Dopo il naso elettronico arriva la LINGUA ELETTRONICA

Posted on Agosto 13th, 2008 in Articoli by arzaman

Del naso elettronico vi avevo gia’ parlato in passato…uno strumento svilppato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche dell’università di Milano in grado di riconoscere i sentori presenti nel vino

Ora e’ la volta della LINGUA ELETTRONICA la cosiddetta E-tongue anch’essa in grado di riconoscere di distinguere le annate del vino e le varietà d’uva utilizzate etc..

La nuova diavoleria elettronica è stato realizzata dagli Spagnoli del Barcelona Institute of Microelectronics , l’annuncio e’ stato dato sulla rivista The Analyst della Royal Society of Chemistry e riportato dalla Repubblica.

E tongue

Tecnicamente e’ ostituita da una serie di piccole membrane sintetiche costruite su un unico chip di silicio chiamato “multisensor”, la lingua elettronica è stata testata su nove campioni di vino del 2005 e sei campioni del 2004. Funziona grazie a sei sensori, ciascuno in grado di riconoscere i componenti base del vino vino come l’acidità, il contenuto in alcol, lo zucchero. Ogni membrana ha una diversa sensibilità ai vari componenti chimici che distinguono una varietà d’uva da un’altra e l’annata del vino.

Le applicazioni propagandate dai ricercatori sono quelli dello smascheramento delle frodi enlogiche a danno dei consumatori…il dispositivo dovrebbe essere in grado di smascherare sofisticazioni e taroccamenti del vino.

Da thecno fun sono sempre favorevole alle innovazioni tecnologiche e sono sicuro che nel campo della microelettronica si possa arrivare a realizzare sensori ultrasofisticati con sensibilita’ paragonabile a quella dei nostri sensi…ma mi chiedo nella pratica quale sia la reale applicabilita’ di tali tecnologie nell’uso quotidiano.

Mi aspetto che i controlli chimico-fisici vengano fatti nei laboratori attrezzati e siano gia’ in grado di scoprire le manipolazioni del vino…vedo molto difficile dotare il consumatore di uno strumentino tipo una cartina di tornasole che immerso nel bicchiere dica se il vino e’ corrispondente alla etichetta.

In definitiva quindi mi aspetto che questa tencnologia possa aver riflessi in ambito professionale dei laboratori di analisi, la figura del sommelier data per morta sostituita dalla versione elettronica credo che non sia impattata visto il ruolo a tutto tondo che il sommelier ha nel mondo del vino e che non e’ esattamente quello di agente del nucleo antisofisticazioni.

Davide

Weizen,TipoPils,BiBock,Amber Shock : le birre del Birrificio Italiano per ultima serata estiva MySobry

Posted on Agosto 7th, 2008 in Articoli, Birra, Corso di 1° Livello, Pub,Birrerie,Viaggi Birrai by arzaman

Ultima serata Mysobry prima della pausa ferragostana…e il tema della serata era sicuramente estivo nonostante il clima non poropio ottimale: la birra…quella buona, quella artigianale, quella di qualita , quella italiana!

Avendo io l’onere di organizzare la serata ho sponsorizzato una serata a tema Birra proponendo 4 produzioni di uno dei piu’ validi birrifici nazionali: Il Birrificio Italiano di Lurago Marinone in provincia di Como visitato in uno dei miei recenti tour birrai.

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Due parole sul produttore, fondato da Agostino Airoli e aperto in primavere del 1996 e’ il primo birrificio Lombardo o meglio un brewpub che effettua anche la mescita con una ottima gastronomia abbinati eventi musicali e di cultura. La produzione e’ di circa 700Hl l’anno suddivise in una dozzina di birre , alcune sempre presenti altre stagionali. Le birre sono di impostazione tedesca (sia alta che bassa fermentazione) ma non sono assolutamente dei cloni e hanno una propria peculiarita’ e molte delle ricette elaborate nel corso degli anni sono assolutamente originali. Le birre poi sono organizzate in una “scala” detta scala BI , una scala che piu’ che basarsi su indicatori tecnici prende in considerazione l’impatto gusto olfattivo della singola birra..tiene quindi conto della bevibilita’ , del corpo, della struttura, dell’aclol etc..Si va dal 1° livello della beverina Weizen al 7° Livello della complessa Amber Shock. Un modo semplice e immediato per dare idea a chi si appresta a ordinare una birra cosa aspettarsi. Da segnalare anche la cura particolare nella scelta della bottiglie, nel tappo serigrafato e nella borsa da trasporto bella e efficace.

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Nella nostra serata seguendo rigorosamente la scala abbiamo provato le 4 produzioni piu’ significative

Livello 1 – Weizen

Birra con una elvata percentuale di malto di frumento e luppolo Halleratuer Magnum. E’ risultata davvero una ottima Weizen…oltre alle caratteristiche di grande freschezza e bevibilita’ di questo tipo di birre presenta una componente fruttata (ma non cosi’ bananosa come altre weizen) molto delicata e una spiccata aromaticita’. Il finale e’ piacevolmente amaro..non come una pilsner..ma sicuramente intenso e persistente. Frutto probabilmente anche dell’aggiunta di un po’ di mosto della TipoPils durante la maturazione

Livello 5 – TipoPils

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E’ proprio il caso di dire che e’ una “tipo” pilsner…la birra nello stile birraio piu’ diffuso a bassa fermentazione ha infatti un profilo organolettico assai piu’ complesso della classica plisner bionda. Merito del processo produttivo e delle 4 diverse varieta’ di luppolo utilizzate di cui uno aggiunto a freddo prima della maturazione. Bel colore giallo oro, bella schiuma, corpo medio e grande bevibilita’ e grande persistenza del piacevole amaro dove si percepiscono i tratti del luppolo fresco. Piaciuta molto a tutti

Livello 6 – BiBock

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Ancora una rivisitazione dello stile birraio tedesco Bock (che vuole dire caprone becco..), birra a bassa fermentazione decisamente piu’ corposa, realizzata con malti Pilsner, Monaco e Caramello e due luppoli. La birra di colore ambrato e’ tutta giocata sulla contrapposizione delle componenti maltate e caramellate e la forte presenza del luppolo. Secca e mai stucchevole come a volte sono le ambrate e’ davvero un bel mix con il luppolo che permane a lungo in bocca. La mia preferita

Livello 7 – Amber Shock

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Il nome e’ gia’ un programma…fatta per shockare. Doppio Malto ambrata, con gradazione alcolica di 7gradi. Una birra di corpo, gustosa, piena. Le componenti maltate e caramellate sono le predominanti frutto di una cottura prolungata del mosto, ma anche le note fruttate (ciliegia, prugna) e aromatiche sono bene presenti. Un bel equilibrio per una birra complessa che matura esclusivamente in bottiglia.

Insomma un crescendo di grandi birre , ciascuna nel suo posizionamento originale e identificabile…a riprova che non bisogna andare poi cosi’ lontano per degustare dei prodotti di assoluta qualita’.

Serata diversa, divertente, piacevole conclusa con i nostri bicchieri a osservare il cielo nella speranza di vedere cadere una stella

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Ci si rivede in autunno con nuove idee, proposte, eventi…etc..

Davide

La Retsina: il vino greco per i turisti..

Posted on Agosto 6th, 2008 in Articoli, Degustazioni by elena

Finalmente sono arrivate le vacanze… ebbene si… visto che la bella estate qui ad Ivrea non si vede sono andata con un’amica a Kos in Grecia. L’isola, vicina alla Turchia, non era proprio una delle più belle che ho visitato della Grecia ma il mare.. beh, quello è uno spettacolo ovunque la si giri:acqua limpida, quasi cristallina di un azzurro vivido, consistente ed un profumo di salsedine che ti riempie le narici…quasi come un buon bicchiere di vino ti lasci rilassare dal suo dolce ondeggio…


Ma c’è dell’altro: ho assaggiato il vino tipico della Grecia: La Retsina. Immediatamente non mi veniva in mente la particolarità del vino.. qualcosa lo aveva .. ma cosa? Il colore era di un bel giallo paglierino, un buon profumo fruttato, rosmarino.. ma il vino più che al naso si sviluppa in bocca: secco, molto morbido, di buona acidità e persistenza; al primo assaggio mi si è chiarito il tutto…la resina! Ecco la particolarità del vino.. viene aggiunta della resina di pino d’Aleppo…diciamo che avrebbero fatto meglio a lasciarla sul povero pino e risparmiare il povero vino !

Subito si presentava anche piacevole, un gusto spiccato di resina, particolare ma interessante…. ma col secondo/terzo assaggio il gusto diventava sempre più persistente e stucchevole, forte e spiacevole al palato…insomma vino della categoria “ce n’ è ancora”.

Al ritorno mi sono documentata e ho scoperto che la resina di pino anticamente veniva usato per sigillare le anfore per impedire che l’aria attaccasse il vino.. poi è piaciuto il gusto, chissà a chi, ed ora la si aggiunge direttamente nel mosto perché venga assimilata durante la fermentazione e gli conferisca quel tipico gusto unico ed inconfondibile. La regione di produzione e’ l’Attica e Atene, i vitigni locali usati per produrla sono Savatiano in blend con Assyrtiko e Rhoditis. L’avvento delle bottiglie in sostituzione dei barili, la riduzione della superfice vitata, il mutamento dei gusti ha reso la Retsina un vino sostanzialmente folcloristico, consumato piu’ dai turisti che dai locali

Insomma forse il vino assaggiato non era della qualità migliore ma è molto meglio un buon bicchiere di bianco con i profumi del mare e del vitigno che un vino così lavorato e artificiale.

Buona vacanza a chi ancora deve andarci

Elena

Mash Tun elettrico e costruzione mescolatore motorizzato per Birra all grain

Posted on Luglio 30th, 2008 in Articoli, Birra, HomeBrewing by arzaman

Continuo la serie di articoli dedicate alla autocostruzione per homebrewing, dopo la modifica per la macchina per fare la pasta in modo da realizzare un mulino per i grani vi propongo la mia realizzazione di un agitatore o mescolatore elettrico per il tino di ammostamento (mash tun)

Dopo infatti essere passato a un mash tun elettrico avevo l’esigenza di rendere la temperatura dell’ifnusione il piu’ possibile uniforme. La resistenza elettrica da 1800W posta sul fondo della pentola termostatata infatti sprigiona molto calore sul fondo e i moti convettivi non sono sufficienti a rimescolare il mosto ragione per cui e’ necessario rimescolare infusione per tutta la durata pena avere temperature anche molto differenti nei vari livelli dell’impasto

Prendendo spunto da altre realizzazioni ho optato per un mescolatore con un motore da tergicristallo acquistato da uno sfasciacarrozze per 20E

A parte il costo contenuto rispetto ad altri motoriduttori che ho trovato in giro il motore di tergicristallo dispone di una discreta potenza, alimentazione a 12V quindi non pericolosa con i fluidi e vapori del tino, e’ praticamente stagno ed ha una flangia che rende facile il montaggio.

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Le componenti aggiuntive del mescolatore sono

Staffa di sostegno: realizzata con una barra da mobilieri da appendere i pensili. Barra di ferro robusta ma facile da piegare a 90 gradi e forare. Ho sagomato la barra in modo da appoggiarsi alla pentola e incastrarsi sulle maniglie. La barra va forata per fare passare il perno e per le viti di bloccaggio. La barra e’ poi fissata con due morsetti a U alle maniglie della pentola in modo da evitare torsioni e ribaltamenti quando il sistema e’ sotto sforzo

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Perno: realizzato con una barra filettata da 8mm in acciaio inox. Il perno si collega all’albero del motore con un giunto femmina femmina (l’aberino del motore e’ filettato) e va tagliato della giusta lunghezza

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Pale: realizzate con due spatole da cucina forate. Sulle pale ci ho gia’ ragionato un po’..l’esigenza era quella di trovare un modo semplice ed efficace di collegarsi all’albero e nello stesso tempo creare un moto di rotazione e ascensione sufficiente a mescolare l’impasto di h2o e grani macinati. Le pale in lamiera zincata (prese dal solito cinese) sono rilevate efficaci ho infatti praticato un foro da 8mm nel mezzo e le ho fissate con dado e controdado all’abero. Ho poi piegato a 90 gradi la paletta sul suo manico dando la giusta inclinazione per creare un moto ascensionale. Faro’ le prime cotte e poi valutero’ se aggiungere due pale a formare una croce o delle pale a un livello superiore.

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Alimentatore: infine ho usato un alimentatore per laptop per dare corrente al motore, la corrente assorbita e’ di un paio di ampere. Il senso di rotazione e’ tale da stringere le pale e l’abero motore.

Il tino di ammostamento e’ un oggetto comprato in Germania dalla Bielmeier, una pentola elettrica termostata della capacita’ di 29l venduta per sterilizzare le conserve o fare il vin brulle’.

Potenza 1800W, termostato regolabile tra 30gradi e ebollizione, costo 99E piu’ spedizione (acquistabile online). Ho sostituito il rubinetto con un rubinetto metallico a sfera con portagomma.

E’ sicuramente pratico ed efficace per fare l’ammostamento e il controllo della temperatura abbastanza preciso, la potenza e’ tale che si riesce anche a fare la bollitura per 15-18 litri oltre fa fatica.

Come vedete con una spesa contenuta, 150E in tutto con margine, ho realizzato un sistema elettrico e motorizzato per fare il mashing…non sara’un impianto professionale ma mi da soddisfazione

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Di seguito il video che illustra il funzionamento a vuoto, appena riesco ne faccio uno durante una cotta !

Prosit !

Davide

LA BATTALLA DEL VINO de HARO - Rioja Alta - Spagna

Posted on Luglio 22nd, 2008 in Articoli by domenico

Carissimi,

Sono appena tornato da un viaggio di 3500 Km che mi ha portato a visitare prima Banyuls s/Mer coi suoi fantastici vini da abbinare al cioccolato, per poi giungere, dopo aver attraversato il Penedes, nell’incredibile e magnifica Rioja spagnola. Andateci perché è spettacolare. Un misto di Langhe e Toscana, ma molto meno abitata, con un densità di vigneti spaventosa.

E’ una regione piccolina, 5.000 Kmq, più o meno come il Molise, ma con più ettari vitati del Piemonte che è 5 volte più esteso: 63.000 ha contro 50.000. Impressionante. Nel viaggio di ritorno, sosta di rito a Chateauneuf-du-Pape dove, ormai di casa, ho potuto apprezzare alcuni interessanti vini di domaine minori.

Ma vi farò un bel rendiconto via via nei prossimi giorni.

Oggi è della Rioja che vi voglio parlare ed in particolare di un evento straordinario, che ogni anno si rinnova ad HARO, sua capitale vinicola, al confine coi Paesi Baschi, 80 km. a sud di Bilbao. Perché se noi eporediesi credavamo che con la Battaglia delle Arance, Ivrea fosse il posto più pazzo del mondo, ci sbagliavamo di grosso. Ad Haro lo sono molto di più. In questa località infatti ogni anno, il 29 giugno, viene rievocata una battaglia, avvenuta alcuni secoli orsono e combattuta per la conquista di quei luoghi, dove l’offesa è portata col vino che viene scaricato sugli avversari con secchi, taniche, caraffe, scodelle, pompe, baricche convertiti ad armi per l’occasione.

Le persone, vestite di bianco e con un foulard rosso al collo, alle 7 del mattino si ritrovano nelle piazze e nelle vie della cittadina, per poi recarsi in un bosco, alle pendici di un monte, distante 6,5 km da Haro. Molti di loro raggiungono la meta a piedi, altri in auto, altri con furgoni, altri con trattori trainanti rimorchi allestiti con frasche che nascondono numerosi barili di vino. Questi mezzi sono posizionati ai piedi del campo di battaglia andando a formare una “polveriera” da cui tutti attingono vino che sarà poi scaricato sugli avversari in combattimento. Non si può raccontare molto di più, le regole non esistono, è una battaglia dove tutti sono contro tutti, e fanno piangere il cuore le decine di ettolitri di buon vino che vengono lanciate sui duellanti . Parte delle “munizioni” sono ovviamente bevute e non è raro vedere qualche “guerriero” particolarmente “emozionato” addormentarsi nei vigneti che costeggiano il tragitto da Haro al Monte.

Lascio perciò spazio alle immagini che vi permetteranno di capire meglio ciò che è LA BATTALLA DEL VINO de HARO e se vorrete trascorrere una giornata indimenticabile dove allegria e spensieratezza avranno il sopravvento su qualunque problema andate il 29 giugno del prossimo anno ad Haro. Il divertimento sarà assicurato.

Ciao a tutti

Domenico

I Rosè della Provenza

Posted on Luglio 16th, 2008 in Articoli, Degustazioni by elena

Eccoci tornati in patria.. ebbene si, una compagine di Mysobry, accompagnati da Lorenzo, ha fatto un week end fuori porta.

Siamo partiti io e Gigi domenica mattina e siamo andati a Finale a fare il bagno…e il vino vi chiederete??? Stavolta la destinazione era solo prendere il sole e cavalcare le onde.

Alle 17 ci siamo poi però trovati con Domenico, Maria e Lorenzo e ci siamo diretti verso la Francia, la bella e splendida Provenza che, per una volta tanto, è stata guardata verso l’interno, niente mare, solo vino, lavanda e sagre paesane.

La sera abbiamo cenato in un localino, ovviamente turistico, di S. Paul de Vence dove abbiamo assaggiato lumache e assiette di formaggi discreti. Ma ciò che ci rimarrà maggiormente impresso è stato il dopocena danzante nella festa del paese perché, essendo arrivati in Francia il 13 sera, non potevamo esimerci dal ballare tutta la notte sotto le stelle, così è stato tra una bottiglia di rosè locale e un trenino di gruppo abbiamo concluso degnamente la serata.

Il giorno dopo,assonnati ma presenti all’appello, ci siamo organizzati per andare a visitare qualche cantina. Già, ma è giorno di festa….saranno aperte? Beh, in effetti proprio quella che ci interessava visitare era chiusa ma ci siamo rifatti con lo Chateau de Saint-Martin dove abbiamo degustato un buon rosè da bersi come aperitivo, fruttato di pesca gialla e fiori freschi di tiglio e gelsomino, fresco e sapido.

Dopo aver pulito un po’ le vigne dalle foglie vecchie e dai doppioni ci siamo diretti verso Lo Chateau Saint-Roseline, una cantina più commerciale che si affaccia su diversi ettari di vigneto più o meno tenuto bene.. diciamo che Andrea dovrebbe andare ad insegnar loro come si tengono le vigne! Vini sempre rosati, fruttati ma non mi hanno fatto impazzire.

Dopopranzo ci siamo diretti verso lo Chateau De Valbourges, uno chateau in decadenza che ci ha affascinato tutti quanti. Uno caseggiato spettacolare che domina su una vallata di vigneto a perdita d’occhio dove un filare di alberi maestosi ci ha accompagnati nel suo giro perimetrale. I vini erano molto meno strutturati, più semplici e meno complessi ma avevano anche un costo più contenuto.. quindi perché non valutare anche il rapporto qualità/prezzo?


Visualizzazione ingrandita della mappa

Ed eccoci ad aver trascorso una splendida giornata nella natura provenzale dove il fine era quello di trovare dei vini rosè da proporre in una futura possibile degustazione … perché no? Forse li abbiamo trovati.

Elena

Piozzo 2008 - Concorso HomeBrewer Una Birra per l’Estate

Posted on Luglio 14th, 2008 in Articoli, Birra, HomeBrewing, Pub,Birrerie,Viaggi Birrai by arzaman

Domenica 13 luglio sfidando previsioni averse e nuvoloni temporaleschi ho fatto rotta con la mia fida moto a Piozzo, provincial di cuneo, tra Carru e Dogliani.

Piozzo e’ il paese della zucca come recita un cartello all’ingresso…ma anche e soprattutto il paese della Birra Baladin e del suo fondatore Teo Musso genio visionario della birra artigianale e non solo…

Una volta l’anno la piazza di fronte alla birreria si trasforma in un grande raduno di HomeBrewer…quella razza strana di alchimisti della birra fatta in casa a cui mi fregio di appartenere. L’occasione e’ un concorso nazionale a tema in cui ciascuno porta le proprie produzioni e una duplice giuria, degustatori professionisti e giuria popolare, stabilisce chi e’ il miglior Homebrewer. Ques’anno lo stile scelto era quello Koelsch , uno stile ad alta fermentazione tipico della zona di Colonia, tema giudicato da tutti gli homebrewer non facile da interpretare e in cui non mi sono mai cimentato.

Non avevo idea di come si svolgesse un concorso birraio e la cuiriosita’ di capire di piu’ oltre che l’occasione di una visita alla Baladin e’ stato cio’ che mi ha spinto a dedicare la domenica a questo evento. Con il senno di poi peccato non essere andato anche il sabato dove erano previsti anche un paio di dibattiti aperti su temi birrai. Piu’ che raccontarvi le impressioni sulle molteplici birre degustate vi racconto mie impressioni sulla atmosfera generale vissuta.

La prima impressione parcheggiata la moto e’ stata subito di un ambiente molto rilassato, informale amichevole…per prima cosa mi sono diretto ai banchetti degli homebrewer, putroppo non ho avuto modo di assaggiare tutte le produzioni di coloro che si sono sottoposti alla giuria popolare..mi sono limitato a 3 rimaste e ho compilato la mia brava scheda scambiando qualche nota produttiva con il birraio. Poi ho gironzolato per la piazza socializzando con vari gruppetti di appassionati bevitori o homebrewer..spesso riuniti sotto il cappello di varie associazioni…Pinta Medicea di Firenze…Circolo del Luppolo a Mantova…etc…tanti Mysobry a tema birraio.

All’aperitivo con una deliziosa focaccia e formaggio alla birra Teo Musso serviva a due mani un piacevole birra di farro (la Petrognola) intrattenendo tutti.

Pranzo all’interno con spillatori sul tavolo (IPA birrificio scarampoloa ) con un bis di primi con pasta di Gragnano, buona ma eccessivamente al dente, un secondo con straccetti di maiale anch’esso buon ma porzione un po’ risicata …ma ero anche tra gli ultimi. Il personale di cucina e di servizio molto simpatico e in linea con lo spirito di tutta la manifestazione..e nella foto ne avete un piccolo estratto..Elisa,Monica e Sara!

Alle 14 tutti rigorosamente di fronte al 14 pollici per il via della MotoGp…fuori Pedrosa…Stoner in fuga e Vale in rimonta..birra e motori sono sempre una accoppiata vincente…grandi discussioni su Melandri ..su Gibernau…insomma il giusto tasso alcolico e motoristico.

Dopo la Tarte à la Bière veramente fantastica..un po’ di aria fuori..e poi la parte per me piu’ interessante. Teo Musso ha preso la parola e iniziato un tour guidato e illustrato della sua Impresa…passando da dettagli tecnici, notizie e aneddoti storici, a idee e progetti futuri…davvero piacevole ascoltarlo e farsi contagiare dal suo entusiasmo e passione che traspare ancora forte e chiara nonostante risultati consolidati (350.000 bottiglie e 50 dipendenti impiegati..)

Dopo il tour al “pollaio” dove e’ l’attuale impianto di produzione ho seguito la esilarante premiazione condotta da Kuaska…ancora una volta, anche se si trattava di un concorso, atmosfera decisamente rilassata e scherzosa..Kuaska ha dispensato una battuta e un commento divertente per tutti i partecipanti…per la cronaca vince Tonnini Pier Giorgio (mi sembra di Brescia) a quanto mi pare di capire un outsider…alla fine ricchi premi e cotions per tutti.

Ultimo parte dedicata alla visita di Casa Baladin…una delle tante realizzazioni di Teo…una sapiente ristrutturazione di un edificio storico del 700 che univa nel passato due casate. L’atmosfera e’ particolare, mix di design, tradizione, etnico…musica di sottofondo emessa da un affascinante impianto, oggetti particolar, libri, fumetti…difficile da descrivere..da provare per una cena o meglio ancora per un soggiorno in un week end immergendosi in una esperienza di relax, gusto, vista..un posto dove staccare.

Ancora due chiacchere con Teo …disponibilissimo…una birra nella piazza con altri amici del pomeriggio, tempo di far passare il temporale che e’ arrivato inesorabile e poi verso casa cercando di schivare il peggio.

In definitiva una bella esperienza, buona birra, un “circo” allegro e socievole…uno stimolo per partecipare la prossima volta con una mia produzione.

Ultima nota: ho collaudato a fondo la mia piccola videocamera girando una serie di video delle varie fasi che vi ho raccontato. Sono tutti disponibili e caricati su YouTube !!

Clikka qua per tutti i video

Buona visione

commenti sulla giornata ben accetti !

Davide

Chardonnay : Francia, Friuli e Sicilia a confronto

Posted on Luglio 10th, 2008 in Articoli, Degustazioni by arzaman

Dopo la degustazione comparata di Sauvignon Blanc abbiamo messo sotto la lente un altro vitigno, lo Chardonnay, con lo stesso approccio…un produttore/etichetta d’oltralpe dove il vitigno “nasce” contro due produttori nostrani di qualita’.

Ovviamente parlando di Chardonnay, vitigno internazionale per eccellenza, non possiamo considerare la nostra serata esaustiva delle mille varianti che questo vitigno produce ai 4 angoli del globo…ma la selezione e’ sicuramente rappresentativa di 3 stili e 3 territrori diversi.

chardonnay

Due parole preliminari sul vitigno, che “nasce” nelle colline del Macconnais famosa zona viti-vinicola del sud della Borgogna, il suo nome deriva infatti da quello di un piccolo paese omominmo. Chardon vuole dire cardo in italiano, la pianta anticamente usata per districare le fibre nel processo di filatura. La diffusione dello chardonnay e’ davvero globale…dalla Borgogna il vitigno passa nella Champagne dove e’ la base dei grandi spumanti e poi diffondendosi un tutto il mondo in terre anche lontane come Australia, Cile e California. Il motivo e’ da ricercarsi nella natura stessa del vitigno capace di adattarsi ai terreni e climi piu’ disparati dal freddo dello Chablis alle regioni torride dell’Asutralia, purche’ non particolarmente umidi.

Si contano ben 34 varieta’ cloani di di Chardonnay ma in generale I grappoli sono piccoli, molto compatti a forma piramidale formati da acini di medie dimensioni e dalla buccia giallo dorata molto sottile. Caratteristica questa che li rende molto sensibili all’attacco delle muffe e marciume.

In Italia lo chardonnay nel passato era indicato con il nome di Pinot Giallo, spesso confuso con il Pinot Bianco. E’ presente praticamente in tutte le regioni con oltre 11.800 ettari di vigneto con particolare risultati in Trentino, Friuli,Lombardia..ma anche Toscana e Sicilia. Vinificato in tutte i modi possibili..vino bainco secco , spumante..etc. fa si che si trovano in commercio vini freschi , giovani e beverini ma anche vini complessi e affinati in barrique e dotati di grande longevita’.

Spesso e’ vinificato in purezza ma in italia si sposa anche con una serie di vitigni autoctoni (Albana, Catarratto, Cortese, Erbaluce, Favorita, Garganega, Grecanico, Incrocio Manzoni, Nuragus, Procanico, Ribolla Gialla, Verdeca, Fermentino, Ribolla….) ..quelli degustati da noi erano tutti puri.

Dire in generale quali sono le caratteristiche organolettiche dei vini a base Chardonnay e’ praticamente impossibile…quello che si puo’ dire e’ che riflette spesso molto bene il territorio dove viene coltivato…un vitigno duttile e che si presta a piu’ stili. Comparato ad altri vitigni a bacca bianca ha un corredo aromatico inferiore e una acidita’ medio alta (in funzione della vendemmia).

Ma veniamo ai 3 prototipi selezionati

Chardonnay - Tasca di Almerita - Tenuta Regalali 2006

Un IGT Siciliano molto noto e molto blasonato ricavato da uve di vitigni a 600M di altezza con una densita’ di 3500 ceppi per ettaro impiantati tra l’85 e il 91

La fermentazione avviene in barili di rovere francese e viene affinato per 9 mesi in barili piu’ piccoli (300l) di cui il 50% di primo passaggio e 50% di 2° passaggio. Titiolo alcolometrico 14 gradi

Un vino che si presentava cristallino , di un giallo dorato intenso e carico, nel bicchiere molto consistente.

Al naso sicuramente intenso e complesso con predominanza di note fruttate (mango,ananas, banana, agrumi), floreali e una forte connotazione dell’uso della barrique (legno, vaniglia).

In bocca caldo, quasi alcolico, secco, morbido e sapido…acidita’ media e quasi in equilibrio. Buona la persistenza

Un vino che abbiamo definito “moderno” secondo i gusti del mercato attuale, di grande impatto ma l’uso violento della barrique e una nota alcolica veramente elevata lo rende troppo “artificiale”

Azienda Agricola Miani – Chardonnay 2006

Un COF prodotto a Buttrio in provincia di Udine prodotto in una annata eccezionale per i binachi da nzo Pontoni, vignaiolo friulano fra i primi a ridurre le rese di uva per pianta a livelli antieconomici (due-tre grappoli). Non abbaimo trovato indicazioni sulla produzione.

Colore paglierino piu’ scarico e consistenza inferiore rispetto al precedente.

Al naso abbastanza intenso e complesso , ancora le note fruttate ma di frutta meno esotica (pera, mela, agrume) accompagnate da note aromatiche e balsamiche e una curiosa nota fragrante di lievito.

In bocca secco , caldo e morbido in equilibrio con l’acidita’. Intenso e persistente e abbastanza strutturato. Finale piacevole di mandorla a testimonianza anche di una buona sapidita’. Un vino piu’ piacevole alla degustazione che all’olfatto.

Pierre Morey – Bourgonge Chardonnay 2002 – Triple “A”

Come rappresentante della Borgonga abbiamo potato pre un biodinamico, Pierre Morey: il guru della Borgogna.Proprietario di nove ettari prevalentemente a Meursault, in biodinamica dal 1998. Lo chardonnay e coltivato su 1,3Ha di suolo argilloso calcareo.. con densità media ceppi per ha di10000 e età media del vigneto 30 anni.

La vinificazione viene eseguita mediante pressatura dolce, defecazione e fermentazione alcolica in fusti di rovere (tonneaux) con lieviti naturali e batonnage regolare fino alla fermentazione malolattica. Affinamento sulle fecce fini per 18 mesi in fusti di rovere (tonneaux).

Un vino limpido di colore paglierino non molto consistente nel bicchiere.

All’analisi olfattiva abbastanza intenso e abbastanza complesso dove spiccava una nota di latte/yogurt alla frutta (fragola) e una leggera mineralita’.

In bocca secco, abbastanza caldo, e morbido con buona freschezza. Carente la struttura e il corpo, media anche l’intesita’ e la presistenza.

Un vino in definitiva in cui il legno e la barrique sono ben integrati e gestiti ma che manca un po’ di struttura e personalita’. Un vino “semplice” e beverino magari da abbinare a un pesce delicato o piccoli crostacei.

Come vedete 3 bottiglie..3 zone..3 impressioni gusto-olfattive differenti. Personalmente premierei il Friulano per la sua maggiore tipicita’ rispetto al siciliano troppo lavorato e al borgognone troppo semplice

A voi i commenti

Grazie

Davide

Degustazione birra Nua del Piccolo Birrificio di Apricale

Posted on Luglio 9th, 2008 in Articoli, Birra by arzaman

Nel mio pregrinare alla scoperta dei birrifici artigianali e delle loro produzioni mi sono sempre riproposto di vistare il Piccolo Birrificio che produce birra da oltre due anni nello stupendo borgo di Apricale nell’entroterra di San Remo..terra di olio e di qualche chicca enologica (rossese, ormeasco..) e ora anche di birra artigianale e di qualita’.

Purtroppo non sono ruscito a incontrarmi con il Birraio per una visita ma in compenso in un bar-ristorante locale ho rinvenuto con piacere due delle loro produzioni che ho prontamente acquistato e degustato.

Di seguito qualche personale nota degustativa.

Nua di Grano

Nua di grano

Una Weizen o Weißbier ovvero una birra a base di malto di grano con una stile a mio avviso intermedio tra la classica birra bavarese leggermente asprigna, torbida, ricca di schiuma e alcune “Blanche” belghe con un complesso corredo aromantico data dall’alta fermentazione (non aromatizzate). All’analisi visiva il colore risultava dorato/ambrato torbido e opalescente, schiuma ok come persistenza volendo fare i pistini un po’ grossolana. Al gusto la cosa che mi ha colpito e’ stato l’equilibrio tra le varie componenti: la lieve acidita’ e’ compensata da una piacevole nota fruttata (banana, cocco..) e la birra e’ dotata di un lunga persistenza e aromaticita’ data luppolo mai invasivo. Molto piacevole da bere, ogni sorso invita a berne un’ altro.

Nua Bionda

Nua bionda

Una pale/golden ale, birra ad alta fermetazione realizzata, come riportato in etichetta, con l’utilizzo di uno dei malti Pale Ale piu’ pregiati: il Maris Otter di origine inglese.

Colore dorato tenue quasi come una lager, non limpidissimo (normale per una birra non filtrata) , schiuma ricca e abbastanza persistente. Ancora buon equilibrio con una prevalenza delle componenti morbide, maltate e fruttate , il luppolo si sente solo nel finale. Sufficiente corpo e discreta persistenza. Una ale “base”, semplice e meno complessa della precedente ma sempre molto piacevole da bere “tutti i giorni”

In definitiva due prodotti interessanti dove si percepisce la qualita’ artigianale della produzione..cosa non sempre facile negli stili birrai di base !

Spero a breve di poter accogliere l’invito a visitare il birrificio e oltre a degustare le altre produzioni speroi di riuscire ad assistere a un cotta !

buona degustazione

Davide

La Grande Degustazione di Bollicine Autoctone da Metodo Classico

Posted on Luglio 7th, 2008 in Articoli, Degustazioni by domenico

Cari Amici,

alcuni giorni fa per la prima volta in assoluto, credo per chiunque, ho avuto l’opportunità di degustare la selezione completa degli SPUMANTI ITALIANI A METODO CLASSICO da VITIGNO AUTOCTONO. Avanti a me un esercito di 40 bottiglie di bollicine indigene, ambasciatrici di identità territoriali vinicole piccole, ma orgogliose della loro tipicità legata ad un vitigno autoctono. La possibilità mi è stata offerta da Gianluigi Orsolani, amico e noto produttore canavesano, nonché presidente di ANIMA, Associazione Nazionale Italiana Metodoclassico Autoctono, www.metodoclassico.org, nata un paio di anni fa col preciso intento di riunire tutti i produttori italiani di spumante a metodo classico da uve autoctone e di promuovere la qualità e le caratteristiche di questi originali spumanti.

PREMESSA E RIFLESSIONI SUGLI SPUMANTI CLASSICI DA AUTOCTONI

Prima di descrivervi la degustazione Vi vorrei portare a riflettere su come, a mio avviso, si dovrebbero degustare, confrontare e giudicare gli spumanti a metodo classico da vitigno autoctono . A proposito, é appena il caso di ricordare che il termine autoctono sia di origine greca e derivi da AUTOS, stesso e CHTON suolo/ terra. Riferito ad un vitigno, indica che questo è nato o comparso in un preciso territorio, dove nel tempo si è adattato perfettamente e poi sviluppato fino a rappresentarne una tipicità. Si ricavano perciò vini unici che rispecchiano vocazioni territoriali e selezioni locali di vitigni che affondano le loro radici e il loro consolidamento nella storia più antica. Con questa premessa è quasi scontato che avremo a che fare con spumanti non omologati né omologabili, né tanto meno confrontabili coi classici champagne o franciacorta, a cui erroneamente però si tende sempre fare riferimento quando si analizzano da un punto di vista sensoriale e qualitativo. Ciò che vi posso anticipare è che la media degli spumanti degustati è stata buona, alcuni di eccellente fattura, a dimostrazione che le cose vengono fatte seriamente e con ambizione. La difficoltà maggiore dei vitigni autoctoni è che necessitano di vinificazioni mirate e quindi devono costruirsi un bagaglio di esperienza che richiede tempi molto lunghi per raggiungere livelli qualitativi importanti. Il vitigno autoctono non è migliore o peggiore è semplicemente diverso e così deve essere a mio avviso l’approccio di chi giudica e di chi consuma. Diverso e Consapevole. Uno spumante da autoctono è diverso da uno “champenoise” intanto perché non è ricavato da chardonnay e dai vari pinot e poi per le spiccate tipicità, mentre ha in comune il metodo di vinificazione e naturalmente ……… le bollicine.

LE DIFFERENZE SOSTANZIALI

Sappiamo che l’aroma di un grande vino è strettamente legato al terroir di appartenenza e la qualità alla sua componente aromatica, ma aggiungo anche che, senza un preciso “gusto di terroir“, un vino sia quasi un orfano privo di identità. Gli aromi di un vino hanno poi varie origini. Ci sono i varietali, che passano dalle uve al vino senza subire modificazioni, i prefermentativi che traggono origine da precursori non volatili. Altri che si formano nel corso delle fermentazioni alcolica e malolattica. Infine, l’insieme di queste sostanze caratterizza il profumo dei vini giovani, generalmente fresco e fruttato. Ci sono poi gli aromi più nobili, quelli che si originano ed evolvono in seguito alle numerose reazioni chimiche che avvengono nei contenitori durante la conservazione o l’invecchiamento dei vini. Queste ne rimaneggiano completamente il quadro aromatico e lo arricchiscono di nuovi e complessi profumi, più fini e delicati, facendo gradualmente diminuire la nota fresca e fruttata. E’ questo il caso tipico degli spumanti a metodo classico. Noi oggi sappiamo con certezza che uno champagne di qualità è ottenuto con l’assemblaggio di differenti vini fermi, anche 40, provenienti da vigneti, vitigni e annate diversi. Questa operazione richiede una grandissima esperienza da parte del cantiniere perché è estremamente difficile prevedere quale sarà il risultato finale, dato che il vino verrà consumato diversi anni dopo, subendo nel contempo una seconda fermentazione in bottiglia, un affinamento sui lieviti e in presenza di CO2. Ogni cuvée ha perciò una proprio originalità ed una specifica personalità. La qualità di uno champagne è garantita quindi dalla lunga tradizione e dalla grandissima esperienza dei mastri cantinieri. Si sa che lo chardonnay apporta note floreali, fruttate (esotiche), minerali , grande finezza e personalità, il pinot noir corpo, eleganza, longevità e aromi complessi mentre il pinot meunier freschezza, profumi fruttati e delicati. A tutto ciò aggiungiamo poi le grandi diversità di composizione e struttura dei terreni da cui provengono le uve. La grande sapienza dell’enologo sta dunque nel prevedere, con certezza, l’evoluzione di un aroma specifico di un vitigno, proveniente da una determinata zona e tipologia di terreno, dal vino base fino al momento ottimale in cui lo spumante sarà consumato. I sommeliers, i grandi esperti ed amanti di champagne, hanno potuto quindi sviluppare negli anni una grande esperienza, nata da confronti tra annate, Maisons, territori, osservandone e annotandone l’evoluzione nel tempo. Oggi i più bravi e specializzati degustatori, semplicemente interpretando il profilo sensoriale del vino, sono in grado di descrivere alla cieca le caratteristiche fondamentali della cuvée ed addirittura indicare il produttore dello spumante.

IL DEGUSTATORE E GLI SPUMANTI DA AUTOCTONI

Dopo queste riflessioni mi viene spontaneo domandare:

A) Abbiamo già acquisito sufficiente esperienza per giudicare gli spumanti da vitigni autoctoni, apprezzarne la tipicità e l’autenticità dell’espressione rispetto alla tradizione?

B) Sappiamo prevedere l’evoluzione degli aromi di uno spumante da autoctono nel tempo? Come si trasformeranno nel tempo gli aromi di un vino base, per esempio, da erbaluce, da verdicchio o da durello, dopo una rifermentazione in bottiglia, un affinamento di qualche anno sui lieviti ed in presenza di CO2?

Personalmente credo di no . E poi:

C) E’ indispensabile che vi sia in questi spumanti la tipica e a volte marcata nota fragrante di crosta di pane, brioche, lieviti, ecc., o questa è forse più accentuata nel taglio champenoise per l’evoluzione degli aromi presenti o originati dai vitigni impiegati (chardonnay, pinot, ecc.) in abbinamento ai lieviti selezionati per la rifermentazione ?

D) E’ corretto il confronto dei profili sensoriali tra spumanti di taglio champenoise e quelli da autoctoni per esprimere un giudizio di qualità su questi ultimi?

E) Non é forse il caso di adattare la classica degustazione alle caratteristiche degli spumanti da autoctoni?

Vi ricordate all’inizio i vini biodinamici o quelli vinificati ed affinati in anfora di Josko Gravner? Erano dissacrati, oggi invece ottengono consensi sulle guide. Eppure sono sempre loro: velati, autenticamente “rustici“, ricordano i vini del passato, quelli del contadino. Siamo addirittura disposti a pagarli più degli altri, anche se il loro sapore è meno accattivante. Cos’è cambiato? E’ semplice moda o è diversa la loro interpretazione?

Credo che li si giudichi semplicemente da un’altra prospettiva, con parametri diversi e utilizzando un altro approccio. Abbiamo capito che si può fare del buon vino anche in un altro modo, ma soprattutto che un vino è figlio del terroir, nel quale le tecniche e i metodi adottati condizionano e differenziano l’ evoluzione degli aromi e del profilo organolettico finale. Nelle varie discipline sportive esistono le categorie ed è al loro interno che, per omogeneità, si compete. Dovrebbe essere così anche per gli spumanti da autoctoni, perché a mio avviso sono una categoria all’interno del mondo delle bollicine classiche. Altro discorso è la piacevolezza legata al gusto personale, perché lì ognuno è libero di preferire ciò che più aggrada, ma proprio qui è stata lungimirante la visione marketing di concepire ANIMA. Nella società moderna infatti, il mercato è segmentato e lo spumante classico da autoctono può soddisfare una nicchia di cultori ed appassionati di vini territoriali che e a tal proposito non dovrebbero mai mancare dalle carte dei vini dei ristoranti che interpretano la cucina del territorio e della tradizione.

Sono certo che la mia sia una provocazione, ma è il caso di riflettere, perché credo siano ancora pochi oggi coloro in grado di apprezzare veramente uno spumante da autoctono e coglierne appieno qualità e particolarità, sono però convinto che sia tra gli intenti di ANIMA fare sì che ciò avvenga.

LA DEGUSTAZIONE

L’appuntamento è nel pomeriggio di mercoledì 11 giugno 2008. Nella bella sala degustazioni le pareti decorate a fascioni orizzontali, la volta a botte in vecchi mattoni e i tavolini tipo bistrot, si fondono magicamente col clima uggioso di questo giugno autunnale creando un’atmosfera un pò d’antan, calda ed accogliente, in sintonia con l’evento. La degustazione é impegnativa per cui, senza perdere tempo, posizioniamo su un lungo tavolo in legno via via gli spumanti, seguendo rigorosamente un ordine geografico Nord-Sud. Nella lista abbiamo delle Cuvée Tradizionali che dovrebbero rappresentare la personalità della Cantina, costante nel tempo, a dispetto degli anni e dell’andamento vendemmiale e alcuni spumanti Millesimati, o Vintage, prodotti solo in annate eccezionali, che consentono al cantiniere di interpretare l’annata pur mantenendo l’impronta dell’azienda. Di alcuni produttori abbiamo avuto anche la possibilità di fare delle mini-verticali (in questi casi i millesimi li troverete indicati tra parentesi) ed apprezzare l’evoluzione del prodotto negli anni. Infine la novità di alcuni spumanti Rosè dai giovani natali.

Ed ecco la lista della “Super Selezione” al completo:

VALLE D’AOSTA

CAVE DU VIN BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE

Blanc de Morgex et de La Salle - Brut 2005

Blanc de Morgex et de La Salle - Extra Brut 2006 - Cuvée Golf Club Courmayuer e Grandes Jorasses

PIEMONTE

Azienda Agr. ORSOLANI - San Giorgio C.se (TO)

Erbaluce di Caluso D.O.C. Spumante - Cuvée Tradizione Brut (2004), (1996), (1994)

Erbaluce di Caluso D.O.C. Spumante - Cuvée Tradizione Gran Riserva Brut Millesimato (2003), (1999)

Azienda Agr. CELLA GRANDE - Viverone (BI)

Erbaluce di Caluso D.O.C. Spumante - Cella Grande Brut 2004

Azienda Agr. CIECK - Agliè (TO)

Erbaluce di Caluso D.O.C. Spumante - San Giorgio Brut (2003), (2000)

Erbaluce di Caluso D.O.C Spumante - Calliope Brut 2002

Cieck Rosè Brut

Azienda Agr. NEGRO ANGELO E FIGLI - Monteu Roero (CN)

Roero Arneis D.O.C.G. Spumante . Giovanni Negro Extra Brut 2004

MARCHISIO Tenuta CA DU RUSS - Castellinaldo (CN)

Roero Arneis D.O.C.G. Spumante - FAIV Brut 2006

Nebbiolo d’Alba D.O.C. Spumante - FAIV Brut Rosè 2006

Azienda Agr. LA SCOLCA - Gavi (AL)

Gavi D.O.C.G. Spumante - Soldati La Scolca Brut 2004

Gavi D.O.C.G. Spumante - Soldati La Scolca Brut Millesimato 2000

Gavi D.O.C.G. Spumante - Soldati La Scolca “D’Antan” Brut Millesimato (1995), (1993)

LOMBARDIA

Azienda Agr. OLIVINI - San Martino della Battaglia (BS)

Lugana D.O.C. Spumante Brut 2005

VISCONTI S.r.l. - Desenzano del Garda (BS)

Lugana D.O.C. Spumante - Visconti Brut Lugana Classico 2005

Azienda Agr. PROVENZA - Desenzano del Garda (BS)

Lugana D.O.C. Spumante - Cà Maiol Brut 2004

VENETO

Azienda Agr. MARCATO - Roncà (VR)

Lessini D.O.C. Spumante - Durello Brut 2002

MARCHE

s.c.a. COLONNARA - Cupramontana (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Spumante - Ubaldo Rosi Riserva Brut (2002), (2000), (1998)

Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Spumante - Brut Millesimato (2001), (2000)

Casa Vinicola GAROFOLI SpA - Loreto (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Spumante - Riserva Extra Brut (2003), (2001)

CAMPANIA

Cantina GROTTA DEL SOLE - Quarto (NA)

Asprinio d’Aversa D.O.C. Spumante - Exra Brut

SICILIA

Azienda Agr. Emanuele Scamacca DEL MURGO - Santa Venerina (CT)

Etna D.O.C. Spumante - Brut (2005), (2004), (2003)

Etna D.O.C. Spumante - Extra Brut (2002), (2000)

Etna D.O.C. Spumante - Brut Rosè

NOTE DI DEGUSTAZIONE

VALLE D’AOSTA - Il Giro d’Italia in bollicine autoctone ha inizio a Morgex, a pochi passi da Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco, alla Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle. Qui in Valdigne, a 1300 metri, c’è il regno del Priè blanc. Prati verdissimi, ricchi di erbe di montagna e frutteti a mele e pere che si accompagnano ai vigneti sotto la mole imponente del Monte Bianco. Negli spumanti della Cave, troviamo l’essenza della Valdigne e dei suoi aromi. Sono infatti fruttati, con netti sentori di pera e lievi sfumature di mela e pesca nel Brut 2005. Una pera più matura, sentori di salvia e erbe e fiori di montagna nella Cuvée Golf Club 2006. In entrambi sono appena accennati gli aromi fragranti che riconducono alla crosta di pane. Più morbido il Brut 2005, più asciutto il Cuvée Golf Club 2006, ma entrambi freschi e con una mineralità spiccata, leggermente amara, figlia dell’erosione dei fianchi granitici del Monte Bianco. Entrambi di un bel giallo paglierino e con un perlage abbastanza fine e persistente. Bravo l’enologo ad aver interpretato così bene il Priè Blanc ed il suo terroir. Spumanti inconfondibili.

PIEMONTE, Canavese - Scendendo dalla Valle entriamo nel nostro verde Canavese, regno dell’Erbaluce. Un grandissimo vitigno,lasciatoci in eredità dai Romani, dall’enorme potenziale ancora inespresso, poco conosciuto specie dai conterranei. Sarò accusato di partigianeria, ma tra gli spumanti degustati, questi spiccavano sia per personalità che per fattura.

Quanta strada è stata fatta da quando nelle cantine dei nostri contadini, qualche bottiglia di erbaluce “mossa” era messa in disparte per celebrare le feste comandate ……

L’impronta del terroir è evidente in tutti i vini assaggiati, coi caratteristici sentori di erbe aromatiche, salvia su tutte, la freschezza citrina e la raffinata mineralità dei terreni della serra morenica . Questa è l’Erbaluce ! A ciò si aggiunge una bella sapidità nella Cuvée Tradizione Brut 2004 di Orsolani con lievi note di crosta di pane in chiusura. Un bel giallo paglierino brillante supporta un allegro perlage fine e persistente. Anche nei millesimi 1996 e 1994, si è fatta apprezzare la freschezza. Qui gli aromi viravano verso sentori più evoluti e complessi, tipici di uno spumante longevo, ma ormai maturo. Grande emozioni anche con il Calliope 2002 di Cieck, bellissima interpretazione dell’erbaluce anche questa. Molto discrete le inconfondibili erbe aromatiche, leggeri i sentori di lievito e crosta di pane. Morbida secchezza di un brut accompagnata da freschezza e sapidità. Spumante complesso ed elegante dal perlage fine e persistente. Non è una sorpresa perché Cieck , nel 2006, ha avuto eletto miglior spumante italiano dell’anno, l’altro suo prodotto, il San Giorgio Brut. E proprio del San Giorgio Brut abbiamo degustato i millesimi 2000 e 2003. Grande spumante, che ha in sé tutta l’essenza del vitigno e del territorio. Leggermente più fruttato e fragrante del Calliope con una bella crosta di pane e con una marcata nota sapida. Perlage finissimo. Vino elegante e dal finale lunghissimo. Non a caso un campione! Altra grande interpretazione è quella della Cuvée Tradizione Gran Riserva Brut di Orsolani degustata nei millesimi 1999 e 2003. Questo è un Vintage, un Millesimato, prodotto solo nelle migliori annate. La cuvée fa un primo passaggio in legno piccolo e poi un lungo affinamento sui lieviti. La tipicità dell’erbaluce è ben presente, ma il bouquet è arricchito da raffinate note biscottate e boisè, da eleganti fragranze che regalano al vino una bella complessità. Eccellente !

Curiosa la novità di Cieck che propone anche un Rosè Brut dai sentori di ciliegia, frutti rossi e floreali. A chiudere la carrellata dei canavesani è, Cella Grande di Viverone, con il Brut 2004. Erbaluce che, crescendo sulle sponde del lago, conferisce al vino leggerissimi sentori terrosi, sullo sfondo del classico profilo sensoriale dell’erbaluce. A corredo di un bel giallo paglierino, un vivace perlage. E’ uno spumante, fresco e sapido, più semplice dei precedenti.