Ci siamo ! finalmente siamo riusciti a organizzare un confronto-sfida tra due mondi, due filosofie, due culture del bere di qualita’…birra vs vino , un format gia’ collaudato da illustri sommelier italiani e esteri che prevede una cena degustazione in cui metteremo a confronto l’eleganza del vino con la versatilita’ della birra in un simpatico incontro-scontro dal gusto unico.
L’arena della sfida e’ la Trattoria S. Martin a Settimo Rottaro, la data fissata quelle del 17 Giugno. Il menu , le birre e vini a confronto li trovate nella locandina allegata. Per prenotazioni (posti limtati) telefonate al 0125.720110
Qualche nota di contesto sull’idea di questa sfida che e’ un po’ che mi frullava nella testa. In questi ultimi anni spesi a conoscere e divulgare il mondo della birra spesso a persone anche molto competenti di vino mi sono reso conto di quanti pregiudizi, quanti luoghi comuni e quanta poca cultura ci sia legata alla tema birra.Spesso i due mondi vengono visti in modo antitetico dominati dall’opinione comune del vino sia una bevanda “nobile” (la bevanda degli dei) , a cui carta stampata e media dedica molta enfasi, in cui ritualita’ , mito , moda sono esasperati e che la birra sia una bevanda “povera” (la bevanda dei barbari) dissetante,simpatica, da sagra di paese (o oktoberfest..) o da motard ma inadatta alla degustazione e all’abbinamento di alto livello con il cibo.
Ho sperimentato questa contrapposizione derivante dalla poca cultura del mondo birra sulla mia pelle approcciando il mio esame da relatore AIS. Da appassionato di birra mi sono presentao all’esame sostenedo con elementi oggettivi una tesi: “birra e vino hanno pari dignita’ “…la mia tesi non e’ mai stata esposta e il mio esame e finito molto rapidamente Jma da sommelier un po’ “eretico” non mi sono demoralizzato e ho continuato a portare avanti questa tesi con notevoli riscontri, suscitando interesse e curiosita’ anche tra i piu’ scettici. Serate, eventi, degustazioni sul tema “birra” si moltiplicano…la cultura si diffonde, i pregiudizi muoiono.
L’idea del confronto diretto e’ stata poi stimolata dalla lettura di un libro “Birra vs Vino” di Charles Bamforth di recente pubblicazione…nulla di sconvolgente o illuminante ma una sistematica analisi e comparazione dei due mondi sotto molteplici aspetti…storico,produttivo, abitudini di consumo, valore alimentare e caratteristiche organolettiche etc..
Questo simpatico gioco-sfida-confronto tra gli amici MySobry e gli altri eno-appssionati dura da un po’ di tempo da qui quindi l’idea di provare a sintetizzarlo in un evento dedicato…dove ci sia spazio per tutte e due le culture e si usino le corrette informazione e i sensi piu’ che i pregiudizi per formulare un parere.
La serata non ha la pretesa di essere un qualcosa di rigoroso e scientifico o di convertire qualcuno ma e’ solo un modo per incuriosire, divertire, approfondire la cultura di questi mondi…che possono imparare molto l’uno dall’altro…in fondo stiamo parlando di birra e vino non di religione !
Ritorno sul tema della autocostruzione della attrezzatura per Homebrewing illustrandovi un progetto su cui ho lavorato per un certo tempo e che mi sta dando soddisfazione per i risultati ottenuti: la costruzione di un fermentatore tronco conico da 30L con controllo della temperatura.
E’ noto che il controllo della temperatura nelle varie fasi del processo di fermentazione e’ una degli aspetti piu’ importanti per l’ottenimento di un prodotto finale di qualita’ e che rispetti le caratteristiche che ci si e’ prefissati in fase di definizione della ricetta ed e’ sicuramente uno degli aspetti che differenzia una produzione casalinga da una professionale.
Per molto tempo mi sono affidato a madre natura per fermentare le mie produzioni fasandomi con la temperatura della mia cantina… banalmente prediligendo le birre a bassa fermentazione in inverno e le alte in primavera autunno. In estate la temperatura di cantina e’ troppo elevata anche per una alta fermentazione. Mi sono quindi messo in testa di poter controllare la temperatura di fermentazione sicuramente per produrre qualsiasi tipo di birra in qualsiasi stagione ma anche per poter far lavorare il lievito in condizioni particolari ad esempio in una alta fermentazione controllare la generazione di esteri fruttati o in una bassa riuscire magari a fare variare la temperatura per riassorbire il diacetiele.
La possibilità poi di ridurre al minimo la temperatura a fine fermentazione secondaria e’ inoltre un grande vantaggio per stabilizzare, maturare eillimpidire la birra.
Disponevo gia’ di un fermentatore tronco conico in INOX di capacita’ 30L, il problema era quello di raffreddarlo e termostatarlo. Ho scartato per motivi vari (essenzialmente spazio) la soluzione tipo frigo ovvero inserire banalmente il contenitore in un frigo cosi’ come quella di raffreddare il contenitore con una camicia esterna di liquido refrigerante (tipo i fermentatori professionali) in quanto le piccole dimensioni non consentivano di calandrare l’acciaio e realizzare la camicia.
Ho invece optato per una soluzione con serpentino INOX immerso nel mosto, in pratica lo stesso principio del worth chiller con cui si raffredda il mosto caldo prima dell’inoculo dei lieviti.
Il serpentino immerso nel mosto/birra e’ attraversato da un flusso di H20 refrigerata e un sensore di temperatura inserito all’interno del cono consente di pilotare l’unita’ refrigerante.
Per raffreddare l’H20 ho pensato a varie soluzioni ma poi mi sono orientato verso uno scambiatore a celle di Peltier.
Una unita’ refrigerante quindi “allo stato solido” senza compressore o parti in movimento che sfrutta il potere refrigerante delle ormai famose celle di peltier impiegate in molte applicazioni. Tali celle si presentano come un piccolo biscotto (ce ne sono di varia forma e potenza) e se opportunamente alimentate creando un gradiente di temperatura tra le due facce di otre 40 gradi…ovvero se la faccia calda e’ mantenuta a 0 gradi quella fredda sara’ a -40.
Nel mio firgo allo stato solido (surplus recuperato su ebay) le celle dal lato “caldo” sono montate su un dissipatore di alluminio con ventole , da quello freddo su una piastra di lega con due canali interni per fare scorrere il fluido da raffreddare
Il blocco frigo a celle di Peltier e’ alimentato da un potente alimentatore di tipo switching da 24V 12A. Il tutto e’ controllato da un termoregolatore digitale di tipo PID che rileva la temperatura mediante la sonda PT100 inserita nel fermentatore e pilota (on/off) il gruppo frigo.
Ultimo elemento la pompa di circolazione dell’ H20, per questo ho usato una pompa da acquario (esterna) che garantisce un buon flusso di acqua e un funzionamento continuativo e silenzioso.
Una nota riguardo al serpentino: sconsiglio di utilizzare soluzioni in rame che, se pur piu’ economiche e efficienti come scambio termico, hanno problemi in termini di pulizia finale e interazione con il mosto/birra (il rame rimarrebbe a bagno per giorni/settimane..) Ho quindi optato per un serpentino in acciaio INOX di quelli guarda caso usati nei banchi di spinatura delle birra (in quel caso e’ la birra a scorrere nel serpentino immerso in h20 gelat). Vista la difficoltà a piegare un tubo INOX di 10mm di diametro ho acquistato l’oggetto gia’ fatto da un distributore su Ebay in Germania che dispone di serpentini di vario diametro e numero di spire a costo ragionevole.
Costruttivamente il lavoro non e’ stato molto complesso. Il serpentino si inseriva di misura nella parte cilindrica del mio tronco conico che ho provveduto a forare nella parte alta per inserire due passaparete in ottone con relativa guarnizione isolante in modo da avere all’esterno del fermentatore l’attacco per la mandata e il ritorno del acqua gelida. Il fermentatore rimane quindi chiuso con il suo gorgogliatore e i due attacchi per l’acqua gelida. Nella parte conica ho inserito la sonda PT100 fissata con dado e controdado da 8mmPer il circuito idraulico ho usato normali tubi di plastica alimentare da 10mm il tutto stretto con fascette per evitare sgocciolamenti.
Le connessioni elettriche sono abbastanza semplici: la sonda entra nel termoregolatore che tramite il rele interno pilota alimentatore del gruppo frigo e la pompa. Ogni volta che la temperatura sale oltre il set point il gruppo frigo parte inizia a raffreddare e la pompa fa circolare l’acqua raffreddata nel circuito. Il tutto risulta abbastanza silenzioso e compatto. Appena avro’ tempo realizzerò un contenitore per racchiudere la parte elettrica e per il gruppo firgo.
Veniamo ai risultati e al collaudo. Il primo punto su cui ho avuto qualche difficoltà e’ fare circolare il liquido nel circuito chiuso in maniera regolare. Il circuito va riempito senza lasciare bolle d’aria, impresa che richiede gia’ un po’ di tempo e cura, dopodiché probabilmente per la contrazione del liquido a freddo o qualche piccolo sfiato mi sono accorto che nel tempo si forma qualche bolla d’aria che rende difficoltoso il lavoro della pompa (non autoaddescante). Da studiare eventualmente un circuito aperto con vaschetta di recupero per ovviare al problema.
Un altro punto di attenzione e’ la coibentazione del tutto…in prima battuta non ho coibentato il fermentatore o i tubi…in questa configurazione riesco tuttavia a mantenere a 9-10 gradi la massa liquida di 30L senza uno stress eccessivo del gruppo frigo (temperatura esterna non superiore ai 20 gradi). Per andare oltre sicuramente occorre da un lato coibentare con cura il tutto dall’altro magari usare una miscela di glicole a acqua per evitare che ghiacci nei canali dello scambiatore.
Anche se quindi il tutto e’ stato realizzato in maniera un po’ sperimentale e empirica il risultato finale e’ OK…la temperatura nei range tipici di una birra anche a bassa fermentazione rimane stabile, il tutto e’ di facile gestione, rapidamente scollegabile e pulibile. Si puo’ migliorare qualche aspetto sopra descritto ma l’esperimento e’ riuscito…utilizzato per ora su una pils, una weizen e una apa.
Con un po’ di ingegno e sbattimento ho anche io il mio piccolo tronco conico termostatato con gruppo frigo allo stato solido e con una spesa dell’ordine dei 150-180E (fermentatore escluso) …sono molto fiero del tutto !
Se volete qualche dettaglio in piu’ non esitate ovviamente a contattarmi…il giocattolo non e’ soggetto a brevetto
Nata dall’idea di Agostino Arioli del Birrificio Italianoe dalla sua particolare predilezione per gli stili di birra “tedeschI” e’ giunto ormai alla quarta edizione il Pils Pride svoltosi a Lurago Marinone sabato 8 e domenica 9 giugno.
Una sorta di raduno a tema …le birre “pilsner”… con una nutrita batteria di spine di produttori italiani ed esteri…il tutto condito con musica, buona cucina , degustazioni, seminari a tema, e la consueta allegria e convivialita’ che accompagna questi eventi. Una formula azzeccata che ha attirato appassionati della buona birra come il sottoscritto.
Sabato mattina si e’ svolta una sessione di degustazione alla cieca delle 13 Pils a cui ho partecipato con Fabrizia. Lo scopo era mettere a confronto tutte le birre nello stesso stile e comprenderne e apprezzarne a fondo similitudini e differenze. In aggiunta e’ stato anche abbinato un concorso a premi…terminata infatti la degustazione ciascuno era infatti libero di degustare le 13 birre dalle spine e cercare di dare un nome alle birre degustate alla mattina in maniera anonima.
La degustazione e’ stata davvero istruttiva… messe tutte in fila le varie Pils hanno rivelato il loro caratteri distintivi. In generale tutte ottime birre, solo un paio forse non perfettamente in stile e un paio di campioni con qualche lieve difetto (diacetile, solforosa) che le rendeva non perfette in particolare al naso…ma si sa, lo stile pilsner nella sua semplicità e’ estremamente difficile da realizzare, tutto giocato su delicatissimi equilibri e basta poco a per produrre risultati non perfetti.
Dopo aver degustato 13 + 13 birre e’ difficile di ciascuna dare una descrizione puntuale, mi limito a dividerle in due categorie…quelle sbilanciate o meglio che avevano sicuramente per scelta non per difetto una nota spiccata nelle durezze date dal luppolo o nelle morbidezze date dai malti e quelle equilibrate dove le due componenti sono state miscelate in maniera sapiente.
Tra le birre “dure” a mio personale giudizio ricordo: Extra Hop, Magutt, Jever Pils, Grigna
Tra le bire “morbide” : ShoenRammer Keller, Sausa Pils, Radeberger Pils, Levante
Quelle piu’ bilanciate: Tipopils, Zwickel Pils, Via Emilia, Omnia
Nella degustazione alla cieca se avessi dovuto eleggere la mia preferita avrei scelto la Zwickel Pils…ma al successivo assaggio pomeridiano devo dire che ho fatto il pieno di Tipopils e Omnia.
Il gioco di abbinamento e’ stato davvero difficile, complicato dal fatto a mio parere di prelevare un campione alla volta e doverlo classificare secondo le note prese la mattina…strada facendo spesso mi sono reso conto che un abbinamento fatto in precedenza magari non era congruente…ma andare a modificare quello avrebbe scardinato tutta la sequenza senza possibilità di ri-assaggiare.…morale mi sono perso per strada andando avanti con un abbinamento “one shot” fino alla fine e assegnando gli ultimi campioni praticamente per esclusione. Risultato finale 6 campioni individuato tra me e Fabrizia…La missione non era impossibile a testimonianza di cio’ il migliore ha ottenuto uno strepitoso 11..in pratica ha inverito due soli compaiono…complimenti!
In conclusione giornata didattica, istruttiva ma come sempre piacevole nell’atmosfera del Birrificio Italiano. Posso dire di aver compreso lo stile e anche se ho fatto il pieno di luppolo per un bel po’ di tempo…tornato a casa ho stappato una bottiglia di una Pilsner di produzione invernale con l’amico Michele…la prima realizzata con completo controllo della temperatura di fermentazione…Devo dire, consapevole dei limiti della tecnica homebreiwng per le pils, che sono rimasto completamente soddisfatto del risultato.
Alla prossima dose di luppolo e vi lascio alle foto dell’evento e un simpatico inno alla Pils cantato dal gruppo ingaggiato per la musica live
L’abbinamento del cioccolato con distillati , vino tradizionali o liquorosi e’ sicuramente un tema molto attuale e dibattuto e ed e’ facile trovare riferimenti e eventi, degustazioni ad hoc ed ho scritto piu’ volte sul tema
L’abbinamento con la birra e’ sicuramente meno noto ai piu’ ma proprio per l’estrema versatilita’ della birra con i suoi mille stili e’ qualcosa di assolutamente ragionevole e proponibile come e’ stato dimostrato ieri sera presso Donna Sommelier di Torino dove il beershop Stato Liquido in collaborazione con l’atelier del cioccolato di Guido Castagna hanno organizzato una serata specifica a tema birra & cioccolato
La serata e’ iniziata scoprendo la maestria del’artigiano del cioccolato Giudo Castagna che nel suo laboratorio di Giaveno produce o meglio crea cioccolato di altissima qualita’ partendo direttamente dalle fave di cacao opportunamente selezionate nei migliori Cru del mondo. Guido ci ha illustrato in estrema sintesi ma con grande chiarezza il processo che porta dalla pianta di cacao al prodotto finito evidenziando quali sono i fattori che condizionano la qualità e che differenziano un prodotto industriale da uno artigianale. La lavorazione del cioccolato cosi’ spiegata e’ davvero affascinante..un arte sapiente come quella di fare un vino o una birra, dove si va dalla selezione delle materie prime in primis, a un sapiente blending degli ingredienti , a una complesso processo produttivo e non ultimo anche a un “affinamento” o meglio maturazione nel tempo cosa che mi ha colpito molto. L’interesse suscitato e’ stato molto e sicuramente andro’ a visitare il laboratorio per approfondire.
I cioccolati in degustazione erano un cremino al caffe’ tipico cioccolatino della tradizione piemontese, un gianduiotto con una preparazione particolare fuori dagli standard sia per una iperaffinazione della pasta (20 micron) che per una percentuale preponderante di nocciola IGP (40%) rispetto allo zucchero e infine un croccantino “sperimentale” con nocciole, succhero di canna e due cacao provenienti da Venezuela e Equador.
Per ciascun cioccolatino Walter Loiacono e Fabrizio Sillano di Stato Liquido si sono alternati descrivendo le birre in degustazione e motivando la scelta di abbinamento
Sul Cremino e’ stata proposta la birra di Pausa Caffe’, la Chicca, ispirata allo stile Sotut con un doppio valore “sociale” sia per essere stata realizzata con la collaborazione dei detenuti del carcere di Saluzzo sia per avere tra i suoi ingredienti chicchi di caffe’ della varieta Huehuetenango e presidio slow food.
Qualche personale nota degustativa e di abbinamento…la birra si presentava con un colore mogano, nocciola con una schiuma da cappuccino al primo impatto olfattivo spiccavano sicuramente le note di caffe, meglio nescaffe’, ovomaltina e tostate ma sul fondo qualcosa di poco fine e chiuso attenuatosi poi nel tempo. In bocca ancora caffe’ e tostato , corpo e alcol un po’ deboli e a mio avviso una acidita’, se pur tipica dei malti torrefatti, un po’ anomala. Anche l’abbinamento non era perfetto per la mancanza di alcol e struttura adeguata a supportare la grassezza e l’aromaticità’ del cremino.
La seconda birra un must della tradizione belga e Trappista, la Rochefort 10. Walter ha ben spiegato il concetto di birra trappista e se vi capita di passare per il Belgio la visita alla abbazia di Rochefort nelle Ardenne merita sicuramente (anche se non vedrete nulla del processo produttivo).
Birra davvero complessa gia’ al naso con note dolci di caramello, di frutta candita (albicocca) , balsamiche ed eteree, speziate (liquirizia). In bocca grande impatto pseudocalorico dell’alcol , grande morbidezza ed equilibrio, dolce ma non stucchevole con un finale secco e asciutto. Abbinamento con il gianduiotto direi buono, alcol e struttura adeguata per il livello di grassezza del cioccolato, sul fronte della persistenza forse leggermente preponderante la birra…potrebbe reggere anche una maggior quantità di cacao.
Infine la Papessa…una vera anteprima del neonato birrificio LoverBeer sulla collina torinese. L’ottimo Valter Loverier produttore e factotum dell’azienda ha illustrato molto bene la sua storia , le sue scelte e la sua filosofia produttiva (guadagnandosi l’appellativo di filosofo della birra) improntata a un grandissimo rigore e rispetto della tradizione affiancata a profonda conoscenza del processo e ottimizzazione tecnologica. Interessante anche l’idea di valorizzare la cultura enologica piemontese e di ibridare e contaminare (ma senza estremizzare) alcune delle sue produzioni con spunti enlogici.
Ma veniamo alla birra…in stile Russian Imperial Stout… una birra che ho trovato molto particolare diversa da stout piu’ estreme con una strana ma piacevole dissonanza tra naso e bocca. Colore scuro impenetrabile schiuma molto fine. Al naso sicuramente note tostate, caffetose e di orzo ma anche qualche nota dolce nella frutta (prugna secca) e di vaniglia / zucchero filato. In bocca invece secca, austera, asciutta molto equilibrata con poco amaro da luppolo e un finale balsamico, speziato quasi piccante. Piacevole la carbanoazione molto fine intrigante
Ho provato ad abbinarla con tutte e 3 le preparazione, davvero perfetta con il cremino un po’ meno con gianduiotto (poco alcol) e di nuovo buono con il croccantino.
L’esperimento quindi di abbinamento e’ direi riuscitio (ma non ne avevo dubbi) e i partecipanti hanno apprezzato il fatto che nel mondo delle birre non ci sono solo le bionde da pizzeria ma esistono prodotti di qualita’ ..anche italiani… che possono essere impiegati anche con la piu’ pregiata cioccolateria.
Grazie alla organizzazione e al prossimo esperimento
Nato 3 anni fa per gioco e per divertimento il corso di homebrewing ovvero come fare la birra in casa e’ arrivato alla 3° edizione e questa volta in collaborazione ufficiale con MoBiovvero il movimento birrario italiano di cui sono socio e sostenitore. Appuntamento per tutti gli homebrewer Sabato 12 giungo
La formula in linea di massima e’ invariata…ritrovo alle 10 nella splendida cornice dell’Agriturismo Cascina Gaio di Piverone che ci ha ospitati gli scorsi anni. Un po’ di teoria introduttiva e poi subito con le mani “in pasta” per una cotta all grain alternando spiegazioni teoriche e pratica. Pausa pranzo all’insegna ovviamente della buona birra e delle specialita’ dell’agriturismo realizzate con i prodotti bio della azienda agricola. Pomeriggio completamento della cotta, collusioni finali e consegna dei diplomi di partecipazione firmati MoBi
Oltre al corso e al pranzo la quota da versare a MoBi comprende la quota associativa (20E) per un anno alla associazione e che da diritto a sconti per il materiale homebrewing e locali convenzionati e il libro “la tua birra fatta in casa” (15,9 E) diventato un best seller tra gli hombrewer ( con un mio piccolo contributo )
…due motivi in piu’ per partecipare !
Insomma ci sono tutti gli ingredienti per una bella giornata sicuramente istruttiva e didattica ma anche divertente e con buona cucina
PS se qualche homebrewer ha proprie produzioni che vuole condividere con gli altri faremo anche una sessione di degustazione collettiva !
Vi aspettiamo numerosi …per iscrizioni online sul sito MoBi o via mail a corsihb@movimentobirra.it
Domenica 28 marzo si e’ svolto presso il Birrificio Rurale in localita’ Cascine Calderari - Certosa di Pavia il primo raduno nazionale di HomeBrewer.
Questo tipo di manifestazione molto diffusa negli USA fa si che gli appassionati di produzione di birra casalinga si ritrovino con la loro attrezzatura e ricette per una sorta di cotta collettiva. Lo scopo e’ proprio quello di socializzare, scambiarsi esperienze, condividere pratiche e tecniche, esibire le proprie attrezzature e abilita’…tutti insieme appassionatamente per produrre ciascuno qualche decina di litri di birra.
E cosi’e stato…gran bella giornata (anche meterologicamente parlando..) e divertentissima esperienza. Il tutto e’ iniziato con una levataccia infame.. complice anche il cambio ora. Macchina gia caricata di tutto il pentolame, materie prime e preziosissima acqua di Quassolo la sera prima..io e Michele alle 8 in punto abbiamo varcato i cancelli della Cascina Fattoria Oasi…un grande cascinale che funge da fattoria didattica alle porte di Pavia e che ospita in un silos i birrificio.
Ad attenderci Beppe dello staff di birrificio con tanto di maglietta personalizzata MySobry. In poco tempo su un asse montato su cavalletti abbiamo allestito la nostra postazione HighTech.. nel frattempo alla spicciolata sono cominciati ad arrivare agli altri.. scaricando ogni tipo di oggetto dalle macchine stipate. In breve il porticato si e’ animato di una tribu’ di gente “strana”…pentole, fornelli, serpentini e bidoni ovunque. Macinati i grani nel mulino del birrificio verso le 9.30 i fuochi erano accesi e l’aria era pervasa del profumo dei cereali in ammortamento. Nel corso della mattinata abbiamo subito socializzato con tutti..anche perche’ molti si erano dimenticati qualche pezzo (noi compresi avendo dimenticato un luppolo gentilmente sponsorizzato da birrificio) e quindi ognuno aiutava l’altro come poteva.
La mattinata e’ andata via ammostando, rimestando, filtrando,bollendo…e ovviamente bevendo… aperte le spine del birrificio non abbiamo non potuto bere piu’ dosi della Terzo Miglio la birra vincitrice del premio birra dell’anno 2010.
Intanto e’ cominciata a fluire la gente…appassionati, curiosi, bambini etc…tutti un po’ scettici che da tale zoo potesse uscire qualche cosa di buono. Divertente raccontare e spiegare il processo a persone non eserte.
Resistendo ai morsi della fame e per evitare l’enorme coda per pranzo (unico neo della giornata) abbiamo tirato fino alle 14.30 . Raffreddato il mosto e lavato il tutto ci siamo concessi una bella grigliata e piatto di formaggi il tutto accompagnato con la Bitter spinata regolarmente a pompa e prodotta su ricetta del vincitore del concorso di Lurago Marinone.
Pomeriggio dedicato al relax per noi e alla degustazione pubblica delle birre di chi voleva sottoporre al giudizio dei degustatori e al pubblico ludibrio.
Tante bottiglie…tante interpretazioni diverse…qualche buon prodotto e qualcosa di migliorabile… il tutto in atmosfera sempre molto simpatica…e poi si beveva a gratis quindi…
Ricaricato il tutto siamo tornati a casa con 20L di mosto e un bel secchiello di lieviti presi direttamente dal fermentatore del birrificio..altro che bustina di lievito secco.
Insomma una gran bella giornata in cui abbiamo stretto amicizie, contatti, bevuto e mangiato bene e fatto la nostra figura ..grazie a Silvio, Beppe e a tutto lo staff del birrifcio per l’idea e l’organizzazione… evento sicuramente da ripetere !
Ed eccomi al resconto della serata di abbinamenti tra birra artigianale Italiana e le creazioni di grandi piatti del Gardenia tenutasi giovedi 25 marzo.
Il tema era sicuramente impegnativo e la preparazione e’ stata meticolosa rivedendo piu’ volte la lista delle birre e i relativi abbinamenti, la sfida di portare la birra sulla tavola di uno stellato Michelin era non facile visto il ruolo di simpatica bevanda dissetante a cui e spesso relegata la birra. A cio’ si aggiunga una clientela molto esigente e attenta ma un po’ sciettica sicuramente piu’ abituata a stappare bottiglie di grandi vini che di spumeggiante birra.
Ciononostante, grazie alla elevata qualità delle ben 7 birre proposte, ai piatti di grande cucina e all’impegno di tutto il personale reputo che il risultato della serata sia stato positivo…qualche messaggio sul prodotto birra di qualita’ e artigianale penso sia stato recepito, qualche mito negativo sulla birra sfatato, qualche abbinamento e’ stato anche azzeccato e tutti i clienti sia appassionati che non erano decisamente incuriositi e sorpresi da questo uso gastronomico della birra. Esperimento quindi direi nel complesso riuscito.
Qualche nota sul menu e relativi abbinamenti
Abbiamo inizito con una TEMPURA D’ORTAGGISU ZABAJONE DI BIRRA su cui abbiamo proposto due interpretazioni di birre Blache..birre ad alto contenuto di malto di frumento..la N8 del birrificio Scarampola e la Mon Blanche del Birrificio Aosta. Due interpretazioni diverse dello stile per un uso diverso delle spezie..piu’ tradizionale la N8 con la sua spiccata acidita’ data anche dall’uso del chinotto di Savona, piu’ piccante, fresca e speziata la Mont Blanche. Abbinamento armonico sfruttando acidita’ e freschezza delle birre a gestire l’untuosita’ e la dolcezza della pastella e della frittura.
Lo cheff ha poi proposto un CRUDO DI TONNO in una interpretazione molto delicata e leggera su cui ho abbinato la IPA del birrificio Scarampola. In questo caso l’intesita’ e l’amaro della birra (da luppolo e pomplemo) erano decisamente sovrastanti il piatto.
Leggermente meglio sulle FETTUCCINE AL GUANCIALE con l’uovo conlante di Parisi su cui abbiamo provato la Frakè del birrificio S.Paolo. L’unica a bassa fermentazione della serata in uno stile particolare American Amber Lager. Una birra con un bouquet floreale al naso , secca,di discreto corpo e alcol con un buon equilibrio tra amaro e caramello e un leggero sentore affumicato che ben si sposava con il guanciale. In generale anche in questo caso uno squilibrio di intensita’ e persistenza a favore della birra.
Sul secondo l’abbinamento è decisamente andato meglio: sullo STINCO DI MAIALINOALLA LIQUERIZIA E FONDENTE 80% le due birre proposte ovvero la Strada San felice del birrificio Grado Plato e la Sophie del birrificio Gilac si sono comportate bene. In particolare la Sohphie con le sue note di caramello, cacao e leggera speziatura ben si e’ adattata alla dolcezza e alla aromaticità del piatto gestendo nel contempo la componente grassa.
Giudicato perfetto l’abbinamento con il dolce…il tris di dolci al cioccolato con nocciola, caffe’ e caramello hanno trovato ugual responso nella dark ale Canderium del birrificio Un Terzo. L’uso di malti tostati unito a un sapiente mix di spezie e una leggera sovra gastura ne fa una birra da meditazione che ottimamente si sposa con il cioccolto.
Sicuramente c’e’ ancora molto da sperimentare e provare sul fronte abbinamenti birra artigianale e cucina ma la bonta’ delle birre e di tutte le preparazioni non puo’ che aver soddisfatto anche i palati piu’ esigenti.
E’ con piacere che vi segnalo due appuntamenti da non perdere di abbinmento della buona cucina con le produzionidei birrifici artigianali a noi vicini
Mi fa molto piacere che lo stellato Gardenia di Caluso giovedi 25 marzo ripeta l’evento dello scorso anno a testimonianza che la gastronomia birraria e l’abbinamento birra con piatti appositamente studiati ha un suo perchè. Mariangela Susigan proporrà alcune delle sue creazioni e confesso non e’ stato facile convergere nella scelta degli abbinamenti…ben 6 birre di birrifici consolidati ma anche qualche new entry con un menu altrettanto ricco.
Il 16 aprile si replica al ristoranteNuova Valle di Maglione dove il sommelier e amico Mattia entusiasta del successo delle birre artigianli da poco inserite nella carta del suo locale propone un menu canavesano rivisitato anche in questo caso con 6 birre che abbiamo opportumamente selezionato.
Posted on Novembre 5th, 2009 in Articoli, Birra by arzaman
Nata nell’ambito del programma “Muse” dall’estro del maestro Agostiono Arioli del Birrificio Italiano questa birra particolare che sara’ disponibilie dal 20 novembre e’ realizzata utilizzando una quantita’ rilevante di uve nebbiolo ammostate.
Le muse in generale sono una progetto del Birrificio Italiano che recupera antiche tecniche di birrifcazione (ma anche di vinificazione) che prevedono dopo il filtraggio del primo mosto ricco di zuccheri una seconda o terza filtrazione per produrre un mosto (o un vinello) piu’ leggero. Nello specifico il mosto utilizzato e’ il secondo filtrato della Amber Shock la birra piu’ forte di casa a 18 gradi plato.
Nel caso della Musa d’autunno il mosto cosi’ ottenuto non e’ stato bollito ne’ luppolato ma e’ stato addizionato di un 20% di mosto di uva Nebbiolo proveniente dalla zona vocata di Ghemme. Prima fermentazione con lieviti da birra e seconda con lieviti da champagne e dry hopping.
Sono davvero curioso di provare il risultato finale…in particolare capire se la somma di un mosto di una birra morbida, calda, dolce…con quello di un vino fresco, tannico, con una struttura e corpo notevoli si compensano e si armonizzano o ritroveremo tutti i singoli caratteri del vitigno e della birra di partenza nel bicchiere. Forse in questo caso 1+1 non fa esattamente 2.
Venerdi 13 novembre c’e’ solo l’imbarazzo della scelta per gli appassionati della buona birra artigianale, segnalo infatti due eventi degustazione in zona Canavese e Valle d’Aosta
L’amico Ciro dell’enoteca Vino e Dintorni di Ivrea Via Arduino 126 organizza una degustazione delle birre del famoso birrificio 32 Via dei Birraiche produce a Pederobba in provincia di Treviso con le acque che sgorgano dalle pendici del Monte Tomba nella catena del Monte Grappa. L’azienda nata nel 2006 ad opera di 3 soci produce una ampia gamma di birre ad alta fermentazione rifermentate in bottiglia di stile e ispirazione Belga. Prenotazione suggerita allo 0125.641223
Gli amici Fulvio e Mauro propongono nel neonato Birrificio Aostauna serata con cena degustazione di sicuro interesse e divertimento complice la presenza del mitico Kuaska che non necessita di ulteriori presentazioni. Menu del territorio con in abbinamento le birre artigianali del birrificio. Sono davvero curioso di sentire il giudizio del “maestro” sulle prime produzioni del birrificio
Costo della cena con birre 29E.. Serata con posti limitati solo su prenotazione ai numeri 335-8187683 346-7956896. Per informazioni scrivete a info@birrificioaosta.it
A voi la scelta dove trascorrere la serata…importante che sia all’insegna del divertimento e della buona birra artigianale.