Homebrewing e autocostruzione: fermentatore Tronco Conico 30L controllato in temperatura

Posted on Maggio 12th, 2010 in Articoli, HomeBrewing by arzaman

Ritorno sul tema della autocostruzione della attrezzatura per Homebrewing illustrandovi un progetto su cui ho lavorato per un certo tempo e che mi sta dando soddisfazione per i risultati ottenuti: la costruzione di un fermentatore tronco conico da 30L con controllo della temperatura.

E’ noto che il controllo della temperatura nelle varie fasi del processo di fermentazione e’ una degli aspetti piu’ importanti per l’ottenimento di un prodotto finale di qualita’ e che rispetti le caratteristiche che ci si e’ prefissati in fase di definizione della ricetta ed e’ sicuramente uno degli aspetti che differenzia una produzione casalinga da una professionale.

fermentatore tronco conico

Per molto tempo mi sono affidato a madre natura per fermentare le mie produzioni fasandomi con la temperatura della mia cantina… banalmente prediligendo le birre a bassa fermentazione in inverno e le alte in primavera autunno. In estate la temperatura di cantina e’ troppo elevata anche per una alta fermentazione. Mi sono quindi messo in testa di poter controllare la temperatura di fermentazione sicuramente per produrre qualsiasi tipo di birra in qualsiasi stagione ma anche per poter far lavorare il lievito in condizioni particolari ad esempio in una alta fermentazione controllare la generazione di esteri fruttati o in una bassa riuscire magari a fare variare la temperatura per riassorbire il diacetiele.

La possibilità poi di ridurre al minimo la temperatura a fine fermentazione secondaria e’ inoltre un grande vantaggio per stabilizzare, maturare e illimpidire la birra.

Disponevo gia’ di un fermentatore tronco conico in INOX di capacita’ 30L, il problema era quello di raffreddarlo e termostatarlo. Ho scartato per motivi vari (essenzialmente spazio) la soluzione tipo frigo ovvero inserire banalmente il contenitore in un frigo cosi’ come quella di raffreddare il contenitore con una camicia esterna di liquido refrigerante (tipo i fermentatori professionali) in quanto le piccole dimensioni non consentivano di calandrare l’acciaio e realizzare la camicia.

Ho invece optato per una soluzione con serpentino INOX immerso nel mosto, in pratica lo stesso principio del worth chiller con cui si raffredda il mosto caldo prima dell’inoculo dei lieviti.

Il serpentino immerso nel mosto/birra e’ attraversato da un flusso di H20 refrigerata e un sensore di temperatura inserito all’interno del cono consente di pilotare l’unita’ refrigerante.
Per raffreddare l’H20 ho pensato a varie soluzioni ma poi mi sono orientato verso uno scambiatore a celle di Peltier.

scambiatore a celle di peltier

Una unita’ refrigerante quindi “allo stato solido” senza compressore o parti in movimento che sfrutta il potere refrigerante delle ormai famose celle di peltier impiegate in molte applicazioni. Tali celle si presentano come un piccolo biscotto (ce ne sono di varia forma e potenza) e se opportunamente alimentate creando un gradiente di temperatura tra le due facce di otre 40 gradi…ovvero se la faccia calda e’ mantenuta a 0 gradi quella fredda sara’ a -40.

Nel mio firgo allo stato solido (surplus recuperato su ebay) le celle dal lato “caldo” sono montate su un dissipatore di alluminio con ventole , da quello freddo su una piastra di lega con due canali interni per fare scorrere il fluido da raffreddare

alimentatore swiching e termoregolatore sonda PT100

Il blocco frigo a celle di Peltier e’ alimentato da un potente alimentatore di tipo switching da 24V 12A. Il tutto e’ controllato da un termoregolatore digitale di tipo PID che rileva la temperatura mediante la sonda PT100 inserita nel fermentatore e pilota (on/off) il gruppo frigo.

pompa pompa

Ultimo elemento la pompa di circolazione dell’ H20, per questo ho usato una pompa da acquario (esterna) che garantisce un buon flusso di acqua e un funzionamento continuativo e silenzioso.

Una nota riguardo al serpentino: sconsiglio di utilizzare soluzioni in rame che, se pur piu’ economiche e efficienti come scambio termico, hanno problemi in termini di pulizia finale e interazione con il mosto/birra (il rame rimarrebbe a bagno per giorni/settimane..) Ho quindi optato per un serpentino in acciaio INOX di quelli guarda caso usati nei banchi di spinatura delle birra (in quel caso e’ la birra a scorrere nel serpentino immerso in h20 gelat). Vista la difficoltà a piegare un tubo INOX di 10mm di diametro ho acquistato l’oggetto gia’ fatto da un distributore su Ebay in Germania che dispone di serpentini di vario diametro e numero di spire a costo ragionevole.

serpentino inox passaparete

Costruttivamente il lavoro non e’ stato molto complesso. Il serpentino si inseriva di misura nella parte cilindrica del mio tronco conico che ho provveduto a forare nella parte alta per inserire due passaparete in ottone con relativa guarnizione isolante in modo da avere all’esterno del fermentatore l’attacco per la mandata e il ritorno del acqua gelida. Il fermentatore rimane quindi chiuso con il suo gorgogliatore e i due attacchi per l’acqua gelida. Nella parte conica ho inserito la sonda PT100 fissata con dado e controdado da 8mmPer il circuito idraulico ho usato normali tubi di plastica alimentare da 10mm il tutto stretto con fascette per evitare sgocciolamenti.

Le connessioni elettriche sono abbastanza semplici: la sonda entra nel termoregolatore che tramite il rele interno pilota alimentatore del gruppo frigo e la pompa. Ogni volta che la temperatura sale oltre il set point il gruppo frigo parte inizia a raffreddare e la pompa fa circolare l’acqua raffreddata nel circuito. Il tutto risulta abbastanza silenzioso e compatto. Appena avro’ tempo realizzerò un contenitore per racchiudere la parte elettrica e per il gruppo firgo.

Veniamo ai risultati e al collaudo. Il primo punto su cui ho avuto qualche difficoltà e’ fare circolare il liquido nel circuito chiuso in maniera regolare. Il circuito va riempito senza lasciare bolle d’aria, impresa che richiede gia’ un po’ di tempo e cura, dopodiché probabilmente per la contrazione del liquido a freddo o qualche piccolo sfiato mi sono accorto che nel tempo si forma qualche bolla d’aria che rende difficoltoso il lavoro della pompa (non autoaddescante). Da studiare eventualmente un circuito aperto con vaschetta di recupero per ovviare al problema.

Un altro punto di attenzione e’ la coibentazione del tutto…in prima battuta non ho coibentato il fermentatore o i tubi…in questa configurazione riesco tuttavia a mantenere a 9-10 gradi la massa liquida di 30L senza uno stress eccessivo del gruppo frigo (temperatura esterna non superiore ai 20 gradi). Per andare oltre sicuramente occorre da un lato coibentare con cura il tutto dall’altro magari usare una miscela di glicole a acqua per evitare che ghiacci nei canali dello scambiatore.

Anche se quindi il tutto e’ stato realizzato in maniera un po’ sperimentale e empirica il risultato finale e’ OK…la temperatura nei range tipici di una birra anche a bassa fermentazione rimane stabile, il tutto e’ di facile gestione, rapidamente scollegabile e pulibile. Si puo’ migliorare qualche aspetto sopra descritto ma l’esperimento e’ riuscito…utilizzato per ora su una pils, una weizen e una apa.

Con un po’ di ingegno e sbattimento ho anche io il mio piccolo tronco conico termostatato con gruppo frigo allo stato solido e con una spesa dell’ordine dei 150-180E (fermentatore escluso) …sono molto fiero del tutto !

Se volete qualche dettaglio in piu’ non esitate ovviamente a contattarmi…il giocattolo non e’ soggetto a brevetto :-)

Davide

Torna a giugno la 3a edizione Corso Homebrewing all’agriturismo Cascina Gaio di Piverone

Posted on Maggio 4th, 2010 in Articoli, HomeBrewing by arzaman

Nato 3 anni fa per gioco e per divertimento il corso di homebrewing ovvero come fare la birra in casa e’ arrivato alla 3° edizione e questa volta in collaborazione ufficiale con MoBi ovvero il movimento birrario italiano di cui sono socio e sostenitore. Appuntamento per tutti gli homebrewer Sabato 12 giungo

mobi movimento birrario italiano

La formula in linea di massima e’ invariata…ritrovo alle 10 nella splendida cornice dell’Agriturismo Cascina Gaio di Piverone che ci ha ospitati gli scorsi anni. Un po’ di teoria introduttiva e poi subito con le mani “in pasta” per una cotta all grain alternando spiegazioni teoriche e pratica. Pausa pranzo all’insegna ovviamente della buona birra e delle specialita’ dell’agriturismo realizzate con i prodotti bio della azienda agricola. Pomeriggio completamento della cotta, collusioni finali e consegna dei diplomi di partecipazione firmati MoBi

Oltre al corso e al pranzo la quota da versare a MoBi comprende la quota associativa (20E) per un anno alla associazione e che da diritto a sconti per il materiale homebrewing e locali convenzionati e il libro “la tua birra fatta in casa” (15,9 E) diventato un best seller tra gli hombrewer ( con un mio piccolo contributo :-) )

…due motivi in piu’ per partecipare !

la tua birra fatta in casa

Insomma ci sono tutti gli ingredienti per una bella giornata sicuramente istruttiva e didattica ma anche divertente e con buona cucina

PS se qualche homebrewer ha proprie produzioni che vuole condividere con gli altri faremo anche una sessione di degustazione collettiva !

Vi aspettiamo numerosi …per iscrizioni online sul sito MoBi o via mail a corsihb@movimentobirra.it

Davide

Homebrewer Open Day 2010: il reportage

Posted on Marzo 29th, 2010 in Articoli, Birra, HomeBrewing by arzaman

Domenica 28 marzo si e’ svolto presso il Birrificio Rurale in localita’ Cascine Calderari - Certosa di Pavia il primo raduno nazionale di HomeBrewer.

Questo tipo di manifestazione molto diffusa negli USA fa si che gli appassionati di produzione di birra casalinga si ritrovino con la loro attrezzatura e ricette per una sorta di cotta collettiva. Lo scopo e’ proprio quello di socializzare, scambiarsi esperienze, condividere pratiche e tecniche, esibire le proprie attrezzature e abilita’…tutti insieme appassionatamente per produrre ciascuno qualche decina di litri di birra.

homebrewer open day

E cosi’e stato…gran bella giornata (anche meterologicamente parlando..) e divertentissima esperienza. Il tutto e’ iniziato con una levataccia infame.. complice anche il cambio ora. Macchina gia caricata di tutto il pentolame, materie prime e preziosissima acqua di Quassolo la sera prima..io e Michele alle 8 in punto abbiamo varcato i cancelli della Cascina Fattoria Oasi…un grande cascinale che funge da fattoria didattica alle porte di Pavia e che ospita in un silos i birrificio.

Ad attenderci Beppe dello staff di birrificio con tanto di maglietta personalizzata MySobry. In poco tempo su un asse montato su cavalletti abbiamo allestito la nostra postazione HighTech.. nel frattempo alla spicciolata sono cominciati ad arrivare agli altri.. scaricando ogni tipo di oggetto dalle macchine stipate. In breve il porticato si e’ animato di una tribu’ di gente “strana”…pentole, fornelli, serpentini e bidoni ovunque. Macinati i grani nel mulino del birrificio verso le 9.30 i fuochi erano accesi e l’aria era pervasa del profumo dei cereali in ammortamento. Nel corso della mattinata abbiamo subito socializzato con tutti..anche perche’ molti si erano dimenticati qualche pezzo (noi compresi avendo dimenticato un luppolo gentilmente sponsorizzato da birrificio) e quindi ognuno aiutava l’altro come poteva.

homebrewer open day

La mattinata e’ andata via ammostando, rimestando, filtrando,bollendo…e ovviamente bevendo… aperte le spine del birrificio non abbiamo non potuto bere piu’ dosi della Terzo Miglio la birra vincitrice del premio birra dell’anno 2010.

Intanto e’ cominciata a fluire la gente…appassionati, curiosi, bambini etc…tutti un po’ scettici che da tale zoo potesse uscire qualche cosa di buono. Divertente raccontare e spiegare il processo a persone non eserte.

Resistendo ai morsi della fame e per evitare l’enorme coda per pranzo (unico neo della giornata) abbiamo tirato fino alle 14.30 . Raffreddato il mosto e lavato il tutto ci siamo concessi una bella grigliata e piatto di formaggi il tutto accompagnato con la Bitter spinata regolarmente a pompa e prodotta su ricetta del vincitore del concorso di Lurago Marinone.

Pomeriggio dedicato al relax per noi e alla degustazione pubblica delle birre di chi voleva sottoporre al giudizio dei degustatori e al pubblico ludibrio.

homebrewer open day

Tante bottiglie…tante interpretazioni diverse…qualche buon prodotto e qualcosa di migliorabile… il tutto in atmosfera sempre molto simpatica…e poi si beveva a gratis quindi…

Ricaricato il tutto siamo tornati a casa con 20L di mosto e un bel secchiello di lieviti presi direttamente dal fermentatore del birrificio..altro che bustina di lievito secco.

Insomma una gran bella giornata in cui abbiamo stretto amicizie, contatti, bevuto e mangiato bene e fatto la nostra figura ..grazie a Silvio, Beppe e a tutto lo staff del birrifcio per l’idea e l’organizzazione… evento sicuramente da ripetere !

Allego due video in cui ho montato gli scatti della giornata. Per chi vuole scaricare le foto lo puo’ fare a questo link !

La degustazione

enjoy

Davide

Piozzo concorso “una Birra per l’estate” 2009..La Birra Open c’era !!

A caldo dopo la due giorni intensi a Piozzo per il concorso una Birra per l’estate qualche commento sulla parte di concorso che ci ha visto partecipanti con la Open realizzata nella cotta pubblica.

Partiamo dal risultato ufficiale
Secondi nel concorso popolare con 14,23 punti a un soffio dal primo (Goghero Maurizio a 14,49)

Diciottesimi nella classifica della giuria con 30,7 punti. Vincitore Tony Manzi (birradio) on 42,3 punti, secondo ancora Goghero.

la nostra open era buona ed e’ piaciuta…non c’e’ dubbio..anche la curiosita’ legata all’evento della cotta pubblica secondo il motto birra open cotta open ha dato un contributo al risultato..ma come insegna Teo un buon prodotto va anche venduto bene comunicando idea e progetto che ci sta dietro.


Personalmente ho trovato divertente l’esperienza del concorso popolare con contatto diretto del pubblico (esperto e attento) con numerosi riscontri utili e costruttivi. Stare dietro il banco e versare la birra a chi poi in definitiva la degusta, la apprezza e la giudica e’ assai diverso che chiudersi in una cantina a produrla ! Il tutto nel giusto spirito di competizione ma anche di gogliardia e divertimento con i vicini di banco..


Sul risultato di meta’ classifica della giuria posso riportare i commenti dei tre giudici (giuria italiana) che hanno individuato nella nostra interpretazione della Open
una eccessiva astringenza, troppo luppolo, poco equilibrio con amaro eccessivo, alcol eccessivo, intensita’ al naso dei luppoli ma non grande finezza.

Personalmente in alcuni giudizi mi trovo..era una birra decisa e molto caratterizzata, non estrema ma con profilo amaro e aromatico netto…concordo che un po’ piu’ di armonia e equilibrio non sarebbe guastata (solo 2 settimane di bottiglia…)…ne sono rimaste forse due bottiglie, le lascerò a evolvere per vedere se si “ammorbidisce”.

Sulla classifica qualche aspettativa in piu’ ci stava visti riscontri della gente e avendo assaggiato anche le birre altrui. La birra di Goghero provata era oggettivamente molto buona…insieme a un paio di altre la migliore del lotto del concorso popolare.

In definitiva gran divertimento prima, durante e dopo… abbiamo preso tutto sempre nello spirito birra Open, cotta Open…commenti sul prodotto finale Open !!

Di seguito I video della premiazione, rispettivamente

Concorso Popolare

Premio Open

Classifica Generale

A breve gli altri video delle due giornate !

Davide

2o corso Home Brewing : le foto

Ecco qualche scatto della divertente giornata presso l’Agriturismo Cascina Gaio di Piverone dove abbiamo tenuto la 2a edizione del corso di Home Brewing e realizzato una cotta all grain secondo la ricotta Open Baladin.

Grazie a tutti per l’interazione e a Fabrizia per l’ospitalita’ ! E ci vediamo (se tutto procede bene) a Piozzo…

Davide

Facciamo la birra Open insieme: TEST autovalutazione

Posted on Giugno 9th, 2009 in Articoli, Birra, HomeBrewing by mail

Ciao

Visto impegno e interesse dimostrato durante la giornata di corso “facciamo la birra Open insieme” ho pensato di predisporre un test di autovalutazione per verificare se ci sono le basi per partire con una cotta all grain !

Divertievi a rispondere…non ci sono  premi o bocciature !

Davide

Facciamo la birra OPEN insieme

Posted on Maggio 21st, 2009 in Articoli, Eventi, HomeBrewing by arzaman

Dopo il successo della scorsa estate dell’iniziativa “mastro birraio per un giorno” non potevamo non riproporre il minicorso di produzione artigianale della birra.

La formula è sempre la stessa: una giornata intera nella splendida cornice dell’Agriturismo Cascina Gaio di Piverone in cui vi illustrerò tutti i passi teorico pratici per produrre una birra “all grain”.

Questa volta tuttavia ho voulto inserire un elemento di novità e sfida: realizzeremo infatti una cotta secondo la ricetta OPEN Baladin, progetto dell’indomabile Teo Musso di birra Open Source, da presentare al concorso “una birra per l’estate” che si svolgerà a Piozzo il 12 e 13 luglio.

La sfida a Teo e a tutti gli homebrewer e’ quindi lanciata…sarà una cotta Open per una birra Open !

Non meno interessante l’aspetto gastronomico con uno sfizioso menu estivo predisposto da Fabrizia e rinfrescato dalla birre artigianali italiane (Aeffe, S.Paolo, Abbà) selezionate dal beer shop Cioccoteca.

Gli ingredienti per una giornata divertente, istruttiva e gustosa ci sono tutti…posti necessariamente limitati per favorire la didattica per cui prenotate subito !

Quando: Sabato 6 giugno dalle 10 alle 17

Dove: Agriturismo Cascina Gaio Piverone

Costo: 40E evento+pranzo

Contatti: 347/2206388 (Fabrizia) info@agriturismogaio.it

Davide

Coltivazione del Luppolo parte 2 : la teoria, la botanica, la canapa e il canavese

Posted on Aprile 29th, 2009 in Articoli, HomeBrewing by arzaman

Sperando che le piantine di luppolo messe a dimora resistano a questo impressionante clima monsonico delle ultime settimane qualche nota “teorica” sulla botanica del luppolo sconfinando nella coltivazione della canapa in canavese,,

Partiamo proprio dalla classificazione del luppolo, si tratta infatti di una Cannabinacea parente quindi della Cannabis, per la precisione ci sono due varietà di luppolo: humulus lupulus e humulus japonicus. Il secondo e’ una pianta annuale praticamente privo di resine e pertanto non utilizzato nella produzione della birra ma solo per scopi ornamentali.

Il luppolo è nativo delle zone temperate dell’emisfero nord e cresce tra le latitudini 30 e 50 nord e sud. E’ una pianta estremamente robusta, vigrosa , e con una lunghissima vita che in buone condizioni puo’ arrivare a produrre 0,8Kg di materia prima ogni anno.

L’Humlus Lupulus ha delle radici permanenti che possono svilupparsi a profondità di oltre 3 metri e vivere oltre 25 anni. Durante la primavera dai rizomi spuntano decine di nuovi tralci che hanno la proprietà di arampicarsi su sostegni aerei avvitandosi in senso orario. Le altezze raggiunte possono essere anche straordinarie fino a 9 metri ! Normalmente le piantagioni sorrette da tralicci vengono mantenute a una altezza di 3-3.5 metri.

luppolo

A causa di questa sua straordinaria vigorosità il luppolo necessita di una grande quantità di energia, sia in termini di sole che di acqua, ma anche di sostanze organiche nel terreno.

La pianta produce sia vere radici, che affondano in profondità, ma che non sono utili alla riproduzione, che rizomi, che invece scorrono sotto la superficie del terreno e da cui dipartono i germogli. Per riprodurre una pianta è sufficiente tagliare una parte di rizoma e reimpiantarla.

I tralci crescono sia in senso verticale che orizzontale (dipende dalle varietà) e in estate possono arrivare a svilupparsi anche 30cm al giorno.

Il luppolo e’ una pianta dioica ovvero con infiorescenze maschili e femminili su piante separate. Il luppolo maschile produce una grande quantità di polline ma molte meno resine e quindi non viene usato nella produzione della birra, in alcune piantagioni si utilizza una pianta maschio ogni cento femmine per favorire impollinazione che rende i coni femminili più grandi e ricchi di resine ma che produce anche i semi che riducono a loro volta la parte utilizzabile del cono.

A metà estate ciascun tralcio inizia a produrre grappoli di piccoli fiori e, se c’e’ un maschio nella piantagione, avviene l’impollinazione, ma indipendentemente da ciò si sviluppano i petali che vanno a formare un cono, che matura verso fine agosto – inizio settembre.

Dopo la raccolta tipicamente i tralci possono essere recisi e dare modo ai rizomi di svilupparsi prima dell’inverno.

luppolo coni

 

Il cono è la parte pregiata del luppolo ed e’ formato da corone di 5 petali, alla base ci sono le ghiandole contenenti la luppolina (da non confondersi con il polline), piccoli pallini gialli contenenti resine, alfa acidi, beta acidi, oli essenziali..tutto cioò che serve per dare amaro e/o aroma alla birra.

La resina del luppolo contiene molti differenti acidi e oli, i principali sono:

Alpha Acidi : humulone, adhumulone e cohumulone. L’ adhumulone è presente solo in piccole quantità ed e’ poco importante, gli altri due invece sono responsabili dell’amaro, in particolare il cohumulone produce un’ amarezza piu’ spiccata e ruvida. Gli alpha acidi non sono solubili in acqua e per questo è necessaria la luppolatura a caldo durante la bollitura del mosto e conseguente isomerizzazione. Gli alpha acidi sono anche molto deteriorabili e volatili in funzione del tempo e della temperatura di conservazione del luppolo. Un altro fattore importante da considerare è che a parità di varietà la tipologia di suolo e il clima influenzano notevolmente la produzione degli alpha acidi variando quindi le caratteristiche del luppolo da zona a zona e da annata ad annata.

I beta acidi sono assai differenti e i principali sono: lupulone, colupulone e adlupulone. Sono solo marginalmente amari e diventano amari con l’ossidazione sia durante il periodo di conservazione che durante la bollitura. Essi lavorano in unione con gli alpha acidi accrescendo l’amaro dei luppoli piu’ vecchi. In generale se si usano luppoli freschi non sono considerati critici per la produzione di birra

Infine gli oli essenziali, in particolare myrcene e humulene. La loro percentuale è responsabile del profilo aromatico del luppolo. Il primo anche se è presente in percentuali maggiori è considerato meno nobile. Il secondo garantisce il mantenimento delle caratteristiche aromatiche a dispetto della ossidazione e del tempo.

Qualche cenno infine alle varietà… ci sono centinaia di varietà di luppolo in uso nel pianeta con differenze sia agronomiche che di impiego nella produzione della birra. Molte vecchie varietà tuttavia sono in disuso in quanto l’industria birraria predilige varietà che si possono conservare a lungo per produrre birra durante l’anno. La selezione inoltre predilige varietà resistenti alle malattie e con grande produzione di alpha acidi.

In generale si dividono i luppoli in “amaro” e “aroma” i primi con elevato contenuto di alpha acidi e generalmente non sono usati per aroma. I luppoli invece con elevato contenuto di oli sono usati sia per amaro che per aroma, hanno il difetto di conservarsi meno bene di quelli da amaro.

Esiste poi una categoria di luppoli speciali detti “nobili” che sono Hallertauer, Tettnanger, Czech Saaz e Spalt Spalte cosi’ definiti n quanto hanno la caratteristica di avere un rapporto alpha acidi con beta acidi di 1:1 un’ alta percentuale di humulene e un livello di cohumulone a myrcene basso. Sono essenzialmente luppoli da aroma ma che in molte lager di stile europeo sono usati anche come amaro.

Come avete visto in queste poche note il luppolo è davvero una pianta particolare e mi incuriosice molto l’appartenenza alla famiglia delle cannabinacee al pari della Cannabis Sativa di tipo Nordico, coltivata in Canavese per la produzione della fibra di canapa. Si pensi che agli inizi del Novecento non c’era famiglia che non le dedicasse almeno qualche campo. Molti ancora oggi credono che il nome “Canavese” derivi dalla canapa; gli storici smentiscono questa etimologia, anche se in passato, la credenza popolare era diffusa, alimentata anche dalla presenza di una banderuola in ferro battuto che riproduce una pianticella di canapa e che, dal 1758, svetta sulla torre del municipio di Ivrea. Verso la metà del secolo scorso, la coltivazione della canapa è stata abbandonata sia perché considerata troppo laboriosa rispetto alle tecniche ed ai mezzi allora disponibili sia perché superata dall’arrivo di più economiche fibre artificiali. I motivi dell’abbandono non devono essere ricercati, quindi, nel clima o nella natura morenica dei terreni del Canavese, che mediamente offrono condizioni favorevoli alla canapicoltura.

Originaria dell’area asiatica compresa tra il mar Caspio, l’Himalaja e la Cina, la Cannabis sativa di tipo nordico è coltivata per la produzione di fibra. Se paragonata alla canapa di tipo meridionale (canapa indiana), la Cannabis sativa, oltre ad avere un inferiore contenuto di HTC (tetra-idrocannabinolo) è assai più alta e presenta una ridotta ramificazione. I terreni ideali per la canapa sono profondi, ricchi di sostanza organica e privi di strati impermeabili, in modo tale da facilitare la penetrazione dell’apparato radicale ed evitare il pericolo di ristagni idrici.. Ha un accrescimento molto rapido: il ciclo vegetativo si completa in 3-4 mesi, al termine dei quali alcune varietà possono raggiungere anche i 5-6 metri di altezza, con uno straordinario sviluppo della biomassa.

La rapidità della crescita e la semina piuttosto fitta consentono di ridurre al minimo l’impiego di pesticidi: le piante infestanti, infatti, vengono soffocate sul nascere. La radice molto profonda contribuisce con il tempo a migliorare la struttura del terreno.

La pianta è stata persino utilizzata per disinquinare terreni contaminati dalla presenza di metalli pesanti.

La varietà degli impieghi della canapa è straordinaria: è utilizzata per la fibra, da cui si possono ricavare tessuti grossolani o raffinati, a seconda della varietà coltivata e della lavorazione adottata; può servire per fare cordami, fibre tecniche, cellulosa per carta, pannelli coibentanti, mangimi, oli

polinsaturi per usi farmaceutici, per la cosmesi e per le vernici; i canapuli sono usati come combustibile o per farne pellets o lettiere per animali; si producono persino pasta alimentare e biscotti alla canapa, tisane ecc.

Come vedete le caratteristiche vegetative e di terreno tra Canapa e Luppolo sono molto simili e questo mi fa ben sperare per lo sviluppo delle piantine e chissà che non si trovi davvero il modo di introdurre una coltivazione nuova in Canavese

Nella prossima puntata qualche suggerimento di tecniche di impianto e cultura..

Davide

Coltivazione del Luppolo parte 1 : l’idea..

Posted on Aprile 15th, 2009 in Articoli, Birra, HomeBrewing by arzaman

Tutti gli appassionati, smanettoni, sperimentatori del fai da te una volta che hanno realizzato una cosa sono sempre alla ricerca di qualche cosa d’altro..replicare piu’ volte un processo gia’ sperimentato non da infatti soddisfazione. Io non faccio eccezione alla regola e da homebrewer cerco di trovare qualcosa di nuovo per divertirmi che non sia solo una nuova ricetta..un nuovo aggiornamento tecnolgco della attrezzatura o come nella avventura in cui mi sto per imbarcare la coltivazione del LUPPOLO materia prima fondamentale per la produzione della birra.

L’idea mi e’ venuta leggendo qualche post di altri appassionati che davano indicazioni di dove reperire le piantine e suggerimenti per la coltivazione e la cosa mi ha subita preso.. Il luppolo e’ fortemente caratterizzane il prodotto finale e ricordo la birra vincitrice del concorso di Lurago Marinone del 2008 che era stata realizzata con Luppolo fresco autocoltivato..per cui dare un tocco originale , unico e personale alla produzione e’ davvero affascinante.

In una serie di post a puntate ho quindi intenzione di condividervi questa esperienza..dall’idea fino alla raccolta (speriamo) del prossimo autunno e ovviamente al prodotto finale

Il primo passo e’ stato quello della raccolta di informazioni…approccio scientifico ovviamente…sulle prorpieta’ del luppolo e del suo utilizzo nella tecnica di birrificazione ero ferrato e non mi dilungo…la cosa da capire era come coltivarlo..la botanica, la tecnica di coltivazione , essiccazione etc.. Ho reperito su internet molte info in particolare una monografia in inglese Hops manual che consiglio per la completezza. Ho quindi acquistato un numero speciale della rivista BYO (brew your hown ) dedicata al luppolo compresa la tecnica di coltivazione.

BYO Hop Lover's Guide

Dopodiche’ non disponendo di un terreno ho coinvolto Domenico, che si e’ ovviamente dimostrato entusiasta della cosa consentendomi di utilizzare la vigna di Piverone, e Andrea anche lui entusiasta di sperimentare qualcosa di nuovo…detto fatto già stavamo pensando a realizzare una piantagione in grande stile pensando anche al fatto che il CANAVESE ha un ottimo rapporto con le cannabinacee a cui il luppolo appartiene..ma di questo vi racconto in un altro post

Trovato il posto dove mettere a dimora le piantine e il supporto operativo il passo successivo è stata l’individuazione dei fornitori e mi sono orientato su un fornitore tedesco e uno inglese.


http://www.aplus-hops.co.uk/
http://www.eickelmann.de/Store/

Contattati si sono rivelati molto disponibili e l’acquisto e’ stato semplice e rapido. Pagamento con carta di credito e spedizione in pochi giorni.

Il fornitore tedesco mi ha mandato le piantine in vasetto, quello inglese i rizomi in una busta. Tutto e’ arrivato in ottimo stato come testimoniano le foto e mi sono quindi messo d’accordo con Andrea per un sopralluogo in vigna per defnire dove e come realizzare la piantagione.

Le varietà che ho acquistato sono Hallertauer sia aroma che amaro, Tettnanger, una varieta’ di Goldings, Fuggle e Challanger

Nel prossimo Post un po di elementi di botanica del Luppolo

Grazie

Davide

Serra Morenica.. la Ipa di Ivrea

Posted on Dicembre 17th, 2008 in Articoli, Birra, HomeBrewing by elena

Ed eccoci a ricordare la Serra Morenica presentata domenica scorsa al concorso per homebrewer a Lurago Marinone.

Il tutto nasce con un mastro birraio di nostra conoscenza, Davide, che tra una degustazione, una cotta e un minicorso per homebrewer è riuscito a trasmettermi il piacere di stare 8 ore a rimestare pentoloni per preparare una birra, che poi finisce subito.

Mio padre sostiene che dire “faccio una cotta” significhi fare nulla, oziare, ma posso assicurarvi che così non è: fare una cotta significa scegliere la ricetta, andare a  raccogliere l’acqua dove la ritieni più pulita, buona, naturale (anche andarci 2 volte se durante il percorso di ritorno allaghi la macchina perché non hai chiuso la damigiana!), ordinare i malti giusti, i luppoli corretti, e poi inizia il lavoro: macina, bolli, filtra, cuoci,raffredda, luppola e non finisce mai, altro che oziare!

Comunque una mattina di settembre ci siamo adoperati per preparare la nostra Ivrea Pale Ale (IPA) da mandare al concorso. Una giornata divertente, studiata, calibrata, dove nulla veniva lasciato al caso proprio perché in ballo non c’era solo la bevuta ma il concorso.

E siamo arrivati a domenica scorsa dove nel pomeriggio ho personalmente aspettato col cuore a mille la lettura dei candidati, in ordine d’iscizione. Noi eravamo il n°16.

Speravo che Schigi ci saltasse, invece c’è stata la chiamata… vabbè in effetti proprio nei primi 4 non pensavo potessimo rientrare, era solo una mia speranza.

In maniera molto simpatica e divertente però ci ha stroncato un pochetto la Serra morenica. Ebbene si, siamo arrivati al 31esimo posto!

Beh, dietro ce n’erano veramente ancora tanti ,ma sinceramente speravamo di aver fatto meglio.

Ha letto anche i voti e i commenti dei 3 degustatori.

Il primo (Leonardo) è stato educativo perché ha spiegato ciò che ha riscontrato bevendola, tentando di trasmetterci il modo di migliorarla: mancavano i profumi tipici delle Apa (luppolo di aroma) … a me sembravano presenti, era profumata e amarissima, la cicoria era una poppante in confronto, ma a quanto pare non è stato sufficiente.

Giovanni ha invece riscontrato anche un’infezione lattica (tralascio il ceppo perché mi sembra un po’ come trovare il cuoio bagnato di amazzone nei vini..mah!). Personalmente nelle nostre bevute non l’ho mai riscontrata, magari sono state le loro bottiglie ad essere infette, che strano, tutte e 3?, che sfiga!.

Il terzo non è stato citato perché non ha scritto nulla di positivo per il miglioramento della birra, solo che era piena di imperfezioni e di un erbaceo tremendo.. e su questo un po’ concordo ma ribadisco che fare una Ipa non amara e non erbacea è difficile.

In conclusione oltre alle 3 bottiglie da 75 che abbiamo spedito per il concorso ne rimangono in cantina ancora tante e mysobry farà loro onore!

Elena

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