani se non hanno un’azienda già avviata non si cimentano in vigna.

Filippo, nonostante la girnata di duro lavoro a a combattere tra i filari contro l’oidio ci ha nella vigna mostrandoci ceppi centenari da cui vengono ricavati gli innesti per i reimpianti. In cantina ci ha illustrato tutta la filosofia produttiva e le difficolta’ di lavorare artigianalemente su un prodotto cosi’ di nicchia.
Non poteva mancare la degustazione nel bel pergolato antistante il B&B dove abbiamo potuto degustare:

1) Vermentino 2008 12.5° una macerazione a freddo sulle bucce, fresco, caldo abbastanza morbido, intenso al naso con un ottimo fiore, un finale in bocca amarognolo e bello persistente. Un vino di qualità, deciso e tipico del vitigno.
2) Rossese di Dolceacqua 2008 14° di un rubino molto più carico dei precedenti, un classico color rossese, intenso e speziato, con sentori di tabacco fresco, un tannino più deciso, buona acidità ed un ottimo equilibrio. Grande finezza ed eleganza
3) Rossese di Dolceacqua – Bricco Arcagna 2007 passa 6 mesi in barrique, più intenso ma secondo il mio giudizio la barrique non cotribusice a esaltare la franchezza del vitigno, preferito il precedente.
Due aziende secondo me molto valide, da tornare ad acquistare altri vini perché… sono già finiti! Molto disponibili entrambi a raccontarsi e a farci capire le differenze di lavorazione di vigna, di uve, le similitudini tra Pigato e Vermentino. Ho anche scoperto che il nome Rossese non arriva dal colore del vino, come pensavo, ma da “roccese=roccia” e che si trova diffuso in tutta la riviera di levante, di cui il Rossese di Dolceacqua e’ la massima espressione
Posso dire che personalmente sarà la temperatura ma ho notevolmente preferito i vini bianchi e chi dice che in liguria non ci sono vini bianchi di qualità lo invito ad andare a trovare queste due aziende e si ricrederà.
Nel pomeriggio, dopo il moto gp e un bell’acquazzone ci siamo diretti verso Apricale, un piccolo paesino, molto carino, tutto arroccato, tipico luogo di evasione dalla costa ligure, per conoscere un personaggio direi “particolare”,Lorenzo Bottoni proprietario del Piccolo Birrificio di Apricale. Un birrificio piccolino ma che produce 2 cotte a settimana e produce una serie di birre tradizionali affiancate ad alcune molto caratterizzate con spezie anche insolite, per esempio al chinotto (season) o all’ assenzio (chiostro) o con ripasso in botti.

Un paio d’ore passate ridendo, chiacchierando sul panorama della birra artigianale e non solo e ovviamente degustando una buona birra rossa frutto di un esperimento di ossidazione in botte. Acida il giusto, intensa e agrumata…molto particolare.
Domenica relax, mare…e gran finale a casa di Domenico e Norma dove abbiamo abbinato il pigato di Gajaudo a un risotto all’arancio e scorza di limone cucinato da Domenico…abbinamento a dir poco perfetto !
Un ultima nota…il 25 luglio si svolgera’ a Bajardo l’evento “rossese style” degustazione alla cieca di numerose annate e produttori di Rossese di Dolceacqua. Evento riservato a professionisti alla presenza di numerosi nomi di cronisti , commentatori e esperti. Vediamo se se come sommelier appasionati e enoblogger riusciamo a partecipare e raccontarvi nostre impressioni
Elena