Posted on Aprile 6th, 2012 in Articoli by domenico
Un bell’esempio di recupero in chiave non nostalgica della cultura contadina di inizio ‘900.
Tra i vari contributi video, uno mio tra i vigneti dell’Erbaluce a ripercorrere un passato enologico dai grandi fasti ed un futuro in grande rispolvero. Non perdete questa fiction e questo libro.
Da oggi la squadra calcistica che identifica Torino, la Juventus, brinda a pieno titolo con il vino simbolo della città: l’Erbaluce di Caluso. Grazie infatti all’accordo siglato tra lo Juventus Club Torino e il Consorzio per la Tutela e Valorizzazione del Caluso, Carema e Canavese, che si protrarrà per tre campionati, già a partire dal match disputato contro il Catania nei ristoranti dello stadio bianco-nero si degusteranno esclusivamente i vini della provincia di Torino, tra cui la favolosa erbaluce DOCG nelle sue tipologie: secco, spumante e passito.
Un accordo senza precedenti per la promozione di questo straordinario vino, ritenuto dalla critica internazionale come uno dei più interessanti bianchi italiani. L’accordo non ha comunque dimenticato i rossi del canavese DOC, al fine di coronare con successo la diffusione dei vini locali
Per il Consorzio per la Tutela questo incontro con la Vecchia Signora è una partita importante per far conoscere a un pubblico sempre più ampio le potenzialità di questo vino così profondamente legato al suo territorio. E, come la squadra bianconera, l’Erbaluce di Caluso è, nello stesso tempo, locale e globale proprio per la sua capacità di farsi amare in tutto il mondo: “Siamo pienamente soddisfatti ed orgogliosi della sinergia nata con lo Juventus Club - afferma Sergio Tronzano, presidente del Consorzio di Tutela per la Tutela e Valorizzazione del Caluso, Carema e Canavese - perchè per la denominazione si tratta di una straordinaria opportunità di promozione, che ribadisce l’indissolubile legame fra il territorio e il vitigno Erbaluce. Affiancare il nome dell’Erbaluce di Caluso a quello della Juventus, una squadra che ha fatto la storia del calcio italiano, significa infatti proporre al pubblico non solo un prodotto del territorio ma anche un pezzetto della cultura e della storia della nostra provincia. Sicuramente sarà una vetrina internazionale di notevole valore”.
La nuova strategia di promozione del Consorzio di Tutela è stata inaugurata a ottobre con l’evento “Erbaluce, La favola di un vino”, tenutosi presso il Castello di Masino che ha accesso i riflettori internazionali sull’Erbaluce, uno dei primi vini ad ottenere la denominazione di origine controllata in Italia, nel 1967 e divenuto docg nel 2011.
Posted on Marzo 31st, 2012 in Articoli by domenico
L’A.I.S. Associazione Italiana Sommeliers - Delegazione del Canavese presenta:
Martedì 3 Aprile 2012 ore 20.30
Hotel Santa Fé
Via Anna Magnani, 1
S. Giusto Canavese ( uscita autostrada S. Giorgio )
Nella tradizione canavesana il mese di marzo è dedicato alla produzione del passito.
Dopo circa 6 mesi di appassimento i grappoli di Erbaluce passano dai solai ai torchi per la spremitura. E’ l’atto di nascita dello storico Passito: l’Oro di Caluso. La delegazione AIS dedica una speciale serata ai produttori celebrati nella Guida 2000 Vini.
Una serata di storie raccontate dai protagonisti, interpreti di un’ancestrale vinificazione che accompagnati da Domenico Tappero Merlo, sommelier e relatore ufficiale A.I.S., ci accompagneranno in un emozionante viaggio sensoriale alla scoperta di un vino, vera espressione di tipicità del nostro meraviglioso territorio. Saranno con noi Remo Falconieri, Benito Favaro, Gianfrancesco Orsolani, Luigi Ferrando, Massimiliano Bianco e ospite speciale il veterano dei produttori Filiberto Gnavi.
Durante la serata saranno degustati i seguenti vini:
Posted on Marzo 22nd, 2012 in Articoli by domenico
Cari amici di Mysobry,
Vinitaly e’ arrivato !
Ci siamo conosciuti attraverso il nostro blog durante la preparazione dei test dei vari livelli AIS.
Spero che il nostro supporto possa esservi stato di aiuto per allenarvi al superamento dei quiz di autovalutazione.
Molti di voi si sono gia’ nel frattempo diplomati Sommelier, altri sono ancora sul percorso, tutti pero accomunati dal desiderio di prepararsi al meglio.
Sono ormai molte centinaia gli amici che hanno condiviso con noi le ansie degli esami… Siamo molto felici di essere stati vicini a voi.
Ora e’ il momento dell’ anno più atteso da tutti gli amanti del vino : il VINITALY …. e a chi non e’ ancora mai stato vorremmo dare dei consigli per non perdersi
nel mare magnum del vino.
E’ impossibile visitare il Vinitaly come tutte le altre fiere passando di stand in stand, oltre a rimanerci poco come ricordo, l’alcol ci impedirebbe di fare molto e dopo un po di cantine
saremmo costretti a sventolare bandiera bianca…
Si dovrebbe arrivare al Vinitaly con un piano preciso o almeno con una lista di produttori da visitare, ma per chi non sa dove andare, a parte visitare i nomi piu’ blasonati, col rischio di trovarli sovraffollati e super impegnati, consiglio di fare delle scelte di questo tipo:
Scegliete una regione e cercate di conoscere e degustare le DOC/DOCG o almeno le piu’ importanti di quella se sono tante.
Un altro metodo puo’ essere quello di scegliere solo un certo tipo di produttori, quelli convenzionali o biologici o biodinamici.
Un altro approccio e’ quello trasversale all’Italia attraverso i vitigni autoctoni. Ricordate che i grandi vini da vitigni importanti li potrete assaggiare sempre anche a casa vostra perche’ facilmente reperibili. Gli autocotoni no ed il Vinitaly e’ una grande opportunita’ per degustarli.
Un altro approccio e’ quello di mettere a confronto quei vitigni internazionali o italiani piu’ diffusi per coglierne le differenze in base alla latitudine Nord, Centro Sud e vedere come terreno e clima impattano sul profilo sensoriale.
Un altro metodo e’ quello di visitare per tipologie ovvero i Passiti di Italia e del Mondo, gli spumanti (charmat e a metodo classico), gli champagne, ecc.
Altro approccio divertente e’ quello delle nazioni dedicandosi solo agli ospiti stranieri e qui se ci si infila nella Francia si entra in un mondo, piu’ divertente andare degustare i paesi per i quali e’ piu’ difficile trovarne i vini …
Poi ci sono i produttori e qui potrete accostarvi secondo piacimento ma sempre con un criterio che li accomuna per trarne dal confronto delle considerazioni utili.
Spero che questi consigli vi possano far investire bene il vostro tempo a Verona e ricordate che per gli appassionati dei vini naturali ci sono altri due appuntamenti paralleli imperdibili dedicati ai vini biodinamici e biologici.
Da sabato 24 a lunedì 26 a Cerea nelle vicinanze di Verona ci sara’ infatti Vini Veri http://www.viniveri.net/vinovinovino-2012-date e
Sempre da sabato 24 a lunedì 26 a Villa Favorita di Monticello di Fara, Sarego, nelle vicinanze di Vicenza ci sara’ invece Vinnatur 2012http://www.vinnatur.org/villa-favorita/... Due bellissimi eventi anch’essi ricchi di fascino e curiosità .
Spero che quanto suggerito vi possa essere d’aiuto.
In quei giorni ci sarò’ anch’io a Verona e mentre sabato 24 mi immergero’ ‘ in Vini Veri e Vinnatur, da domenica 25 e per tutta la durata della manifestazione ovvero fino a mercoledì 28 saro’ al Vinitaly …Sara magari l’occasione per conoscerci personalmente … Se gradirete Vi aspetto al Pad. 9 (Piemonte) stand F2 per consigliarvi qualche interessante degustazione e soprattutto per farvi apprezzare la Docg Erbaluce di Caluso in tutte le sue declinazioni.
Posted on Dicembre 14th, 2011 in Articoli by domenico
Finalmente l’Erbaluce e’ sotto i riflettori. La Rai dedica un approfondimento al nostro vitigno simbolo. E’ un servizio molto accurato andato in onda sabato 3 dicembre. Testimonianze dei migliori produttori canavesani (Orsolani, Ferrando, Favaro ) e un mio piccolo contributo storico sulle origini del territorio e dell’Erbaluce. Guardatelo….. http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e9e33b91-2279-478c-93c9-94435098e129.html
Posted on Ottobre 13th, 2011 in Articoli by domenico
Sabato 8 e Domenica 9 ottobre e’ stato ospite in Canavese un nutrito gruppo di Blogger per fare conoscenza diretta con l’Erbaluce e si suoi produttori. Ecco i primi loro post:
Posted on Ottobre 6th, 2011 in Articoli by domenico
L’ Erbaluce di Caluso racconta la sua storia e fa scoprire alcuni dei luoghi più belli del Canavese
21 - 23 ottobre, Ivrea Caravino. U
n week end a pochi chilometri da Torino per scoprire una città ricca di fascino e storia, Ivrea; una delle proprietà più celebri del FAI - Fondo Ambiente Italiano, il Castello di Masino a Caravino; un vino unico, l’Erbaluce di Caluso. Proprio quest’ultimo sarà il trait d’union e il protagonista indiscusso di Erbaluce: la Favola di un Vino, evento organizzato dal Consorzio per la Tutela e Valorizzazione del Caluso, Carema e Canavese. La manifestazione offrirà l’opportunità di degustare ed incontrare le 27 aziende consorziate produttrici dell’ Erbaluce di Caluso. Sarà anche un modo per scoprire un territorio connotato dallo spettacolare paesaggio dall’anfiteatro morenico della Serra d’Ivrea, che caratterizza la geografia del Canavese.
Erbaluce, la Favola di un Vino offrirà per la prima volta ad esperti, giornalisti, operatori del settore e appassionati, la possibilità di conoscere i produttori dell Erbaluce di Caluso e degustare il vino in tutte le sue interpretazioni: fermo, Spumante e Passito. E poiché l Erbaluce è espressione della cultura di questo territorio, levento farà scoprire ed apprezzare loriginalità della coltura a pergola, unica sul territorio piemontese ed altri aspetti della magia del Canavese. Anzitutto la città di Ivrea che ospiterà, nella giornata di sabato presso la chiesa di San Bernardino di proprietà della famiglia Olivetti, la degustazione riservata a stampa ed operatori. Ivrea, patria della storica ditta, è ancora oggi custode di alcuni dei più interessanti esempi di architettura industriale legati a questo affascinante passato, opere che meritano di essere conosciute per il loro valore storico e sociologico. Domenica 23 ottobre, invece, sarà la volta del Castello di Masino, antica residenza dei Conti Valperga, discendenti di re Arduino. Nella splendida ambientazione delle Scuderie del Palazzo delle Carrozze, adiacente al Castello, l’Erbaluce di Caluso incontrerà gli appassionati di tutta Italia. A rendere ancor più interessante l’evento sarà la presenza di una regione enologica ospite: il Maconnais, area del sud della Borgogna, terra conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per i suoi vini bianchi nobili e di grande fascino. La partecipazione allevento al Palazzo delle Carrozze potrà inoltre essere arricchita con la visita alla famosa mostra-mercato di florovivaismo Due giorni per lautunno, organizzata dal FAI e dallAccademia Piemontese del Giardino e ospitata nel vicino Parco del Castello di Masino (per info, orari e prezzi: www.fondoambiente.it).
LErbaluce di Caluso
L’ Erbaluce, uno dei sette vitigni italiani il cui nome è indissolubilmente legato al territorio, si produce solo nel Canavese. Vino bianco sorprendente e profondo, capace di raggiungere notevole complessità, è stato tra i primi vini italiani a ottenere la doc nel 1967. Il suo nome, ricco di fascino, si deve alla favola di Albaluce. La leggenda racconta che un tempo queste colline erano popolate da ninfe e dei venerati dagli uomini. L’Alba e il Sole, innamorati ma destinati a non incontrarsi mai, erano tra questi. Dal loro amore, grazie ad uneclissi e all’intercessione della Luna, nacque la ninfa Albaluce la cui bellezza e grazia spinse l’uomo ad offrire ogni sorta di dono e omaggio. Privatosi di ogni sostentamento l’uomo ricercò nuove terre fertili deviando il corso del lago che però travolse ogni cosa seminando morte. Il dolore fu tale che dalle lacrime di Albaluce stillate in terra nacquero tralci di vite dai dolci frutti, un uva bianca dal nome Erbaluce.
Organizzazione: Artevino www.artevino.it
Ufficio Stampa: Gheusis www.gheusis.com
Posted on Settembre 16th, 2010 in Articoli by arzaman
Riporto l’articolo della Sentinella del 8 settembre, sottoscrivo ogni parola dell’articolo e conoscendo il posto e l’uomo nonposso che essere felice di far parte degli “eletti” che possono godere della bellezza,ordine e poesia di questa vigna del sogno e ancora di piu’ della amicizia, passione e visione di Domenico.
Ha la perfezione del sogno, la vigna del Belvedere, e tale dimensione d’eccezione è riuscito a tradurre in realtà Domenico Tappero Merlo , il proprietario. Sarebbe piaciuto a Mario Soldati, Tappero Merlo, conferma vivente che “il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra”, e ne avrebbe scritto, così come sessant’anni fa fece per “Il vino di Carema”. Avrebbe scritto di lui, della sua vigna antica, del suo vino del cuore, l’Erbaluce, e l’avrebbe fatto senza alcuna vena malinconica chè l’Erbaluce del Belvedere è già proiettato nel futuro, risplendente del suo colore perlaceo e dell’amore che traduce intatto nel gusto l’amore che riceve nelle cure quotidiane. A dispetto del tradizionale pessimismo canavesano. Uomo, ancor prima che imprenditore, di successo, Tappero Merlo, è uno che sa scegliere, con coraggio e una sfumatura di spensieratezza ancor più che di incoscienza. Lo fa meno di una decina d’anni orsono, scegliendo un altro percorso rispetto a quello di successo che insieme ad amici l’aveva condotto giovanissimo a creare una delle più importanti società italiane nel settore del software. C’è dinamismo, voglia di fare e di crescere in azienda. Ma non è tutto. E, in fondo al cuore, c’è qualcosa di indefinito che chiama. Non è facile capire di che cosa si tratta, ma Tappero Merlo sa ascoltare e ascoltarsi. Così si allontana dal mondo della tecnologia per entrare definitivamente in quello della viticoltura e ritrovare la cura dei vigneti del nonno e, in un certo senso, il lato pimigliore, quello più libero, di se stesso. Accarezza con lo sguardo i filari, mentre racconta da dove viene: «La mia famiglia è di origine contadina. Mio padre è mancato quando ero giovane e il nonno, mentre mi scacciava dalle vigne, non sapeva che, al contrario, mi stava attirando verso tale mondo». Un mondo che giustifica il colpo di fulmine che coglie immediato tutti i visitatori: un belvedere che giustifica appieno il nome della vigna, affacciato sul Castello Rosso, di cui un tempo era possedimento, e sull’anfiteatro morenico di Ivrea. I filari sono rigogliosi di grappoli bellissimi e si affiancano l’uno all’altro, snelli ed eretti, su un tappeto di erba che pare pettinata ed è solo tagliata. A capo di ogni fila, una pianta di rose, fiorita. Tutto è bellezza, ordine, poesia. Sono versi che Tappero e i suoi collaboratori, primo fra tutti Andrea Cavallera , scrivono ogni giorno con fatica e passione, entrambe intense, mai disgiunte una dall’altra. «La qualità elevata di un vino parte dall’attenzione alle attività in vigna», afferma convinto. Dai conti Francesetti alla famiglia di Giuseppe Giacosa e da questa al nonno di Tappero Merlo, la vigna del Belvedere, è tornata nel volgere di pochi anni agli antichi splendori. «Mio nonno possedeva anche altri vigneti e altri ancora ne ho aggiunti io, acquistandoli. Perchè la produzione fatta in metodi qualitativi richiede più spazio per produrre molto meno - sottolinea -. Quest’uva per me è passione, è ossigeno, è vita. Il vino è per il vignaiolo un pò come il quadro per il pittore: attraverso i colori di una tela un pittore esprime la sua interiorità e il vino è la tela di un vignaiolo, fatto di sfumature che ti rivelano il suo animo». «Ogni pianta - aggiunge - ha qualcosa da dire. Credo, come sosteneva un importante produttore locale, che “la qualità termini dove in una vigna il proprietario non riesce a vedere più l’ultima vite e in cantina non riesce più a distinguere l’ultima bottiglia”». Tappero Merlo, tra l’altro sommelier e relatore ufficiale dell’Associazione Italiana Sommeliers, racconta il suo vino che rifugge i metodi e i tempi della produzione industriale addomesticata al gusto. Il suo è un vino “di sartoria”, artigianale, dove il numero di bottiglie non è elevatissimo, «dove ogni vite ti dice come sta e il terreno trasmette in sapore la sua origine». «Il terreno che calpestiamo è praticamento uno “sfratto” ai valdostani, risultato dell’erosione di un ghiacciaio» illustra con convinzione. E questa terra così povera ha la capacità di dar una finezza, in termini di profumo, ai vini che produce, soprattutto se si ha pazienza di aspettare che ne esca la mineralità e si abbia, palpabile, la sensazione di bere qualcosa che venga spillato direttamente dalla montagna. Un vino che è praticamente una fede e Tappero Merlo, al suo Erbaluce ha dedicato un vero e proprio tempio, collocato in un piccolo edificio a picco sul verde del vallone lorenzese, secoli fa utilizzato per ospitarvi in quarantena viandanti e cavalieri diretti al castello. Lì Tappero Merlo, riceve gli eletti, quegli amici ai quali rivela il suo animo che si traduce in questi locali da lui fatti restaurare e decorare da un’illustratrice inglese che ha riprodotto sulle pareti, all’interno, la leggenda della ninfa Albaluce, figlia del Sole e della Luna, dalle cui lacrime cadute sul terreno si sarebbero alzati lunghi tralci, ricchi di grappoli dorati di uva bianca. Un’uva che il proprietario del Belvedere sublima in una filosofia di vita ancor prima che in un vino davvero da leggenda. - Franco Farnè
Posted on Maggio 27th, 2010 in Articoli by arzaman
Nelle mie serate e lezioni sui distillati spesso mi sono sentito rivolgere la domanda relativa all’abbinamento dei sigari con i grandi distillati, da non fumatore ho sempre avuto difficoltà a rispondere al perche’ di questa tradizione consolidata.
Ieri sera 27 maggio mi sono levato lo sfizio di provare questa emozione partecipando a una serata “enofumosa” organizzata da Eataly di Torino. Il tema era proprio l’abbinamento del sigaro (toscano) con pregiati distillati.
Location e temperatura perfetta sulla terrazza di Eatly la serata e’ iniziata all’insegna del “Maledetto Toscano” al secolo Stefano Fanticelli presidente del omonimo club del sigaro toscano….toscano di origine,nell’accento, nella verve, nella simpatia ma soprattutto profondo conoscitore della materia. Il relatore mi ha introdotto da assoluto profano a un mondo molto affascinante fatto di storia, tradizioni , passione, aneddoti, riti…attraverso una serie di spunti a ruota libera ho compreso un po’ di piu’ cosa c’e’ dietro un sigaro un prodotto di eccellenza italiana dal 1818 realizzato con oltre 70 passaggi spesso manuali. Tra le tante nozioni e curiosità proposte cito le differenze salienti tra i nostri toscani e le produzioni cubane. Il tabacco di varieta’ “kentucky” fermentato e poi essiccato a legno in primis, la costruzione fatta con due sole parti: la fascia e il ripieno e infine la stagionatura fatta in ambienti a umidita’ controllata per periodi da 4 mesi a piu’ di un anno.
Tutte queste caratteristiche rendono il toscano unico nell’aroma, un sigaro a detta dei fumatori deciso, intenso e potente.
La discussione poi ha introdotto molte altre preziose notizie sulla storia del sigaro, sul modo di fumarlo, conservarlo e riconoscerlo…il tutto condito da aneddoti divertenti.
Non da meno il rappresentate dell’azienda genovese Velier importatrice e distributrice di numerose chicche enologiche. Intervallando sigari e distillati il relatore ci ha guidato prima nel mondo dei Rum evidenziando come spesso alcun prodotti molto pubblicizzati e di gran moda non rispettino disciplinari di qualità rigorosi come per le produzioni di Whisky o Brandy francesi. Il discorso e’ andato poi avanti analizzando le differenze tra i prodotti di matrice spagnola la cui caratterizzazione e’ fortemente legata alla“mezcla”, miscela di caramello e spezie segretissima analoga ala liqueur de spedision, e francese in particolare quelli di tipo “agricolo” regolamentati da disciplinari rigorosi.
Il prodotto in degustazione era di qualità assoluta e certificata , prodotto dalla azienda nicaraguense Flor de Cana una delle piu’ grandi case produttrici (150.000 botti di stock) fondata nientedimeno da un genovese agli inizi el secolo. Il prodotto in degustazione era un rum millsimato del 1991 con quindi 18 anni di invecchiamento. Di uno stupendo colore ambrato, morbido, suadente, con note caramellate, di zucchero filato , vaniglia reso ancora piu’ dolce dalla fumata del sigaro. Molto facile da bere e nella mia poca conoscenza del fumo perfetto in abbinamento.
A domanda esplicita l’abbinamento tra Rum e Sigari e’ motivato principalmente dalla territorialità: tabacco e canna da zucchero crescono fianco a fianco, naturale e’ quindi lo sposalizio tra i due loro derivati..sigari e rum
Tra una tirata e un’altra , tra un aneddoto e un altro siamo passati al mondo del whisky, rigoroso, austero di tradizione secolare. Il whisky proposto un single malt della Higland Park con sempre 18 anni invecchiamento. Un whisky particolare delle isole Orcadi…con caratteristiche ibride tra i torbati/iodati dell’isola di Islay e i whisky morbidi e puliti delle Highlands. Un colore pale per un whisky aromatico, equilibrato, delicato, morbido, gentile..un po’ piu’ secco del rum nell’abbinameto con il sigaro riusciva a pulire completamente la bocca e annullare il fumo..piacevole il finale di agrume e canditi.
In generale l’abbinamento con i whisky puo’ essere fatto per “concordanza” riprendendo le note affumicate impartite dalla torba.
Terzo distillato una grappa nostrana prodotto da Luigi Barile che, come ci ha ben illustrato il relatore, ha fatto della produzione di distillati di eccellenza una filosofia di vita.
Tecnicamente una grappa e quindi distillata da vinacce ma affinata per ben 18 anni. Personalmente preferisco le grappe giovani dove e’ immediato il riconoscimento delle caratteristiche aromatiche e varietali della nobile materia prima di partenza…in quelle affinate, perlomeno per un cosi’ lungo periodo, prevale invece l’impronta dei legni. In bocca infatti piu’ che una grappa avevamo un brandy , molto legno, molte note evolute di terziari in particolare la liquirizia, un alcol piu’ pungente dei precedenti. In abbinamento il fumo accentuava una leggera sensazione di acidita’ e di amaro.
Arrivati all’ultimo terzo di sigaro abbiamo chiuso con uno Sherry PX “murillo” selezione prodotto dalla bodega Lustau, una grande azienda per un grande prodotto. Un colore bruno, denso quasi oleoso nel bicchiere preludio di una grande morbidezza. Dolce, molto dolce ma mai stucchevole, evoluto con frutta secca (fichi, datteri, uva passa) in grande evidenza e poi note caramellate, balsamiche, tostate.. lunghissima persistenza. L’abbinamento con il sigaro molto particolare, intensita’ e persistenza dello sherry riuscivano a reggere il fumo se non a superarlo.
Degustando un pregevole dessert al cioccolato la discussione ha affrontato temi vari e altri possibili abbinamenti del sigaro a partire dalla birra (!!) ai vini chinati o agli amari. I principi sempre gli stessi o contrapposizione (caldo vs freddo o dolce,morbido vs sapido amaro) o di concordanza (tostato, affumicato).
Una serata diversa molto goduriosa per i sensi e molto didattica…non so se mi convertiro’ al fumo ma sicuramente qualche altro esperimento penso di farlo !
Ci siamo ! finalmente siamo riusciti a organizzare un confronto-sfida tra due mondi, due filosofie, due culture del bere di qualita’…birra vs vino , un format gia’ collaudato da illustri sommelier italiani e esteri che prevede una cena degustazione in cui metteremo a confronto l’eleganza del vino con la versatilita’ della birra in un simpatico incontro-scontro dal gusto unico.
L’arena della sfida e’ la Trattoria S. Martin a Settimo Rottaro, la data fissata quelle del 17 Giugno. Il menu , le birre e vini a confronto li trovate nella locandina allegata. Per prenotazioni (posti limtati) telefonate al 0125.720110
Qualche nota di contesto sull’idea di questa sfida che e’ un po’ che mi frullava nella testa. In questi ultimi anni spesi a conoscere e divulgare il mondo della birra spesso a persone anche molto competenti di vino mi sono reso conto di quanti pregiudizi, quanti luoghi comuni e quanta poca cultura ci sia legata alla tema birra.Spesso i due mondi vengono visti in modo antitetico dominati dall’opinione comune del vino sia una bevanda “nobile” (la bevanda degli dei) , a cui carta stampata e media dedica molta enfasi, in cui ritualita’ , mito , moda sono esasperati e che la birra sia una bevanda “povera” (la bevanda dei barbari) dissetante,simpatica, da sagra di paese (o oktoberfest..) o da motard ma inadatta alla degustazione e all’abbinamento di alto livello con il cibo.
Ho sperimentato questa contrapposizione derivante dalla poca cultura del mondo birra sulla mia pelle approcciando il mio esame da relatore AIS. Da appassionato di birra mi sono presentao all’esame sostenedo con elementi oggettivi una tesi: “birra e vino hanno pari dignita’ “…la mia tesi non e’ mai stata esposta e il mio esame e finito molto rapidamente Jma da sommelier un po’ “eretico” non mi sono demoralizzato e ho continuato a portare avanti questa tesi con notevoli riscontri, suscitando interesse e curiosita’ anche tra i piu’ scettici. Serate, eventi, degustazioni sul tema “birra” si moltiplicano…la cultura si diffonde, i pregiudizi muoiono.
L’idea del confronto diretto e’ stata poi stimolata dalla lettura di un libro “Birra vs Vino” di Charles Bamforth di recente pubblicazione…nulla di sconvolgente o illuminante ma una sistematica analisi e comparazione dei due mondi sotto molteplici aspetti…storico,produttivo, abitudini di consumo, valore alimentare e caratteristiche organolettiche etc..
Questo simpatico gioco-sfida-confronto tra gli amici MySobry e gli altri eno-appssionati dura da un po’ di tempo da qui quindi l’idea di provare a sintetizzarlo in un evento dedicato…dove ci sia spazio per tutte e due le culture e si usino le corrette informazione e i sensi piu’ che i pregiudizi per formulare un parere.
La serata non ha la pretesa di essere un qualcosa di rigoroso e scientifico o di convertire qualcuno ma e’ solo un modo per incuriosire, divertire, approfondire la cultura di questi mondi…che possono imparare molto l’uno dall’altro…in fondo stiamo parlando di birra e vino non di religione !