Pils Pride 2010 ..il resoconto di sabato

Posted on Maggio 10th, 2010 in Articoli, Birra, Degustazioni by arzaman

Nata dall’idea di Agostino Arioli del Birrificio Italiano e dalla sua particolare predilezione per gli stili di birra “tedeschI” e’ giunto ormai alla quarta edizione il Pils Pride svoltosi a Lurago Marinone sabato 8 e domenica 9 giugno.

Una sorta di raduno a tema …le birre “pilsner”… con una nutrita batteria di spine di produttori italiani ed esteri…il tutto condito con musica, buona cucina , degustazioni, seminari a tema, e la consueta allegria e convivialita’ che accompagna questi eventi. Una formula azzeccata che ha attirato appassionati della buona birra come il sottoscritto.

pils pride 2010

Sabato mattina si e’ svolta una sessione di degustazione alla cieca delle 13 Pils a cui ho partecipato con Fabrizia. Lo scopo era mettere a confronto tutte le birre nello stesso stile e comprenderne e apprezzarne a fondo similitudini e differenze. In aggiunta e’ stato anche abbinato un concorso a premi…terminata infatti la degustazione ciascuno era infatti libero di degustare le 13 birre dalle spine e cercare di dare un nome alle birre degustate alla mattina in maniera anonima.

pils pride 2010

La degustazione e’ stata davvero istruttiva… messe tutte in fila le varie Pils hanno rivelato il loro caratteri distintivi. In generale tutte ottime birre, solo un paio forse non perfettamente in stile e un paio di campioni con qualche lieve difetto (diacetile, solforosa) che le rendeva non perfette in particolare al naso…ma si sa, lo stile pilsner nella sua semplicità e’ estremamente difficile da realizzare, tutto giocato su delicatissimi equilibri e basta poco a per produrre risultati non perfetti.

Dopo aver degustato 13 + 13 birre e’ difficile di ciascuna dare una descrizione puntuale, mi limito a dividerle in due categorie…quelle sbilanciate o meglio che avevano sicuramente per scelta non per difetto una nota spiccata nelle durezze date dal luppolo o nelle morbidezze date dai malti e quelle equilibrate dove le due componenti sono state miscelate in maniera sapiente.

Tra le birre “dure” a mio personale giudizio ricordo: Extra Hop, Magutt, Jever Pils, Grigna

Tra le bire “morbide” : ShoenRammer Keller, Sausa Pils, Radeberger Pils, Levante

Quelle piu’ bilanciate: Tipopils, Zwickel Pils, Via Emilia, Omnia

Nella degustazione alla cieca se avessi dovuto eleggere la mia preferita avrei scelto la Zwickel Pils…ma al successivo assaggio pomeridiano devo dire che ho fatto il pieno di Tipopils e Omnia.

pils pride 2010 agostino arioli

Il gioco di abbinamento e’ stato davvero difficile, complicato dal fatto a mio parere di prelevare un campione alla volta e doverlo classificare secondo le note prese la mattina…strada facendo spesso mi sono reso conto che un abbinamento fatto in precedenza magari non era congruente…ma andare a modificare quello avrebbe scardinato tutta la sequenza senza possibilità di ri-assaggiare.…morale mi sono perso per strada andando avanti con un abbinamento “one shot” fino alla fine e assegnando gli ultimi campioni praticamente per esclusione. Risultato finale 6 campioni individuato tra me e Fabrizia…La missione non era impossibile a testimonianza di cio’ il migliore ha ottenuto uno strepitoso 11..in pratica ha inverito due soli compaiono…complimenti!

In conclusione giornata didattica, istruttiva ma come sempre piacevole nell’atmosfera del Birrificio Italiano. Posso dire di aver compreso lo stile e anche se ho fatto il pieno di luppolo per un bel po’ di tempo…tornato a casa ho stappato una bottiglia di una Pilsner di produzione invernale con l’amico Michele…la prima realizzata con completo controllo della temperatura di fermentazione…Devo dire, consapevole dei limiti della tecnica homebreiwng per le pils, che sono rimasto completamente soddisfatto del risultato.

Alla prossima dose di luppolo e vi lascio alle foto dell’evento e un simpatico inno alla Pils cantato dal gruppo ingaggiato per la musica live

Pils Pride 2010

Davide

Le birre e il cioccolato di Guido Castagna..abbinamento possibile !

Posted on Maggio 7th, 2010 in Articoli, Birra, Degustazioni by arzaman

L’abbinamento del cioccolato con distillati , vino tradizionali o liquorosi e’ sicuramente un tema molto attuale e dibattuto e ed e’ facile trovare riferimenti e eventi, degustazioni ad hoc ed ho scritto piu’ volte sul tema

L’abbinamento con la birra e’ sicuramente meno noto ai piu’ ma proprio per l’estrema versatilita’ della birra con i suoi mille stili e’ qualcosa di assolutamente ragionevole e proponibile come e’ stato dimostrato ieri sera presso Donna Sommelier di Torino dove il beershop Stato Liquido in collaborazione con l’atelier del cioccolato di Guido Castagna hanno organizzato una serata specifica a tema birra & cioccolato

La serata e’ iniziata scoprendo la maestria del’artigiano del cioccolato Giudo Castagna che nel suo laboratorio di Giaveno produce o meglio crea cioccolato di altissima qualita’ partendo direttamente dalle fave di cacao opportunamente selezionate nei migliori Cru del mondo. Guido ci ha illustrato in estrema sintesi ma con grande chiarezza il processo che porta dalla pianta di cacao al prodotto finito evidenziando quali sono i fattori che condizionano la qualità e che differenziano un prodotto industriale da uno artigianale. La lavorazione del cioccolato cosi’ spiegata e’ davvero affascinante..un arte sapiente come quella di fare un vino o una birra, dove si va dalla selezione delle materie prime in primis, a un sapiente blending degli ingredienti , a una complesso processo produttivo e non ultimo anche a un “affinamento” o meglio maturazione nel tempo cosa che mi ha colpito molto. L’interesse suscitato e’ stato molto e sicuramente andro’ a visitare il laboratorio per approfondire.

guido castagna cioccolato

I cioccolati in degustazione erano un cremino al caffe’ tipico cioccolatino della tradizione piemontese, un gianduiotto con una preparazione particolare fuori dagli standard sia per una iperaffinazione della pasta (20 micron) che per una percentuale preponderante di nocciola IGP (40%) rispetto allo zucchero e infine un croccantino “sperimentale” con nocciole, succhero di canna e due cacao provenienti da Venezuela e Equador.

Per ciascun cioccolatino Walter Loiacono e Fabrizio Sillano di Stato Liquido si sono alternati descrivendo le birre in degustazione e motivando la scelta di abbinamento

birre cioccolato stato liquido

Sul Cremino e’ stata proposta la birra di Pausa Caffe’, la Chicca, ispirata allo stile Sotut con un doppio valore “sociale” sia per essere stata realizzata con la collaborazione dei detenuti del carcere di Saluzzo sia per avere tra i suoi ingredienti chicchi di caffe’ della varieta Huehuetenango e presidio slow food.

Qualche personale nota degustativa e di abbinamento…la birra si presentava con un colore mogano, nocciola con una schiuma da cappuccino al primo impatto olfattivo spiccavano sicuramente le note di caffe, meglio nescaffe’, ovomaltina e tostate ma sul fondo qualcosa di poco fine e chiuso attenuatosi poi nel tempo. In bocca ancora caffe’ e tostato , corpo e alcol un po’ deboli e a mio avviso una acidita’, se pur tipica dei malti torrefatti, un po’ anomala. Anche l’abbinamento non era perfetto per la mancanza di alcol e struttura adeguata a supportare la grassezza e l’aromaticità’ del cremino.

La seconda birra un must della tradizione belga e Trappista, la Rochefort 10. Walter ha ben spiegato il concetto di birra trappista e se vi capita di passare per il Belgio la visita alla abbazia di Rochefort nelle Ardenne merita sicuramente (anche se non vedrete nulla del processo produttivo).

Birra davvero complessa gia’ al naso con note dolci di caramello, di frutta candita (albicocca) , balsamiche ed eteree, speziate (liquirizia). In bocca grande impatto pseudocalorico dell’alcol , grande morbidezza ed equilibrio, dolce ma non stucchevole con un finale secco e asciutto. Abbinamento con il gianduiotto direi buono, alcol e struttura adeguata per il livello di grassezza del cioccolato, sul fronte della persistenza forse leggermente preponderante la birra…potrebbe reggere anche una maggior quantità di cacao.

Infine la Papessa…una vera anteprima del neonato birrificio LoverBeer sulla collina torinese. L’ottimo Valter Loverier produttore e factotum dell’azienda ha illustrato molto bene la sua storia , le sue scelte e la sua filosofia produttiva (guadagnandosi l’appellativo di filosofo della birra) improntata a un grandissimo rigore e rispetto della tradizione affiancata a profonda conoscenza del processo e ottimizzazione tecnologica. Interessante anche l’idea di valorizzare la cultura enologica piemontese e di ibridare e contaminare (ma senza estremizzare) alcune delle sue produzioni con spunti enlogici.

Ma veniamo alla birra…in stile Russian Imperial Stout… una birra che ho trovato molto particolare diversa da stout piu’ estreme con una strana ma piacevole dissonanza tra naso e bocca. Colore scuro impenetrabile schiuma molto fine. Al naso sicuramente note tostate, caffetose e di orzo ma anche qualche nota dolce nella frutta (prugna secca) e di vaniglia / zucchero filato. In bocca invece secca, austera, asciutta molto equilibrata con poco amaro da luppolo e un finale balsamico, speziato quasi piccante. Piacevole la carbanoazione molto fine intrigante

Ho provato ad abbinarla con tutte e 3 le preparazione, davvero perfetta con il cremino un po’ meno con gianduiotto (poco alcol) e di nuovo buono con il croccantino.

L’esperimento quindi di abbinamento e’ direi riuscitio (ma non ne avevo dubbi) e i partecipanti hanno apprezzato il fatto che nel mondo delle birre non ci sono solo le bionde da pizzeria ma esistono prodotti di qualita’ ..anche italiani… che possono essere impiegati anche con la piu’ pregiata cioccolateria.

Grazie alla organizzazione e al prossimo esperimento

Davide

Serata Porto AIS Torino: le note degustative

Posted on Aprile 7th, 2010 in Articoli, Degustazioni by arzaman

Dopo il post didattico e generale con l’obiettivo di descrivere le caratteristiche uniche di questo grande vino riporto qualche nota degustativa della interessante serata svoltasi presso l’AIS di Torino e che proponeva in degustazione 6 diverse etichette di Porto a ripercorre tutti gli stili.

Rispettando una scaletta logica di degustazione siamo partiti con un Noval Fine Ruby, un porto quindi che ha subito solo un breve affinamento e conserva proprio nella sua giovinezza tutte le caratteristiche del porto Ruby. Colore tra il rubino e il violaceo, naso sicuramente con sentori di frutta matura (ciliegia) ma con tuttavia uno sfondo ancora vinoso e una nota leggermente vegetale, eterea e balsamica. In bocca dolce ma non eccessivamente, leggermente tannico e con un alcol dominante e un po’ eccessivo. Nel complesso nella sua semplicita’ piacevole , non stucchevole…da abbinare a un dessert alla frutta o anche da aperitivo. Sicuramente un prodotto di qualita’ visto anche il produttrore Noval (ora proprieta’ francese AXA) uno dei leader degli spedizionieri della zona del porto.

Siamo poi passati alla degustazione di un Tawny con indicazione di annata: un Graham’s 10 anni, dal mio punto di vista “il porto” per antonomasia. Realizzato con un bland di porti affinati in legno con una media pesata di 10 anni il tawny e’ un prodotto pronto da bere, limpido , perfetto e uguale a se stesso ogni anno.

Colore Evoluto con tonalità di tra il bronzo, il ramato, e l’aranciato naso estremamente elegante, fine e complesso con tutta una varietà di riconoscimenti dalla noce alla castagna, alla carruba al tamarindo al fico caramellato. In bocca fine, intenso , persistente, caldo , molto pulito e preciso. Grande sensazione di appagamento. Il tutto rapportato al fatto che e’ un “semplice” 10 anni (costo 20-25E sullo scaffale) ..vi lascio immaginare cosa e’ stato degustare un 40 anni per il mio compleanno.

degustazione porto ais torino carosso gallo

Siamo quindi passati al LBV..late, bottle vintage. Uno stile di recente invenzione in particolare per il mercato statunitense…un porto che ha le caratteristiche gusto-olfattive piu’ orientate al vintage ma che conserva la bevibilità e semplicità di un tawny essendo pronto da bere, limpido senza residui. Quello in degustazione era un Churchill’s del 2001 (annata della vendemmia) presumibilmente quindi messo in bottiglia nel 2004-2005. Colore rubino intenso un po’ cupo, qualche residuo ne bicchiere abbastanza anomalo per un LBV. Naso non perfetto, con note terrose e spezziate a sporcare un po’ il frutto. In bocca decisamente secco, caldo e alcolico, con una piacevole speziatura. Non molto persistente e complesso. Probabilmente una bottiglia gia’ in fase calante.

Porto successivo un Colheita Niepoort del 95. Anche se in generale i colheita sono considerati come seconde scelte dei Vintage (annate o vigneti non dichiarati vintage) questo colheita era davvero un grande porto…il migliore a mio e altrui giudizio.

Limpido con colori nuovamente sul aranciato e bronzo molto vivi e intesi nonostante i 15 anni di bottiglia. Potente e intenso al naso con grande complessità ove alle note di frutta matura si aggiungevano le note di nocciola , mandorla e i terziari evoluti di cacao e liquirizia. In bocca morbidissimo, avvolgente persistente. Grande potenza ma grande eleganza. Piacevolissimo.

degustazione porto

Infine i due Vintage…vini di singola annata che dopo due anni di botte hanno completato l’affinamento in bottiglia. Il primo un vintage di quinta unica Quinta do Vale D. Maria 2000. Aspetto non perfetto, rubino opaco e spento. Naso chiuso, poco fine con qualche difetto e sentore estraneo. In bocca molto secco, tannico , concentrato e deciso con un alcol preminente una freschezza tagliente. Bottiglia o annata non eccezionale.

Di diveso spessore il Dow’s del 1996. Vintage di una annata notevole che nonostante l’invecchiamento gia’ nel colore aranciato brillante dimostrava la sua longevita’. Meno inteso e piu’ sfuggente del colheita ma sempre molto fine ed elegante, con una bella ciliegia in evidenza su un sottofondo etereo e balsamico. In bocca molto deciso, fresco, tannico, quasi piccante. Ottima persistenza per un vintage all’apice della sua evoluzione.

Come outsider abbiamo degustato un porto rose’…della Croft…un invenzione recentissima per il mercato. A parte il colore a dire il vero neanche cosi’ affascinante un simpatico aperitivo da bere freddo.

porto stilton

Nel complesso una bella carrellata di porto, con qualche eccellenza a rappresentare egregiamente la vaireta’ di stili. Particolarmente apprezzato il finale con la Stilton e altri due formaggi potenti… l’abbinamento sia del tawny che del colheita erano strepitosi.

A voi per commenti

Davide

Il porto: un vino tanti stili

Posted on Marzo 31st, 2010 in Articoli, Degustazioni by arzaman

Ieri sera 30 marzo ho partecipato a una serata organizzata dall’ AIS di Torino dedicata a uno dei grandi vini del mondo : il Porto

Il porto e’ una delle mie passioni enologiche l’ho scoperto anni fa partendo da una bottiglia di Tawny regalate e poi via via selezionado bottiglie e soprattutto visitando la zona di produzione, una delle piu’ incredibili che abbia mai visto. Lo scorso anno abbiamo anche organizzato una degustazione di porto in barca a vela..dal titolo che era tutto un programma “navigando di porto in porto”

Un vino poco conosciuto dai consumatori italiani o meglio conosciuto solo in una delle sue interpretazioni…quella piu’ semplice, dolce, commerciale del porto da scaffale del supermercato da usare per le scaloppine o con le fragole.

Il porto e’ tuttaltra cosa, un vino con una storia centenaria e con una serie di particolarita’ che lo rendono unico al mondo sotto molti aspetti…dal terroir in cui viene prodotto, al numero e varieta’ di vitigni usati, alla tecnica di produzione con alcolizzazione e blanding, ai molteplici metodi di affinamento che porta a tanti vini diversi.

colori del porto

Non e’ infatti neppure corretto parlare del porto come un solo vino…e’ piu’ corretto parlare di “stili” di porto…in funzione dell’affinamento, blending etc..le bottiglie prendono strade diverse con risultati finali molto differenti..e ieri sera ne abbiamo avuto la prova nel bicchiere spaziando praticamente in tutti gli stili del porto.

La serata e’ iniziata con una presentazione e inquadramento generale di Fabio Gallo sul porto, provo a riassumere in breve le caratteristiche del porto con in questo post “didattico”. Nel post successivo tutti i dettagli sulla degustazione

Il porto e’ un “Vino Speciale” ovvero un vino fortificato, alcolizzato, vino tagliato..la caratteristica e’ infatti quella di essere addizionato durante la fermentazione di alcol (distillato dallo stesso vino). Questo processo blocca istantaneamente la fermentazione lasciano quindi un elevata quantita’ di zuccheri non svolti e portando l’alcol a 19-20 gradi. Come esempio un porto a 19 gradi alcolici semidolce con 83g/l di residuo zuccherino necessita di 83 litri di brandy su 467 litri di mosto a 7,4 gradi alcolici. Il vino dolce naturale cosi’ prodotto una volta stabilizzato inizia quindi il suo lungo iter di affinamento.

Qualche cenno storico di questo incredibile vino. In Portogallo si coltivava l’uva dai tempi dei romani con produzione vini ad elevata acidità e effervescenti (Vinho verde) Il porto come vino fortificato nasce nel 1678 ad opera degli inglesi che impongono embargo importazione vini dalla francia e iniziano a esplorare le coste spagnole e portoghesi per approvvigionarsi. La pratica della alcolizzazione del vino nasce quindi per consentirne il trasporto via nave in Inghilterra. Nel 1703 viene firmato accordo bilaterale con Inghilterra per ridurre dazi importazione del vino in cambio libero commercio della lana inglese in Portogallo. Tra il 1756-1761 la Companhia General da Agricoltura das Vinhas do Alto Douro monopolizza la produzione, fissa i confini, scrive il disciplinare. A cavallo del XIX secolo molti degli spedizionieri si stabiliscono a Oporto, la compagnia perde i suoi poteri a favore dei mercanti. Il porto non e’ immune al flagello della filossera che devasta la produzione a partire dal 1852. Gli spedizionieri piu’ forti investono nel ripiantare le vigne e nel 1918 viene stabilito il nome Porto. Dopo gli anni 60 arrivano le multinazionali del lusso che monopolizzano la produzione e il commercio. Oggi si producono 125ml bottiglie di cui 25Ml premium, 940.000 ettolitri, 400Ml euro fatturato. La superficie vitata e’ di 45.000 ettari con 33.000 agricoltori con dimensione media di 1,2 ha. Il maggior mercato e’ la Francia per i Tawny e GB e USA per i Vintage.

Un’altra caratteristica del porto e’ la presenza degli spedizionieri legato all’estremo frazionamento delle parcelle (oltre 85.000) produttive troppo piccole per giustificare una cantina di affinamento. I produttori che lavorano nelle Quintas (fattoria o azienda) vendono quindi uva o vino agli spedizionieri o alle cooperative. Oltre ad acquistare vino dalle Quintas molti spedizionieri possiedono vigne proprie

douro porto vino

La zona di produzione e’ quella del nord est del Portogallo…il porto prende il nome infatti dalla citta’ di Oporto, ma in questa citta’ sull’oceano..o meglio nel quartiere di Villanova de Gaia si effettua solo l’affinamento da parte degli spedizionieri. La vigna e’ coltivata a 100Km nell’interno nella aspra zona del fiume Douro fino ai confini con la spagna. Dire quindi che il porto e’ prodotto a Oporto e’ come dire che il Barolo e’ prodotto a Genova .

La regione del Douro si sviluppa su 3 distretti Baixo Corgo, Cima Corgo, Douro Superior.

regioni porto douro

Un Territorio aspro di colline scoscese , 9/10 della regione pendenza superiore 30%. Sotto un sottile strato di terra si ha un substrato di ardesia o granito, poverissimo materia organica. La coltivazione avviene su terrazze in modo completamente manuale e solo negli anni 70’ avviene l’introduzione delle patameres e la meccanizzazione.

Ogni vigneto e’ classificato in base a un preciso sistema che comprende le classi dalla A alla F. Per la classificazione si tiene conto dei seguenti fatori con un peso 70%

  • Altitudine (piu’ bassa e’ meglio e’ , peso 21%)
  • Produttività (piu’ bassa e’ meglio e’ , peso 21%)
  • Natura del territorio (peso 14%)
  • Località (peso 14%)

I rimanenti fattori sono: metodo allevamento, qualità uve, età vigne, pendenza. Complessivamente si hanno 20% vigneti in classe A o B , 75% in classe C o D , 5% in classe E o F. I Vigneti classe A o B concentrati in Cima Corgo

Il clima e’ fortemente atlantico con grandi escursioni termiche con precipitazioni nevose invernali e oltre 40o nei mesi estivi. In generale il Baixo Corgo ha un clima meno estremo: precipitazioni intense e temperature massime meno elevate (vini giovani e di qualita’ inferiore). Cima Corgo e’ estremamente caldo e asciutto con 50% piovosità in meno e’ la zona delle grandi quintas e grandi nomi.

Il Douro Superior, solo recentemente scoperto e vitato ha ampie vallate con clima medio, solo 5% superifce e’ vitata e ospita grandi aziende meccanizzate.

Dal punto di vista dei vitigni sono ammessi uvaggi di oltre 50 uve diverse ma i quelli piu’ laragamente usati sono

  • TINTA RORIZ (Noto come Tempranillo in SP, tannica, erbaceo, speziato)
  • TOURIGA NACIONAL (uva eccellente, scura e tannica, bassa resa <1kg/pianta)
  • TOURIGA FRANCA (grande resistenza al calore, vini piu’ leggeri)
  • TINTA BARROCA (Vini molto colorti e di grande struttura, ricchissima di zucchero)
  • TINTO CÃO (resa molto bassa, grandi vini da affinamento)

La vendemmia e’ una delle tradizioni uniche del porto: le quintas impiegano poche persone a tempo pieno , la vendemmia e fatta dagli stagionali chiamati Rogas. La raccolta dell’uva viste le pendenze e’ manuale mediante ceste di 38Kg portate a spalla La pigiatura e’ fatta con i piedi in grandi vasche di cemento detti “lagares” sotto le direttive di un caposquadra al ritmo del tamburo.

lagares porto

Successivamente alla alcolizzazione effettuata in autunno nella primavera successiva il porto viene trasportato nei magazzini di Vila Nova de Gaia di fronte a porto per la maturazione lunga, lenta , regolare senza sbalzi termici. Fino al 1986 solo il vino maturata a Gaia poteva chiamarsi porto, ora l’affinamento può avvenire nelle Quintas da parte dei produtori, si otterra’ quindi un porto di “quintas unica”. Le botti usate per l’affinamento prendono il nome di pipa e hanno capacita’ variabile 530-550 litri. Una delle caratteristiche storiche del porto e’ che le botti erano trasportate lungo il fiume con i Barcos Rabelos.

Barcos Rabelos porto

Veniamo quindi alla parte fondamentale per conoscere e apprezzare il porto, ovvero gli stili. Lo schema che segue riporta quindi le varie possibilita’ suddividendo i porto “blended” ovvero ottenuti da assemblaggi di porti di annate diverse con affinamenti diversi e i porto di singola annata (colheita, vintage, LBV). L’atra grande differenza sta nel metodo di affinamento legno (tawny) o bottiglia (vintage, colheita).

classificazione porto

Al vertice della piramide si colloca sicuramente il Vintage. Il porto vintage non viene prodotto ogni anno ma solo se ci sono le condizioni ottimali, la decisione se produrre un vintage spetta allo spedizioniere dopo 16 mesi dalla vinificazione e deve essere ratificata dall’istituto do Vinho do Porto.Le condizioni ideali per porurre un vintage sono:inverno piovoso, primavere mite e ventilata, estate asciutta , calda ma non torrida.

Di seguito una tabella riassuntiva delle annate considerate comunemente eccezionali.

annate porto vintage

Il consumo e il servizio del porto e’ legato a tradizioni secolari..in particolare l’apertura di una grande bottiglia di vintage avviene attraverso la molla…un paio di pinze arroventate che consentono di spezzare il collo evitando di estrarre il tappo.

mplla pinza porto

L’utilizzo del porto oltre che come grande vino da meditazione e fine pasto e’ anche in abbinamento con la gastronomia. Giusto per citare qualche abbinamento classico…i porti piu’ giovani, docli e fruttati (Ruby,) con i dessert magari anche a base di frutta. I tawny invecchiati con il cioccolato sia da degustazione che in preparazione. I grandi vintage con i formaggi erborinati…classico abbinamento “inglese” con lo Stilton.

porto stilton

In definitiva un vino molto particolare su tanti aspetti che va conosciuto e apprezzato andando a cercare le bottiglie spesso all’estero. Se vi capita poi di andare in zona visitate la regione del Douro magari con il treno a vapore e risalendo il fiume in battello sicuramente resterete stupiti dal grande impatto ambientale.

prossima puntata il report della degustazione del 30 marzo

Davide

La Valle d’Aosta secondo Gianluca Telloli: il paesaggio in vino

Posted on Marzo 28th, 2010 in Articoli, Degustazioni by arzaman

Venerdi 26 marzo presso l’hotel erbaluce di Caluso ho partecipato a una seratona sui vini della valle d’Aosta e premetto subito che ne sono rimasto entusiasta…è davvero tanto che non mi godevo una degustazione così ben fatta. Il merito va sicuramente a Domenico e a tutto lo staff dell’AIS canavese ma soprattuto a Gianluca Telloli enologo della Cave de Morgex et La Salle. Preparatissimo tecnicamente, grande conoscitore della sua terra, efficace promotore del prodotto e del teritorio, abile oratore..da divulgatore nel mondo del eno-gastro devo ammettere che ho invidiato il suo stile.

gianluca telloli

La serata e’ andata via fludia e intensa nonostante la bellezza di 10 vini, ho scritto un quaderno intero di appunti ..nozioni tecniche, aneddoti storici, dati sul territorio, caratteristiche organolettiche dei vini…un quadro completo di una regione che risulta la piu’ piccola dal punto di vista enlogico con i suoi 2ML di bottiglie ma dove si ha l’impressione che l’enologia e la viticultura sia anni luce avanti rispetto a territori piu’ blasonati.

Gianluca Telloli rappresetnava 3 realta’ : la Cave du Vin Blanc de Morgex et del La Salle, la Crota di Vigneron e L’Enfer d’Arvier…tutte e 3 “cantine sociali” o meglio cooperative…ma con modelli di produzione assai piu’ avanzati della classica cantina sociale.

Qualche dato interessante..nella Cave de Morgex et La Salle conferiscono 330 famiglie e ben 127 produttori sono guide alpine a testimoniare il grande legame con il teritorio montano. Ciascun conferitore dona anche 1h di lavoro per ogni quintale di uva vinificato. Il legame montagna vino e’ cosi’ forte che nel 2007 le 3 cantine e la società di guide alpine di Courmayeur e del Cervino danno origine alla società e al marchio “4000 Metres vin d’altitude”.

Nei bellisimi video mostrati si capisce perfettamente come l’immagine dei vini di qualità in particolare quella degli spumanti e’ veicolata attraverso l’immagine dell’alpinismo e delle guide. Monte Bianco, Cervino e Gran Paradiso diventano i testimonial naturali di vini di un territorio unico al mondo dove la vite cresce ad altitudini eccezionali e in condizioni pedoclimatiche estreme.

Tutta l’immagine, le suggestioni e l romanticismo e’ attentamente studiato…dalla piccozza fusa nelle fonderie di Cogne che diventa sciabola per aprire lo spumante in vetta al Cervino o al Monte Bianco, al laboratorio di spumantizzazione presso il rifugio Monzino a 2590m di altitudine.

Poco importa se il limo glaciale contenuto nell’acqua usata per reidratare i lieviti ha un effettivo impatto sulle caratteristiche organolettiche dello spumante prodotto in quota…ma il solo fatto di raccontarlo e comunicarlo ha il suo fascino e fa venire voglia di scoprirlo magari arrampicandosi fino al rifugio.

Insomma tutta la serata e’ stata giocata su questo tema..il territorio, la montagna, il paesaggio, la specificità della viticultura di alta montagna o per dirla con una frase di Telloli: portare il paesaggio in vino.

Devo dire che sono riasto colpito da questo “spot” della Valle d’Aosta ..cosi’ colpito che ho davvero ritrovato nel bicchire di molti dei vini degustati tutte le componeti che rendono cosi’ particolare questo territorio.

vini valle d'aosta

Troppo complicato riportare i dettagli di tutti i vini degustati mi limito a qualche nota essenziale che mi è rimasta impressa. La mineralita’ spiccata dei bianchi e dello spumante metodo classico brut Exteme realizzato non a emulazione di uno champagne o un Franciacorta ma piuttosto per esaltare la florealità e freschezza derivanti dal priè blanc coltivato a 12250m di quota in una zona estremamente secca a ridosso del Monte Bianco.

La potenza e la complessità dei rossi provenienti dall’inferno , il torrido anfitearo di Arvier dove si coltivano in condizioni estreme 8 ettari di Petit Rouge, nelle due versioni tradizionale e biologico.

La freschezza del prie’ blanc selezione estrema prodotto con uno dei pochi vitigni al mondo a piede franco che sviluppa le sue radici nel granito per un totale di 30KM di apparato radicale.

Il bouquet di fiori alpini della valle del Pinot Gris . La vinosità del Metodo Ancestrale uno spumante rifermentato in bottiglia senza aggiunta di zuccheri e lievito. Il colore assolutamente affascinannte e l’eleganza e delicatezza del Caronte spumante rosato da Petit Rouge.

L’impenetrabilita’ e la profondità di colore del Fumin. La complessità incredibile del Chaudelune non un ice wine ma un vin the glace che passa in ben 10 botti di legni diversi da cui trae la sua aromaticità e infine l’intesità e l’equilibrio del Moscato Passito di Chambave

vini valle d'aosta

Davvero grandi vini da una piccola regione all’avanguardia.

Davide

Birra artigianale e grandi piatti del Gardenia: esperimento riuscito

Posted on Marzo 27th, 2010 in Articoli, Birra, Degustazioni by mail

Ed eccomi al resconto della serata di abbinamenti tra birra artigianale Italiana e le creazioni di grandi piatti del Gardenia tenutasi giovedi 25 marzo.

Il tema era sicuramente impegnativo e la preparazione e’ stata meticolosa rivedendo piu’ volte la lista delle birre e i relativi abbinamenti, la sfida di portare la birra sulla tavola di uno stellato Michelin  era non facile visto il ruolo di simpatica bevanda dissetante a cui e spesso relegata la birra. A cio’ si aggiunga una clientela molto esigente e attenta ma un po’ sciettica sicuramente piu’ abituata a stappare bottiglie di grandi vini che di spumeggiante birra.

gardenia caluso birre artigianali

Ciononostante, grazie alla elevata qualità delle ben 7 birre proposte, ai piatti di grande cucina e all’impegno di tutto il personale reputo che il risultato della serata sia stato positivo…qualche messaggio sul prodotto birra di qualita’ e artigianale penso sia stato recepito, qualche mito negativo sulla birra sfatato, qualche abbinamento e’ stato anche azzeccato e tutti i clienti sia appassionati che non erano decisamente incuriositi e sorpresi da questo uso gastronomico della birra. Esperimento quindi direi nel complesso riuscito.

Qualche nota sul menu e relativi abbinamenti

gardenia caluso birre artigianali tempura

Abbiamo inizito con una TEMPURA D’ORTAGGI SU ZABAJONE DI BIRRA su cui abbiamo proposto due interpretazioni di birre Blache..birre ad alto contenuto di malto di frumento..la N8 del birrificio Scarampola e la Mon Blanche del Birrificio Aosta. Due interpretazioni diverse dello stile per un uso diverso delle spezie..piu’ tradizionale la N8 con la sua spiccata acidita’ data anche dall’uso del chinotto di Savona, piu’ piccante, fresca e speziata la Mont Blanche. Abbinamento armonico sfruttando acidita’ e freschezza delle birre a gestire l’untuosita’ e la dolcezza della pastella e della frittura.

Lo cheff ha poi proposto un CRUDO DI TONNO in una interpretazione molto delicata e leggera su cui ho abbinato la IPA del birrificio Scarampola. In questo caso l’intesita’ e l’amaro della birra (da luppolo e pomplemo) erano decisamente sovrastanti il piatto.

gardenia caluso birre artigianali fettuccine

Leggermente meglio sulle FETTUCCINE AL GUANCIALE con l’uovo conlante di Parisi su cui abbiamo provato la Frakè del birrificio S.Paolo. L’unica a bassa fermentazione della serata in uno stile particolare American Amber Lager. Una birra con un bouquet floreale al naso , secca,di discreto corpo e alcol con un buon equilibrio tra amaro e caramello e un leggero sentore affumicato che ben si sposava con il guanciale. In generale anche in questo caso uno squilibrio di intensita’ e persistenza a favore della birra.

gardenia caluso birre artigianali stinco

Sul secondo l’abbinamento è decisamente andato meglio: sullo STINCO DI MAIALINO ALLA LIQUERIZIA E FONDENTE 80% le due birre proposte ovvero la Strada San felice del birrificio Grado Plato e la Sophie del birrificio Gilac si sono comportate bene. In particolare la Sohphie con le sue note di caramello, cacao e leggera speziatura ben si e’ adattata alla dolcezza e alla aromaticità del piatto gestendo nel contempo la componente grassa.

gardenia caluso birre artigianali dolci

Giudicato perfetto l’abbinamento con il dolce…il tris di dolci al cioccolato con nocciola, caffe’ e caramello hanno trovato ugual responso nella dark ale Canderium del birrificio Un Terzo. L’uso di malti tostati unito a un sapiente mix di spezie e una leggera sovra gastura ne fa una birra da meditazione che ottimamente si sposa con il cioccolto.

Sicuramente c’e’ ancora molto da sperimentare e provare sul fronte abbinamenti birra artigianale e cucina ma la bonta’ delle birre e di tutte le preparazioni non puo’ che aver soddisfatto anche i palati piu’ esigenti.

Al prossimo esperimento

Davide

La birra artigianale ritorna protagonista nei ristoranti Canavesani

Posted on Marzo 17th, 2010 in Articoli, Birra, Degustazioni, Eventi by arzaman

E’ con piacere che vi segnalo due appuntamenti da non perdere di abbinmento della buona cucina con le produzioni dei birrifici artigianali a noi vicini

Mi fa molto piacere che lo stellato Gardenia di Caluso giovedi 25 marzo ripeta l’evento dello scorso anno a testimonianza che la gastronomia birraria e l’abbinamento birra con piatti appositamente studiati ha un suo perchè. Mariangela Susigan proporrà alcune delle sue creazioni e confesso non e’ stato facile convergere nella scelta degli abbinamenti…ben 6 birre di birrifici consolidati ma anche qualche new entry con un menu altrettanto ricco.

gardenia caluso

Il 16 aprile si replica al ristorante Nuova Valle di Maglione dove il sommelier e amico Mattia entusiasta del successo delle birre artigianli da poco inserite nella carta del suo locale propone un menu canavesano rivisitato anche in questo caso con 6 birre che abbiamo opportumamente selezionato.

nuova valle maglione

Nel dettaglio le due proposte

Vi aspetto Numerosi

Davide

Le Loro Maesta’ : pinot nero e nebbiolo si incontrano a La Morra

Posted on Novembre 5th, 2009 in Articoli, Degustazioni by arzaman

Segnalo questa evento degustazione – confronto tra i più celebri e blasonati Cru di Borgogna patria del Pinot Nero e i più vocati terroir di Langa, patria del grande Nebbiolo dal titolo altisonante Le Loro Mesta’

le loro maesta pinot nero nebbiolo

L’evento organizzato da Camillo Favaro direttore di Arte&Vino in collaborazione con il consorzio Barolo e Barbaresco fa seguito al libro Vini e Percorsi di Borgonga a meta’ strada tra un romanzo e una guida , un libro che racconta la storia di 6 amci e colleghi alla scoperta del mondo del vino in terra di Borgogna.

vini e percorsi di borgogna

Da qui un simbolico gemellaggio che intende esprimere l’intimo rapporto esistente tra territorio, vitigno e lavoro dell’uomo. Alla ricerca i parallelismi esistenti tra le due più affascinanti zone viticole del mondo e i loro terroir.

La degustazione si presenta di tutto rilievo con 40 tra le più prestigiose cantine delle Langhe e di Borgogna e ha il seguente programma

SABATO 21 NOVEMBRE

Sede del Consorzio Tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero - Aula Magna

C.so Enotria, 2/c - 12051 Alba (Cn)

14h00 - 16h00

Dibattito “Il Cru: sintesi di valori”

Aperto al pubblico ad esaurimento posti disponibili

17h00 - 19h00

Degustazione riservata

Ingresso esclusivo per i giornalisti accreditati e i produttori partecipanti

DOMENICA 22 NOVEMBRE

Salone Polifunzionale di La Morra. Piazza Vittorio Emanuele - 12064 La Morra (CN)

10h00 - 17h00

Degustazione riservata al pubblico pre-registrato

I biglietti del costo di 65 Eeuro sono in prevendita seguendo le modalità di acquisto indicate nel sito http://www.leloromaesta.it/

Davide

Stimoli eMotivi il giorno dopo..

Posted on Luglio 15th, 2009 in Articoli, Degustazioni, Eventi by domenico

Carissimi,

Stimoli Emotivi è passata ……

Per noi è stata una bellissima serata anche se le stelle si sono fatte desiderare un pò, ma avremo modo di rivederle……Il tempo è stato clemente e ci ha regalato una serata dall’aria frizzante, ma molto piacevole. Cosa dire? Chi ha partecipato spero commenterà, ma per quanto mi riguarda posso ritenermi molto soddisfatto, tanti sono stati i momenti emozionanti condivisi con molti amici….

Backstage

I preparativi non sono stati lunghi, ma intensi, durante i quali il cielo canavesano ci aveva colpito e spinto a proporre l’argomento delle stelle, tanto erano belle e luminose dalla vigna. Sabato è trascorso con un’alternanza di sole pieno e nuvoloni, ma “The Show Must Go On” cantavano i Queen e così abbiamo fatto noi, su il sipario e via con Stimoli eMotivi, certi che la buona sorte sarebbe stata dalla nostra parte. Confermato quindi l’appuntamento a Mario Damasso, l’astronomo, e ai ragazzi del Zinky Tin Jazz Trio: ore 19 in vigna per una merenda sinoira e messa a punto dei dettagli.

I protagonisti

Dott. Mario Damasso, Astronomo dell’Osservatorio di St.Barthelmy della VdA

Zinky Tin Jazz Trio , tre giovanissimi ragazzi canavesani, bravissimi e ispirati

Gigi Monastero, panificatore-creativo, preparatore degli abbinamenti

Beer Shop Cioccoteca fornitore della birra artigianale e del cioccolato

Maria e il suo gelato, Elena, Gigi, Davide, Domenico e Andrea (in ferie)

Gli ingredienti di Stimoli eMotivi

La vigna del Belvedere

Particolarmente ispirata e suggestiva, un balcone sull’anfiteatro morenico, un vigneto storico, (MySobry House). Sicuramente il grande “Pin” Giacosa , qualche spunto per Madame Butterfly, Tosca e Boheme l’avrà pur avuto in uno scenario così? Figuriamoci noi …..

I Vini da Meditazione

Non potevano mancare .Sono vini che impongono un atteggiamento di calma e di riflessione, oltre che di molto rispetto per le loro lunghe lavorazioni, del tutto “speciali” se raffrontate agli altri tipi di vini. Si prestano ad essere consumati a piccoli sorsi in atteggiamento rilassato, favorevole alla meditazione, predispongono l’animo alla calma e alla riflessione se non altro per la grandissima fatica e pazienza che richiedono nella loro preparazione. Come potevano mancare a Stimoli eMotivi? A fare da apripista una birra artigianale molto particolare e a chiudere un grande distillato, l’eccellenza nella meditazione. Questa era la nostra proposta:

Birra Artigianle Lurisia 10 del Birrificio Baladin

Caluso Passito Sulè 2003 dell’Azienda Agricola Orsolani

Merlino 07/93 della Cantina e Distilleria Pojer & Sandri

Calvados Pays d’Auge 12 Years Aged della Distilleria Lecompte

Malmsey Rich Madeira 10 Years Aged della Blandy’s Madeira

Le Stelle

Abbiamo inserito le stelle perché ci accompagnano silenziosamente ed hanno guidato nei millenni, l’attività dei vignaioli e dei navigatori. Grazie a Mario Damasso abbiamo capito quanto importanti siano state. Perche’ ognuno di noi ne ha una buona sotto cui e’ nato. Perché quando ci si sofferma a guardarle il nostro pensiero si stacca dai problemi terreni e si eleva. Perché un cielo stellato ci porta a meditare sulla bellezza della natura, sul senso della vita, ci calma l’animo se inquieto, fa affiorare i ricordi più belli e inconsapevolmente ci porta a sognare.

La Musica

Perché è l’espressione sonora dell’animo umano. Perché lo tocca in profondità e lo fa vibrare. Perché la musica sa calmare, sa eccitare, sa divertire, sa commuovere.  Jazz perché e’ la sintesi degli stili, la fusione del bianco e del nero, dell’Africa e dell’Europa, perché è l’emozione che diventa musica attraverso l’improvvisazione. Dove ogni musicista stimola la creatività dell’altro.

Le Emozioni

Alle 21,30 abbiamo iniziato a stimolare via via tutti i sensi: vista, olfatto, gusto,  tatto e udito con l’obbiettivo di risvegliare il sesto, il più importante, quello che li catalizza tutti e che trasforma i loro stimoli in suggestioni e quindi emozioni: la Sensibilità.

Il vino si è trasformato poco a poco da bevanda a metafora di vita, perchè in natura non c’e’ niente di più simile all’uomo se non la vite ed il vino ne è l’espressione liquida del carattere . Un vino è ricco di sfumature e tanto più è complesso tanto più sarà un grande vino. Lo stesso capita con l’uomo. Si deve avere però la pazienza e la capacità di interpretarlo esattamente come si fa con una persona e potrà così rivelarsi in tutta la sua grandezza.

Il vino è anche un tramite verso il passato, un mezzo per ripercorre la storia, visitare luoghi e conoscere eventi e tradizioni che ne hanno condizionato il suo profilo e così facendo si creano le emozioni.

Ma cos’è un emozione?

Viviamo in un mondo che corre, che non si sofferma più ad osservare, che non è più capace di emozionarsi o che compra delle pseudo-emozioni già confezionate e pronte all’uso, come in un Fast Food. Le emozioni invece sono un po’ come le stelle cadenti, come la vita……. passano troppo in fretta….. E cosi’ sabato abbiamo riempito i calici non solo di vino e di birra, ma di emozioni ed abbiamo brindato alla bellezza del nostro paesaggio canavesano e della natura.

Grazie a tutti della spendida compagnia e arrivederci a presto…….

Ciao

Domenico

I vini Liguri di ponente

Posted on Luglio 2nd, 2009 in Articoli, Degustazioni, Pub,Birrerie,Viaggi Birrai by elena

Ed ecco che Mysobry va nuovamente in gita…stavolta abbiamo unito cantine e sole e per una volta abbiamo deciso di fare un we di studio e relax in Liguria.

Così Gigi, Davide e la sottoscritta siamo partiti venerdì dopo il lavoro direzione Liguria.

Sulla strada, rigorosamente normale, ci siamo fermati a Vernante a visitare il Birrificio Troll. Per la cena abbiamo optato per un pasto veloce lasciando le invitanti grigliate alla prossima visita e ci siamo dedicati all’assaggio ai alcune delle molte qualità di birre sia alla spina che in bottiglia: una beverina Panada, la Patela, la stagionale estiva Daù molto dissetante e intrigante come la tradizione dell’animale mitologico Daù. In generale tutte birre molto particolari, molto aromatica e speziata, giustamente beverine ma con un finale persistente e morbido in bocca.

Nella mattinata di sabato abbiamo visitato 2 aziende vinicole scelte opportunamente per la loro qualità produttiva nella zona vocata della DOC Rossese di Dolceacqua.

Due parole sul Rossese di Dolceacqua vino di origine molto antica della zona della provincia di Imperia, ma non del tutto ben precisata.. Il vitigno è il Rossese, la zona di produzione comprende gli interi territori dei comuni di Apricale, Baiardo, Camporosso, Castelvittorio, Dolceacqua, Isolabona, Perinaldo, Pigna, Rocchetta Nervina, S.Biagio della Cima, Soldano e alcune zone dei comuni di Vallecrosia, Ventimiglia e Vallebona. La DOC e’ stata ottenuta nel 1972 e non va confuso con il Rossese Ligura di Ponente. La produzione e’ davvero esigua..circa 80 ettari sparsi sulle alture con 250.000 bottiglie prodotte.

Alle 9.30 ci siamo presentati nell’ Azienda Gajaudo a Isolabona, sopra Dolceacqua, produttore di circa 150.000 bottiglie tra rossi e bianchi.

Giulio ci ha accolti con grande ospitalità e professionalità, ha stappato bottiglie rappresentative di tutta la sua produzione assolutamente contento e orgoglioso di raccontarci della sua azienda e dei suoi successi tra cui l’ingresso dei suoi vini nella carta della Costa Crociere. Lunga digressione sulla storia del Rossese, del disciplinare dell’associazione che stanno creando tra i vari produttori del Rossese per modificare e colmare le lacune del suo disciplinare. Visita alla cantina di medie dimensioni con illustrazione di tutti i passaggi e tecniche per trarre il meglio sia dai bianchi che dai rossi.

Abbiamo quindi iniziato la nostra lunga e avvincente degustazione nella sala appositamente creata partendo dai rossi che rappresentano la maggior parte della produzione del’azienda. In ordine di degustazione

1)      Rossese di Dolceacqua 2005 12.5° un vino che fa solo acciaio, subisce una microssigenazione di 3 gr/l per circa 20 gg., di un colore rubino molto scarico, un po’ di ridotto, appena imbottigliato quindi non era ancora ben maturo.

2)      Rossese di Dolceacqua Arcagna 2006 13° un cru posto in un vigneto nella zona est della montagna, presentava un color rubino un po’ spento con riflessi già aranciati, abbiamo dovuto lasciarlo respirare molto per via del ridotto, in bocca un po’ troppo alcolico ma comunque alla fine si presentava un buon vino da bere tutti i giorni.

3)      Rossese di dolceacqua Luvaira - S. Biagio 2006 13° fatto con uve prese da un vigneto che si affaccia all’Arcagna, nella zona sud-ovest passa 4 mesi in barrique vecchie. Al naso terroso e in bocca meno alcolico, più rotondo, avvolgente con un po’ meno freschezza.

4)      Pigato 2008 12.9° finalmente un bianco! intenso, fruttato con sentori di pera ed ananas, persistente ed una buona freschezza, ottimo da aperitivo o con un risotto agli agrumi, che ci ha cucinato domenica sera Domenico, sulla strada del ritorno.

5)      Vermentino 2008 12.8 ° meno intenso e fruttato del pigato ma molto più minerale, sapido, persistente e ottimo con le trofie al pesto e polipo con le patate.

6)      Vermentino Pejuna di S. Stefano al mare, più fresco in bocca , più profumato con sentori di timo, origano, mare e macchia mediterranea

Congedato Gajaudo, in perfetto orario ci siamo arrampicati tra stradine strette e vigne, che oramai non pensavamo più di vedere, verso l’Azienda  Terre Bianche a Dolceacqua.

A conduzione familiare, oltre alla azienda agricola l’azienda offre anche un B&B in posizione suggestiva e panoramica costruito all’interno di antiche casematte della guerra mondiale, dati infatti i vincoli paesaggisti e’ praticamente impossibile costruire nuovi edifici e anche la cantina estremamente razionale e’ ricavata nel risicato spazio di un edificio della guerra. Il costo dei terreni con prezzi paragonabili ai cru del Piemonte e della toscana rende poi difficile consolidare terreni e vitigni… chi eredita la terra e’ quindi fortunato ma i giovani se non hanno un’azienda già avviata non si cimentano in vigna.

Filippo, nonostante la girnata di duro lavoro a a combattere tra i filari contro l’oidio ci ha nella vigna mostrandoci ceppi centenari da cui vengono ricavati gli innesti per i reimpianti. In cantina ci ha illustrato tutta la filosofia produttiva e le difficolta’ di lavorare artigianalemente su un prodotto cosi’ di nicchia.

Non poteva mancare la degustazione nel bel pergolato antistante il B&B dove abbiamo potuto degustare:

1)      Vermentino 2008 12.5° una macerazione a freddo sulle bucce, fresco, caldo abbastanza morbido, intenso al naso con un ottimo fiore, un finale in bocca amarognolo e bello persistente. Un vino di qualità, deciso e tipico del vitigno.

2)      Rossese di Dolceacqua 2008 14° di un rubino molto più carico dei precedenti, un classico color rossese, intenso e speziato, con sentori di tabacco fresco, un tannino più deciso, buona acidità ed un ottimo equilibrio. Grande finezza ed eleganza

3)      Rossese di Dolceacqua – Bricco Arcagna 2007 passa 6 mesi in barrique, più intenso ma secondo il mio giudizio la barrique non cotribusice a esaltare la franchezza del vitigno, preferito il precedente.

Due aziende secondo me molto valide, da tornare ad acquistare altri vini perché… sono già finiti! Molto disponibili entrambi a raccontarsi e a farci capire le differenze di lavorazione di vigna, di uve, le similitudini tra Pigato e Vermentino. Ho anche scoperto che il nome Rossese non arriva dal colore del vino, come pensavo, ma da “roccese=roccia” e che si trova diffuso in tutta la riviera di levante, di cui il Rossese di Dolceacqua e’ la massima espressione

Posso dire che personalmente sarà la temperatura ma ho notevolmente preferito i vini bianchi e chi dice che in liguria non ci sono vini bianchi di qualità lo invito ad andare a trovare queste due aziende e si ricrederà.

Nel pomeriggio, dopo il moto gp e un bell’acquazzone ci siamo diretti verso Apricale, un piccolo paesino, molto carino, tutto arroccato, tipico luogo di evasione dalla costa ligure, per conoscere un personaggio direi “particolare”,Lorenzo Bottoni proprietario del Piccolo Birrificio di Apricale. Un birrificio piccolino ma che produce 2 cotte a settimana e produce una serie di birre tradizionali affiancate ad alcune molto caratterizzate con spezie anche insolite, per esempio al chinotto (season) o all’ assenzio (chiostro) o con ripasso in botti.

Un paio d’ore passate ridendo, chiacchierando sul panorama della birra artigianale e non solo e ovviamente degustando una buona birra rossa frutto di un esperimento di ossidazione in botte. Acida il giusto, intensa e agrumata…molto particolare.

Domenica relax, mare…e gran finale a casa di Domenico e Norma dove abbiamo abbinato il pigato di Gajaudo a un risotto all’arancio e scorza di limone cucinato da Domenico…abbinamento a dir poco perfetto !

Un ultima nota…il 25 luglio si svolgera’ a Bajardo l’evento “rossese style” degustazione alla cieca di numerose annate e produttori di Rossese di Dolceacqua.  Evento riservato a professionisti alla presenza di numerosi nomi di cronisti , commentatori e esperti. Vediamo se se come sommelier appasionati e enoblogger riusciamo a partecipare e raccontarvi nostre impressioni

Elena

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